John Mayall e la blues renaissance

John Mayall , il Leone di Manchester, la leggenda vivente del blues inglese, ha appena compiuto 70 anni.

Intervista a John Mayall

 

Iniziamo parlando della cosiddetta blues renaissance. Il
rinnovato interesse per il blues che ha corrisposto all’appena
terminato Year of the Blues negli Stati Uniti. Ti è piaciuto
il film di Wim Wenders “the Soul of a Man”, dedicato ai tre grandi
bluesmen americani Blind Willie Johnson, Skip James e JB Lenoir.
Nel film apparivi anche tu. Ti è piaciuto?

Sì. Penso che l’intera serie di sette film ideata da
Martin Scorsese sia un grande contributo alla conoscenza del blues.
Penso che il film di Wim Wenders sia stato grande. Mi è
piaciuto in particolar modo vedere quel filmato inedito di JB
Lenoir. La reputo una gran cosa.

Quanto a me, me ne sono sempre fregato di quello che facevano
i miei contemporanei che massacravano i classici del blues.

 

Che differenza c’è tra blues bianco e blues
nero?

Tutti cercano di distinguere il blues nero da quello bianco,
ma io penso che il punto fondamentale sia che ai migliori artisti
blues non puoi appiccicare un colore, i migliori si distinguono per
lo stile. Cioè, basta ascoltare 2 o 3 note di B.B. King e
sai esattamente chi è. E lo stesso vale per Stevie Ray
Vaughan, per me stesso, per Buddy Guy e per tutti i grandi.

 

Dopo aver iniziato la sua carriera con te nel 1966
Eric Clapton è tornato a suonare con te nel tuo ultimo cd e
dvd “70th Birthday Concert”. Dopo tutto questo tempo pensi che Eric
sia stato un discepolo fedele al Blues?

Penso che Eric sia molto contento della sua carriera musicale,
è un musicista con uno spettro artistico molto ampio. E’
stato bello che dopo tanti anni, anzi decenni, ci siamo riuniti per
questo concerto per il nuovo cd e dvd, è un’occasione
storica. Io sono molto contento, e anche lui lo è.

 

Dicci qualche nome che secondo te può
rappresentare il futuro del Blues.

In realtà ce ne sono molti. A ottobre abbiamo suonato
in un festival e c’era un ragazzo di 13 anni che ha fatto un set
con noi. Io non lascio suonare quasi nessuno con me, ma lui era
un’eccezione davvero particolare. Si chiama Eric Stickel e ha
suonato un po’ con Buddy Whittington, il mio chitarrista, ed
è stato sorprendente. Cose come queste ti fanno capire che
il futuro del blues è salvo.

 

A proposito di giovani talenti votati al Blues. Che ne
pensi di Johnny Lang?

Non ho sentito gli ultimi cd ma ha un gran talento. Per quanto
ne so, però, la sua casa discografica sta spingendo per
farlo diventare più un cantante pop rock. Ed è una
vergogna perché ha un talento così grande per il
blues. Ce ne sono pochi a quel livello.

 

Io ho sentito il suo album d’esordio “Lie To Me”
(1997) e mi era piaciuto.

L’ho sentito anch’io, ed è per questo che ho scelto
David Z come produttore dei miei ultimi album.

 

Hai appena compiuto 70 anni. Programmi per il
futuro?

La musica continua. Continueremo a fare i nostri 120 concerti
all’anno, di media. E sul sito www.johnmayall.com ci si può
aggiornare sulle ultime notizie e iniziative. Quindi, la carriera –
semplicemente – continua con sempre più forza!

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