Pete Townshend, la mente colta del rock

Oltre che chitarrista rivoluzionario, Pete Townshend è  un compositore brillante e un autore di livello eccezionale: ha saputo tradurre in musica il disagio, la rabbia e la frustrazione di una generazione che cresceva dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale. La sensibilità del suo smisurato genio gli ha permesso di dare al rock e alla cultura

Oltre che chitarrista rivoluzionario, Pete Townshend è  un compositore brillante e un autore di livello eccezionale: ha saputo tradurre in musica il disagio, la rabbia e la frustrazione di una generazione che cresceva dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale. La sensibilità del suo smisurato genio gli ha permesso di dare al rock e alla cultura popolare una connotazione artistica che nulla ha da invidiare alla musica colta.

 

https://www.youtube.com/watch?v=594WLzzb3JI&feature=kp

 

Tutto ha inizio nella prima metà degli anni ’60, quando gli Who – che all’inizio si chiamavano The High Numbers   avevano saputo dare uno scossone alla immobile società inglese, ancora troppo impregnata  di vecchi valori, anacronistici rispetto ai tempi che stavano velocemente cambiando. Come era successo nel decennio precedente, il rock ha la funzione straordinaria di convogliare questo estremo desiderio dei più giovani di mandare a quel paese l’establishment dominante. Da qui nasce la cosiddetta Swinging London, che renderà Londra capitale della “sottocultura” alternativa.

 

Pete Townshend, in pochi anni, è riuscito ad evolvere il suo stile radicalmente, dimostrando di essere un compositore “colto” di altissimo livello, come pochi altri nella storia del rock: opere imprescindibili come Tommy, Who’s Next Quadrophenia non hanno certo bisogno di presentazioni. Da solista è bene tuttavia ricordare Empty Glass (Atco, 1980), forse il suo album più personale ed intimo, tra i 100 migliori album degli anni ’80 secondo la rivista Rolling Stone.

 

Roberto Vivaldelli

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