Nouvelle Vague: new wave e bossanova a Paris

Rileggere la tradizione con passione, eleganza e charme. Questa la missione di Nouvelle Vague.

Cos’è Nouvelle Vague??
Un progetto musicale che nasce da un’idea: immaginare quello che
sarebbe successo se tutte le canzoni punk new wave del periodo fine
anni ’70 inizio ’80 fossero state registrate in Brasile, su una
spiaggia e cantate da brasiliani. Per fare un esempio, è
come visualizzare Love Will Tear Us Apart dei Joy Division.
Manchester, la pioggia, la Thatcher, il 1979… E poi Rio de
Janeiro, la spiaggia, una cantate del posto con una chitarra su un
ritmo di bossa nova. Alla base c’è una visone.

E questa visione da quale passione nasce??
Da quella per la musica punk e new wave. Ma ho anche ascoltato
tanta altra musica. Mi sono detto che rifare alcuni pezzi punk e
new wave in bossa nova fosse la cosa migliore. La bossa nova non
è quello che la gente può credere pensando al samba:
è una musica molto melanconica. Secondo me è la
più bella musica per arrangiare una melodia. E ho pensato di
riprendere la melodia, di tenere solo il testo e di dimenticare
tutto il resto. Il nostro successo risiede in questo: in qualcosa
di mai sentito, testi conosciuti con una musica nuova, cantati con
un’altra ritmica e altri arrangiamenti.

Più che un interprete, ti consideri un regista
sonoro che immagina un mondo intorno alla
reinterpretazione…

Nel pop non è visto bene riprendere pezzi altrui. Puoi farlo
nel jazz, nella musica classica, nel cinema, nel teatro,
praticamente in tutte le arti, ma nel pop devi scrivere la tua
canzone. Se non lo fai è come se tu non fossi in grado di
scriverla. In realtà ho scritto un sacco di canzoni, anche
colonne sonore, quindi non devo dimostrare nulla. Come un regista
riprende Shakespeare, voilà, io riprendo Cure, Joy Division,
e studio come metterli in scena. La cosa vincente è che puoi
trasformare il pezzo in qualcosa di completamente diverso,
mantenendo comunque la melanconia e il sentimento.

Cosa dicono gli interpreti originali?
Sono contenti, la prova è che siamo ancora qui! Nel terzo
album abbiamo lavorato con alcuni di loro: Martin Gore dei Depeche
Mode, Ian Mc Culluch di Echo and the Bunnymen, Terry Hall.
Abbiamo avuto solo feedback positivi, nessuno ci ha mai chiesto di
ritirare una canzone del nostro album, anche se legalmente
potrebbero chiedercelo.

“Version Française” è il vostro ultimo album,
interamente composto da cover francesi. Come mai questa
scelta??

Non volevo fare un quarto album uguale agli altri. Così
quando qualcuno mi ha suggerito l’idea, mi sono detto “è
vero, la new wave francese è apprezzata all’estero”. C’erano
gruppi veramente interessanti in Francia all’epoca, come Taxi Girl,
Elli et Jacno, Marquis de Sade. L’album era un modo per rendere
omaggio a questi gruppi e farli conoscere all’estero. A dire il
vero, all’inizio lo vedevo più come un progetto “nell’attesa
di qualcos’altro”, di un’idea per un progetto forte. Però
non l’ho avuta, quindi è stato un modo per guadagnare tempo.
E’ nato come progetto solo per la Francia, tant’è che
abbiamo chiesto ad artisti come Vanessa Paradis, Olivia Ruiz, di
partecipare. Poi, viaggiando per concerti all’estero, la gente ci
ha chiesto di pubblicare anche nel resto del mondo! Perché
anche se il pubblico non conosce le canzoni, ama scoprirle. Chi
ascolta Nouvelle Vague non lo fa per gli originali, ma per il
suono, per la musica. E in effetti oggi abbiamo venduto metà
degli album in Francia e metà altrove.

Suonate molto all’estero?

Suoniamo solo all’estero, praticamente. Siamo stati in Brasile,
Cina, nei Paesi dell’Est, Turchia. Suoniamo ovunque. Credo dipenda
da Internet, che ha veramente cambiato tante cose. Riesci ad essere
conosciuto ovunque. In uno o due anni puoi raggiungere anche quei
Paesi dove non c’è mercato del disco, come Macedonia o
Colombia.

Una delle canzoni di questo nuovo album, cantata da Vanessa
Paradis, si chiama “Weekend à Rome”. Avete già
pensato alla ripresa di una canzone italiana?

Ti racconto una cosa buffa successa qualche anno fa: ero fan di una
band di musica new wave, i Litfiba, e li avevo visti un sacco di
volte dal vivo. Mi sono detto “voglio rendere omaggio a questo
gruppo in Italia, cosi farò impazzire gli italiani”.
Abbiamo suonato con una cantante il loro brano “Istanbul”…
nell’indifferenza generale! In realtà in Italia è
successo quello che succede altrove. Il pubblico che viene ad
ascoltare Nouvelle Vague non arriva dalla new wave. E’ gente che
ascolta Nouvelle Vague. Se tu riprendi un pezzo italiano non
capisce perché lo fai.

Ma hanno riconosciuto la canzone??
Non credo proprio! Perché quel pubblico dai diciotto ai
venticinque anni non conosceva la storia dei Liftfiba. Il cantante
Piero Pelù è famoso, ma quello che faceva negli anni
’80 non credo che i giovani lo abbiano ascoltato.

Senza cadere nei clichè, cosa evoca l’Italia per
te??

Sono molto fan del cinema italiano, soprattutto degli anni ’60-’70,
amo il cibo, adoro tutto dell’Italia. Suonarci e fare dei tour
è puro piacere.

Parlando di Parigi, quanto ti ispira la sua
atmosfera??
Paris est super, me ne rendo conto sempre di più viaggiando.
Senti parlare di questa o quella città ma spesso in due
giorni hai visto tutto. Anche di Pechino. Invece a Parigi
c’è tanto da scoprire. Per me è una città
meravigliosa. C’è una comunità world molto importante
di musica araba, di musica nera, c’è una scena jazz
notevole, una scena rock rilevante. Paragonata a Londra o Berlino
è piccola, quindi la gente si conosce. A livello culturale
offre di tutto. Unica.

Se porti un italiano in giro per Parigi dove lo
porti??

Se è bel tempo prendiamo la bici, le Velib, e facciamo un
giro nel Marais, Bastille, Quartier Latin… Non andrei alla
Tour Eiffel o nei Champs Elysée ma in quei quartieri
più tipici.

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