Covid-19

La Lombardia rende ancora più severe le misure per contenere il coronavirus

Con una nuova ordinanza, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana introduce nuove limitazioni valide fino al 15 aprile.

Nella serata di sabato 21 marzo, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha emanato una nuova ordinanza che introduce misure ancora più restrittive per i cittadini e le aziende, con l’obiettivo di porre un freno all’avanzata del coronavirus. Queste regole sono valide sull’intero territorio lombardo da domenica 22 marzo a mercoledì 15 aprile, un periodo ben più lungo rispetto a quello imposto a livello nazionale, che (per ora) termina il 3 aprile.

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Tale decisione è stata “dettata dal serrato confronto con le nostre autorità sanitarie che ci impongono di agire nel minor tempo possibile”, ha dichiarato su Facebook il governatore della Regione italiana in assoluto più flagellata dalla Covid-19. “La situazione non migliora anzi, continua a peggiorare. Non so più come dirlo: solo con l’estrema limitazione dei contatti interpersonali possiamo cercare di invertire questa tendenza”.

Quali negozi e uffici restano chiusi in Lombardia

Chiudono tutti gli uffici della pubblica amministrazione, a parte quelli che la legge ritiene essenziali. I negozi al dettaglio mantengono le serrande abbassate fino al 15 aprile, a eccezione di quelli che vendono generi alimentari e di prima necessità, farmacie e parafarmacie, edicole e tabaccai (un allegato elenca tutte le attività autorizzate a restare aperte). Ai gestori di supermercati e farmacie viene raccomandato di misurare la temperatura a dipendenti e clienti. Stop anche a mercati settimanali scoperti, distributori automatici di cibi confezionati e bevande, slot machine.

Restano garantiti i servizi bancari, finanziari e assicurativi, così come l’intera filiera agroalimentare e la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Viceversa, sono sospese le attività artigianali e i cosiddetti “servizi alla persona”, categoria in cui rientrano parrucchieri, barbieri ed estetisti (anche in questo caso un allegato specifica le poche attività esonerate dall’ordinanza). Gli studi professionali sono autorizzati soltanto a smaltire scadenze e servizi urgenti e indifferibili; tutte le altre attività sono bloccate.

Bar, pub, ristoranti, gelaterie e pasticcerie possono effettuare solo consegne a domicilio. Gli unici autorizzati ad aprire al pubblico sono quelli collocati all’interno di ospedali e aeroporti (ma assicurando la distanza di almeno un metro tra un avventore e l’altro) e stazioni di servizio autostradali (a patto che vendano solo prodotti da asporto).

A quali condizioni si può correre e fare sport all’aperto

Niente sport: né in palestra o piscina, né all’aperto. È infatti chiuso l’accesso a parchi, giardini pubblici, aree gioco e ville. Resta un piccolo spiraglio per chi vuole fare movimento, ma rigorosamente in solitario e senza allontanarsi da casa. Vale la stessa regola per chi ha un animale domestico: portarlo a fare una passeggiata è concesso, ma entro i 200 metri dal proprio indirizzo.

Possono allenarsi – a porte chiuse e su precisa istruzione del Coni e delle loro federazioni – solo gli atleti che si stanno preparando alle Olimpiadi o ad altre manifestazioni di alto livello, ma con tutte le opportune precauzioni.

Cartello per fermare il coronavirus
Per fermare il coronavirus c’è bisogno dell’impegno di tutti © Emanuele Cremaschi/Getty Images

Cosa dice l’ordinanza a proposito di fabbriche e cantieri

L’ordinanza della Regione Lombardia ferma anche tutti i cantieri. Non dispone lo stop alle attività produttive e alle fabbriche, ma esorta le aziende a fare tutto ciò che è in loro potere per evitare gli assembramenti e i rischi correlati: attivare lo smart working, fare smaltire ferie e congedi retribuiti, sospendere i reparti non indispensabili, sanificare gli ambienti. Se proprio non è possibile garantire la distanza di un metro tra un dipendente e l’altro, è bene distribuire mascherine e altri dispositivi di protezione individuale. Sullo stesso tema però in serata è intervenuto anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha imposto di chiudere “chiudere ogni attività produttiva che non sia strettamente necessaria, indispensabile, cruciale a fornirci beni essenziali”. Un ordine che vale quindi per tutto il territorio nazionale.

Le scuole lombarde restano chiuse fino al 15 aprile

È ufficiale: in Lombardia le scuole pubbliche e private di ogni ordine e grado – dai servizi per l’infanzia ai master universitari – restano chiuse fino al 15 aprile, continuando le attività didattiche esclusivamente a distanza. Lo stop imposto a livello nazionale viene quindi prolungato oltre le vacanze pasquali. Ferme anche le attività di musei e altri beni culturali.

Sospesi i concorsi pubblici e privati e gli esami per la patente di guida. Confermati soltanto i corsi per i medici in formazione specialistica, i tirocini per le professioni sanitarie e i concorsi per il personale sanitario e della protezione civile.

I luoghi di culto possono restare aperti, purché non ospitino nessuna cerimonia (compresi i funerali) e garantiscano la distanza di sicurezza tra i fedeli.

I limiti agli spostamenti e agli assembramenti

Nessuno può entrare e uscire dal territorio della Regione, o spostarsi al suo interno, se non può dimostrare di avere validi motivi di lavoro, salute e necessità. È concesso rientrare a casa propria, ma non spostarsi verso le seconde case. Ci si può recare nei luoghi pubblici, come strade o piazze, in compagnia al massimo di un’altra persona e senza avvicinarsi agli altri; chi contravviene a questa regola rischia una multa fino a 5mila euro.

Chiusi anche alberghi, residence e altre strutture ricettive, che possono concedere ai loro ospiti al massimo 72 ore di tempo per lasciare la loro stanza.

Chi manifesta febbre oltre i 37,5 gradi o altri sintomi sospetti deve assolutamente restare in casa e contattare il proprio medico curante; stesso discorso per chi è risultato positivo al coronavirus o è stato sottoposto a quarantena.

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Il pronto soccorso dell’ospedale di Cremona, provincia in cui sono stati accertati 2.733 casi di coronavirus © Emanuele Cremaschi/Getty Images

I casi di coronavirus in Lombardia

Ad oggi la Lombardia è la regione italiana che sta pagando le conseguenze più drammatiche della pandemia. Stando al bollettino ufficiale emesso il 21 marzo, finora sono stati effettuati 66.730 tamponi, scoprendo 25.515 casi positivi al coronavirus (3.251 in più nell’arco delle ultime 24 ore). Su questi 25.515 casi, 8.258 sono ricoverati, altri 1.093 si trovano in terapia intensiva, 13.069 sono stati dimessi e 8.019 non sono stati mai ricoverati in ospedale. Le persone decedute sono 3.095, 546 in più rispetto al giorno precedente. La situazione più allarmante è nelle province di Bergamo e Brescia, dove sono stati accertati rispettivamente 5.869 e 5.028 casi.

 

Foto in apertura © Mick De Paola / Unsplash

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