Dall’inizio del cessate il fuoco di metà aprile l’esercito israeliano ha ucciso almeno 331 persone in Libano. Ora sta intensificando gli attacchi aerei e via terra.
Negli ultimi giorni l’esercito di Israele ha intensificato gli attacchi sul Libano nonostante il cessate il fuoco. Il 25 maggio il premier Benjamin Netanyahu aveva annunciato una nuova offensiva e nelle ore successive centinaia di raid hanno colpito il sud del paese e la valle della Bekaa fino ad arrivare alla capitale Beirut, che per diverse settimane era stata risparmiata dagli attacchi.
Le forze di terra israeliane sono inoltre avanzate al di là della “linea gialla”, che delimita la zona cuscinetto creata occupando una porzione di territorio libanese a nord del confine con Israele ed evacuando e spianando villaggi. Dall’inizio del cessate il fuoco di aprile l’esercito israeliano ha già ucciso almeno 331 libanesi.
La nuova offensiva israeliana sul Libano
L’ultima settimana di maggio è stata segnata da pesanti attacchi dell’esercito israeliano contro il Libano. Dopo il cessate il fuoco raggiunto a metà aprile, legato alla guerra in Iran, Israele non ha mai smesso di bombardare il paese ma lo ha fatto con una minore intensità rispetto ai mesi scorsi. Il 25 maggio però il premier Benjamin Netanyahu ha pubblicato un video sui social network dove ha annunciato un’intensificazione dell’offensiva militare con la giustificazione di colpire l’organizzazione politico-militare Hezbollah, accusata del lancio di alcuni proiettili verso il territorio israeliano. “Ho detto di premere ancora di più l’acceleratore”, ha sottolineato Netanyahu facendo riferimento alle Israeli Defence Forces (Idf) e sottolineando la necessità di proteggere le comunità israeliane che abitano al confine con il Libano. Da quel momento è stato scatenato un nuovo, ancora più pesante inferno sul paese.
I raid inizialmente si sono concentrati sulle zone rurali del sud del paese e sulla città di Tiro. Quest’ultima ha circa 200mila abitanti e l’esercito israeliano ha dato ordini di evacuazione per tutta la popolazione prima di colpire, nel giro di un paio d’ore, alcuni quartieri della città. Altri bombardamenti hanno raggiunto anche la Valle della Bekaa, situata a Est al confine con la Siria e solo nella giornata del 26 maggio nel complesso sono stati lanciati oltre 120 attacchi causando la morte di almeno 31 persone, di cui 14, compresi due bambini, solo nel villaggio di Burj al-Shamali. Nel corso degli attacchi è stato colpito anche il Castello di Beaufort, sotto tutela dell’Unesco.
I bombardamenti sono andati avanti anche nei giorni successivi e il 28 maggio è toccato alla capitale Beirut, che veniva risparmiata dai raid israeliani dall’inizio di maggio. Le esplosioni hanno riguardato un appartamento nei pressi di Dahiyeh, nella periferia sud della città, con Israele ha detto che l’obiettivo era colpire il comandante dell’unità missilistica di Hezbollah Ali Husseini.
Oltre la “linea gialla”
Oltre alle operazioni aeree le truppe israeliane hanno intensificato anche l’offensiva via terra. I soldati hanno infatti superato la cosiddetta “linea gialla” che delimita la zona cuscinetto creata nel sud del Libano per circa dieci chilometri dal confine israeliano. Si tratta di una porzione di territorio libanese occupata illegalmente e liberata perlopiù dalla popolazione attraverso evacuazioni forzate, attacchi alle abitazioni, demolizioni e militarizzazione delle strade.
Nel corso dell’avanzata israeliana in territorio libanese ci sono stati combattimenti con le milizie di Hezbollah. Le Israeli Defence Forces (Idf) hanno imposto l’evacuazione di nuovi villaggi a sud del fiume Zahrani, una quarantina di chilometri a nord del confine, lasciando presupporre la volontà di ampliare la porzione di territorio libanese sotto occupazione. Nei pochi villaggi meridionali sotto assedio dove la popolazione locale ha ricevuto il permesso di rimanere la situazione si è fatta ancora più complicata. Il giornale inglese The Guardian ha raccontato la quotidianità nel villaggio di Kfarchouba, caratterizzata dalle rigide regole imposte dall’esercito israeliano. Gli abitanti subiscono perquisizioni costanti delle case alla ricerca di presunti miliziani di Hezbollah nascosti o di depositi di armi e non possono farsi vedere nelle strade anche in caso di bombardamenti e altre situazioni di emergenza. Un 15enne che era uscito di casa per le grida di una donna dopo un bombardamento è stato ucciso dai soldati israeliani.
Nessun cessate il fuoco
Dal 2 marzo, il giorno in cui l’esercito israeliano ha iniziato una vasta operazione militare in Libano in parallelo a quella in Iran, sono state uccise oltre 3.300 persone con più di diecimila feriti.
Secondo i dati del ministero della Salute libanese, dall’inizio del cessate il fuoco di metà aprile gli attacchi israeliani hanno ucciso almeno 331 persone e ne hanno ferite quasi mille. Per quanto le truppe israeliane abbiano intensificato i loro attacchi negli ultimi giorni, in realtà i bombardamenti non si sono mai fermati per tutte queste settimane. Venerdì 22 maggio, due giorni prima dell’annuncio di Netanyahu di una ripresa dell’offensiva su larga scala, una serie di bombardamenti israeliani avevano ucciso dieci persone, tra cui sei operatori sanitari e un bambino, nella città di Hanaway.
Secondo gli analisti il governo israeliano vuole sfruttare il prolungamento a oltranza dei negoziati tra Iran e Stati Uniti per colpire quanto più possibile Hezbollah e le sue infrastrutture ma anche per mettere in ginocchio il paese replicando quanto già fatto nella Striscia di Gaza. Da diversi giorni sembra che un accordo tra Washington e Teheran possa essere più vicini ma l’offensiva israeliana in Libano sta complicando il dialogo. Per l’Iran infatti ogni accordo deve necessariamente passare da una fine degli attacchi israeliani contro il Libano.
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