I canoni della bellezza

La bellezza

I tentativi di racchiuderne l’essenza in un concetto non sono mai
stati in grado di identificare che passeggeri canoni di moda in un
certo periodo o in una diversa parte del pianeta.

Al di là della infinita raccolta aneddotica sui canoni della
bellezza di popolazioni dai gusti più disparati e
improbabili, si trova una certa comunanza interculturale su quei
parametri fisici che rappresentano la giovinezza, la buona salute e
la fertilità.

A guidare i nostri gusti estetici è forse un atavico istinto
alla riproduzione. I copricapo indiani, i piedi fasciati delle
cinesi o le innumerevoli mutilazioni cui si sottopongono alcune
tribù, fanno riferimento a canoni diversi ma a un unico
ideale: essere belli, nel senso di attraenti, per il partner
sessuale.

Seguendo un’intuizione di C. Darwin, si potrebbe sostenere che la
gente ammira l’esagerazione di caratteristiche fisiche cui è
abituata, oppure apprezza ciò che queste caratteristiche
rappresentano.

Pensiamo, per esempio, a come è cambiata la considerazione
nei confronti dell’abbronzatura negli ultimi due secoli:
nell’Ottocento era segno evidente del lavoro in campagna sotto il
sole, da qui la moda di portare ombrelli parasole e il culto della
pelle candida; successivamente, quando i lavoratori si sono
spostati nelle fabbriche, passare la giornata al sole è
diventato privilegio dei ricchi e quindi l’abbronzatura si è
trasformata in un simbolo di benessere.

Massimiliano
Percio

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