I bombardamenti israeliani sul Libano hanno già causato oltre 900 morti e un milione di sfollati. Israele vuole replicare quanto fatto nella Striscia di Gaza?
Il bilancio dell’offensiva militare israeliana in Libano si fa sempre più drammatico. I bombardamenti sono iniziati a fine febbraio, in contemporanea con quelli in Iran, e hanno causato finora 968 morti e un milione di sfollati su una popolazione di quattro milioni di persone.
Israele inizialmente ha preso di mira i villaggi del sud e la periferia di Beirut ma ormai le bombe vengono sganciate anche nel centro della capitale. L’obiettivo dichiarato, come era stato tra la fine del 2023 e il 2024, è di colpire il movimento politico-militare Hezbollah. Le dichiarazioni dei rappresentanti del governo israeliano e le operazioni militari sembrano però prospettare uno scenario simile a quello della Striscia di Gaza, tanto che si inizia a parlare di rischio genocidio.
I bombardamenti sul Libano
Dopo l’inizio dei bombardamenti israelo-statunitensi sull’Iran e l’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei, l’organizzazione libanese filoiraniana Hezbollhah ha lanciato alcuni razzi contro il territorio israeliano. La reazione di Tel Aviv non si è fatta attendere e dal 28 febbraio l’esercito israeliano non ha mai smesso di bombardare il Libano, rompendo definitivamente quel cessate il fuoco siglato con Hezbollah nell’autunno del 2024 ma già costantemente violato anche attraverso forme di distruzione ambientale.
Israele ha iniziato bombardando per via aerea il sud rurale del Libano e il quartiere Dahiyeh di Beirut, roccaforte di Hezbollah situata nel sud della capitale. Sono stati colpiti depositi militari e infrastrutture civili, ma anche strutture residenziali come gli hotel e abitazioni private. Ogni volta Israele ha giustificato gli attacchi con la presenza di membri di Hezbollah al loro interno.
Con il passare dei giorni l’esercito di Tel Aviv ha esteso i suoi attacchi anche al centro di Beirut, in quartieri storicamente ritenuti sicuri. Nella notte tra il 17 e il 18 marzo, per esempio, è stato colpito e completamente demolito un edificio nel centralissimo quartiere di Bachoura, non lontano dalla sede del parlamento libanese, mentre attacchi simili hanno colpito e danneggiato altri edifici nell’area. L’esercito israeliano, un’ora prima del bombardamento, aveva mandato un ordine di evacuazione alle persone all’interno del palazzo ma per altri attacchi simili nelle stesse ore, che hanno causato almeno venti morti, non è stato fatto lo stesso.
Alcuni contingenti militari israeliani intanto sono entrati in Libano e sono in corso da giorni scontri terrestri con miliziani di Hezbollah in alcune aree strategiche nel sud del paese, come quella di Khiam. Israele ha in effetti annunciato un’operazione terrestre limitata e l’obiettivo sembra essere l’occupazione di alcuni villaggi per tagliare in due le linee di rifornimento di Hezbollah. In questa direzione vanno anche i bombardamenti contro diversi ponti sul fiume Litani, che hanno causato l’interruzione dei collegamenti tra il nord e il sud del paese.
Nel frattempo l’esercito israeliano sta ammassando nuovi mezzi al confine con il Libano e questo rende possibile un’invasione via terra su larga scala del sud del paese. Il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, ha posto le condizioni per mettere fine a ogni rappresaglia contro Israele. Tra queste ci sono la fine degli attacchi israeliani, il permesso per gli sfollati di tornare alle proprie case, il rilascio dei prigionieri catturati negli ultimi due anni e il ritiro delle forze israeliane dal territorio libanese.
Attacchi agli ospedali
Il bilancio di quasi tre settimane di bombardamenti sul Libano è già drammatico. I morti sono 968, di cui centinaia di bambini, mentre la conta dei feriti ha superato quota duemila. Lungo le arterie stradali del Libano, in particolare nel Sud e fuori dalla capitale Beirut, si formano giornalmente lunghe code perché le persone stanno cercando di scappare verso zone più sicure. Il numero di sfollati è già arrivato a un milione e in molti sono fuggiti nella vicina Siria, un altro paese profondamente instabile.
I bombardamenti israeliani hanno inflitto un duro colpo anche al sistema sanitario libanese. Sono almeno 31 gli operatori sanitari uccisi da inizio marzo e quelli feriti sono 51. Secondo i numeri forniti dal governo del Libano, che nelle scorse settimane aveva preso le distanze dal lancio di razzi contro Israele da parte di Hezbollah, l’esercito israeliano ha condotto almeno 37 attacchi contro siti e personale medico.
Tra questi c’è l’attacco all’ambulatorio di Borj Qalaouiyeh, nel sud del Libano, che ha ucciso tutti i medici presenti tranne uno. Il ministero della Salute ha parlato di una “condotta criminale” e sul tema è intervenuta anche l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che ha condannato la condotta di Israele. Quest’ultimo, come succedeva per i ripetuti attacchi contro strutture sanitarie nella Striscia di Gaza, si è giustificato dicendo che Hezbollah usa ospedali e ambulanze per coprire le sue operazioni, una versione in alcun modo dimostrata.
Gli obiettivi israeliani
L’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha detto che gli attacchi israeliani in Libano potrebbero configurarsi come “crimini di guerra”. La situazione appare simile a quella dei primi giorni dell’offensiva militare nella Striscia di Gaza nell’ottobre 2023 e anche le dichiarazioni degli esponenti del governo israeliano sembrano andare in questa direzione.
“Presto Dahiyeh assomiglierà a Khan Younis”, ha annunciato il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, facendo riferimento alla città palestinese rasa praticamente al suolo da oltre due anni di bombardamenti. Il ministro della Difesa, Israel Katz, ha fatto un paragone simile dicendo che in Libano bisogna fare quello che è già stato fatto “a Rafah e Beit Hanoun”. Zvi Sukkot, membro del governo, ha chiamato all’occupazione del sud del Libano per “distruggere i villaggi e annettere il territorio allo Stato di Israele”. Amit Halevi, membro del partito Likud di Benjamin Netanyahu, ha invocato di spostare la linea gialla, quella che segna l’occupazione israeliana della Striscia di Gaza, fino al fiume libanese Litani, che significherebbe l’occupazione israeliana di una buona porzione del Libano meridionale. Per l’ex ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, l’esercito deve “colpire ed eliminare tutto ciò che si trova a Dahiyeh, Baalbek, Tiro, Sidone, Nabatieh, ovunque”. Oltre a questo, in Israele si è tornati a parlare di “dottrina Dahiyeh”, quella strategia militare messa in atto da Israele in Libano nella guerra del 2006 che consisteva nei bombardamenti indiscriminati contro i civili a scopo di deterrenza.
“Lo scenario di Gaza si sta ripetendo sotto ai nostri occhi”
Le dichiarazioni dei rappresentanti del governo israeliano non sono molto diverse da quelle raccolte dal Sudafrica e sottoposte alla Corte internazionale di giustizia nella sua causa contro lo stato di Israele.
“La portata, l’estensione geografica e l’intensità coordinata di queste azioni indicano l’intento non solo di colpire obiettivi militari, ma di infliggere sofferenze diffuse e creare condizioni di vita che rendano insostenibile l’esistenza dei civili”, ha denunciato il Lemkin Institute for Genocide Prevention and Human Security, un’organizzazione non governativa con sede negli Stati Uniti che ha lanciato un’allerta rossa sulla situazione in Libano, sottolineando come “lo scenario di Gaza si sta ripetendo sotto i nostri occhi”.
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