Meg e il 1998, protagonisti della nuova puntata di Venticinque

Meg è la protagonista della nuova puntata di Venticinque, il podcast di LifeGate e Rockit che racconta 25 anni di musica italiana.

Maria “Meg” Di Donna, voce inconfondibile dei 99 Posse fino al 2002, è la protagonista della nuova puntata di Venticinque. 1997-2022: gli anni che hanno rivoluzionato la musica italiana, il podcast prodotto da Rockit e LifeGate Radio e scritto da Giacomo De Poli, Marco Rip e Dario Falcini. Il nuovo episodio è disponibile su tutte le piattaforme di streaming a partire da mercoledì 28 febbraio 2024.,

A Meg è dedicato il 1998, anno della pubblicazione di Corto circuito, l’album che ha portato la musica underground dei 99 Posse all’attenzione del grande pubblico. La sua voce unica e inconfondibile ha notevolmente contribuito all’originalità e al carattere distintivo del sound della band – ma meglio parlare di collettivo – consolidandone il successo e la riconoscibilità nel panorama musicale italiano.

In questo nuovo episodio ambientato a Roma, tra un caffè e un cornetto Meg ci parla di radici, di legami con la propria terra e con le persone, di sentimenti, di centri sociali e di occupazioni.

1998: la musica underground arriva in classifica con Corto circuito

È proprio durante l’occupazione del 1994 della facoltà di lettere e filosofia di Napoli che Meg incontra i 99 Posse. Tra assemblee e sacchi a pelo, Meg, Marco (ndr. Messina) e Luca (ndr. Persico, ‘O Zulù) si conoscono e diventano amici e, quasi per caso, comincia anche la loro collaborazione artistica che porterà i 99 Posse a diventare un punto di riferimento nella musica italiana degli ultimi anni Novanta, grazie alla loro commistione di hip-hop, reggae, musica elettronica e testi fortemente impegnati che rispecchiano le lotte sociali e le istanze politiche di quel periodo.

È vero che la collaborazione con i nove nove arriva in modo fortuito, ma Meg da sempre studia musica e pianoforte e da sempre sogna di cantare su un palco: “A casa mia si è sempre suonato. Ogni fine settimana era il momento in cui amici e familiari convergevano a casa nostra per fare infinite jam session”, anche se la musica non era di certo contemplata come una possibile professione da parte dei genitori: “La laurea per loro significava il riscatto sociale (…) Ma, quando mi si è aperta questa porta e mi è stato chiesto: ‘Vuoi entrare?’, non ci ho pensato due volte, mi ci sono lanciata dentro a capofitto e da lì poi non ho mai smesso”.

Incredibilmente sono passati trent’anni, trent’anni che faccio la musicista. Sono estremamente grata alla vita per avermi offerto tutto questo e, nonostante io abbia la sensazione di aver vissuto tante vite, allo stesso tempo mi sembra sia passato solo un giorno.

Meg

La fine degli anni Novanta è caratterizzata da un grande fermento intorno a un certo tipo di musica e da parte di molti artisti indipendenti si sviluppa un modo preciso e peculiare di approcciarsi ad essa. Il campionatore diventa lo strumento per eccellenza per coloro che vogliono essere completamente liberi di realizzare i propri suoni: “Ci radunavamo intorno al focolare e il focolare era il campionatore. Questo strumento che a un certo punto in via San Sebastiano, che era la via degli strumenti musicali a Napoli, comincia a essere l’unico strumento venduto (…)”.

Ascolta “1998: Meg” su Spreaker.
Quegli anni, poi, sono gli anni dei centri sociali occupati, grazie ai quali un’intera generazione si riappropria di spazi inutilizzati, trasformandoli in luoghi di socializzazione e contestazione: “La seconda metà degli anni Novanta è stata una specie di stato di grazia (…) Era un movimento su rete nazionale, che andava da Milano fino a Palermo, di persone che sognavano di cambiare la realtà e che in parte ci riuscivano. Le occupazioni erano il primo step”. I 99 Posse cantano, raccontano e appoggiano le occupazioni in giro per tutta Italia, diventando l’emblema di come la musica possa essere strumento di impegno sociale: “Realmente avevamo il potere di fare cambiare determinate cose e ce l’avevamo talmente tanto che il movimento a un certo punto è stato represso”.

Nel 1998 esce Corto circuito, quarto album dei 99 Posse (compreso Guai a chi ci tocca, nato dalla collaborazione con i Bisca) e il secondo con Meg alla voce: è un trionfo. Il disco vende centinaia di migliaia di copie trascinato dal singolo Quello che, iniziano i tour nelle radio nazionali, il gruppo riceve i suoi primi dischi d’oro.

Meg protagonista di Venticinque.
Nel 1998 esce Corto circuito, album dei 99 Posse che la voce di Meg contribuisce a far salire nelle classifiche italiane © Umberto Nicoletti

Per Meg quell’anno è stato particolarmente rilevante per la musica soprattutto perché l’elettronica comincia a essere riconosciuta come musica in tutto e per tutto e non come musica di serie b: “Le discografiche si interessavano a te, ti corteggiavano (…) Da un lato un riscontro economico gratificante; dall’altro l’espressione di quel meccanismo di un’industria che andava un po’ stretto (…) All’epoca mi venne l’idea di scrivere L’anguilla”.

Ma, come tutte le storie, anche quella con i 99 Posse era destinata a terminare.

La frattura con i 99 Posse e la carriera da solista

Dopo un periodo di sofferenza all’interno dei 99 Posse, ricordato con estrema lucidità nel podcast, a partire dal 2001, Meg abbraccia la carriera da solista che la porterà nel 2004 all’uscita del primo disco, intitolato semplicemente Meg, in cui si allontana dall’artista che tutti avevano conosciuto nei 99 Posse per avvicinarsi alla sua vera essenza, “alla Maria”.

Il viaggio continua e nel 2008 esce Psychodelice, in cui “Meg99 e Maria del primo disco solista si rincontrano e fanno pace”. L’album si classifica al primo posto tra gli album indipendenti.

Non puoi sapere il prossimo disco come sarà, dipende dal tuo vissuto, da cosa sei stato attraversato.

Meg

Nel marzo 2015, il singolo Imperfezione segna il suo ritorno sulle scene, anticipando il disco omonimo che esce il 21 aprile seguente, fino ad arrivare al 2022 e all’uscita di Vesuvia, in parte scritto durante il periodo del suo trasferimento a New York, ma che torna alle radici, a quel paesaggio che ogni mattina Meg vedeva aprendo le finestre di casa e ai rapporti con le persone che, in una città alienante come New York, a un certo punto incominciano a mancare come l’aria: “Da lontano, sono riuscita a capire alcune cose, proprio perché ne avevo preso le distanze”.

Una lunga carriera quella di Meg, iniziata tra le pieghe della scena underground napoletana e sbocciata in una varietà di collaborazioni artistiche che hanno attraversato generi e confini e che non è ancora terminata: “Trent’anni che faccio la musicista (…) E allo stesso tempo mi sembra sia passato solo un giorno”.

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