Je m’appelle Jane Birkin

A 64 anni suonati l’attrice e cantante inglese (naturalizzata francese) Jane Birkin conserva la bellezza di un tempo e la voce da ninfa che fece innamorare Serge Gainsbourg. Loquace e un filino svampita, ha risposto alle nostre domande.

Intervista a Jane Birkin

 

Come sono nate le collaborazioni e le canzoni di
“Rendez-Vous”?

Il disco è stato messo insieme da Jean-Cristophe
Thiefine, che è stato il mio direttore artistico per il
disco. Non ha trovato lui tutte le persone, ma ha trovato le idee.
Mentre facevo il disco Arabesque, la Capitol mi ha chiesto di
preparare un altro album, prodotto da loro. Mi hanno proposto di
fare un tour mondiale, 32 paesi, più di 200 concerti, e mi
hanno proposto di registrare dei duetti con degli artisti da
incontrare di volta in volta nei vari paesi. Tutte le
collaborazioni sono nate spontaneamente, ci incontravamo con i vari
artisti nei pomeriggi, prima dei concerti. Per esempio Alain
Chamfort lo conoscevo da molto tempo, l’avevo presentato a Serge
Gainsbourg e Serge aveva scritto delle canzoni per lui. Io me l’ero
dimenticato, ma lui me l’ha detto, ricordandomi che fui io a dire a
Serge che lui era così carino e che doveva incontrarlo.
Invece per quanto riguardo Beth Gibbons, conoscevo i Portishead, ma
non conoscevo lei molto bene. È stata mia figlia Lou, che ha
20 anni, che la conosceva. E Mickey dei 3D ha scritto ‘Je m’appelle
Jane’, è molto giovane, molto dolce. Quando mi ha mandato il
demo del pezzo ho trovato molto divertente il fatto che mi
prendesse in giro per il mio accento e per i miei vecchi jeans. Mi
è piaciuto, mi è sembrato divertente.

 

Cosa ci dici di Paolo Conte, con cui hai duettato nel
suo pezzo ‘Chiamami Adesso’?

In realtà c’era un altro cantante che mi sembrava
divertente, ma a volte ti devi fermare. Era Adriano Celentano. Mi
ricordo che in macchina coi bambini cantavamo
Prisencolinensinainciusol. Di Paolo sono sempre stata una fan, ho
visto tutti i concerti che ha fatto in Francia. La collaborazione
con lui era qualcosa che doveva accadere. Il mio manager è
anche il suo manager, ed è anche lo stesso di Caetano
Veloso.Quindi le due persone che altrimenti sarebbe stato
più difficile contattare erano del mio manager. Io volevo
chiedere a Paolo se potevo cantare Come di, che era la mia prima
idea. Poi mi sono resa conto, che era impossibile cantarla
perché Paolo Conte è lui stesso uno strumento,
è così forte e potente che è molto difficile
cantare con lui. E in effetti la mia unica chance, probabilmente,
è questa canzone che abbiamo cantato (Chiamami Adesso), che
mi attirava, perché dice “chiamami adesso che ho bisogno di
te”. Ho capito il sentimento della canzone, anche se non parlo
italiano, ho imparato la pronuncia scrivendo il testo su dei pezzi
di carta nel ristorante italiano accanto allo studio di
registrazione. Quindi sono riuscita ad avere Paolo, che penso non
abbia fatto un duetto con nessun altro.

 

Sei diventata famosa con ‘Je t’aime, moi non plus’.
Cosa ti ricordi di quella canzone?

Serge sentì la mia voce molto acuta e gli piacque
perché gli ricordava una voce bianca e penso che fosse
interessante ricantare ‘Je t’aime, moi non plus’, che era stata
scritta per Brigitte Bardot, con una voce bianca. Forse pensava che
così la canzone fosse non più perversa, ma piuttosto
interessante e androgina. E così iniziai con ‘Je t’aime, moi
non plus’ che venne bandita dal Vaticano, bandita dalla BBC,
bandita da… e quindi divenne un numero uno ovunque!

 

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