Richard Hawley: country rock e blues fra il fumo delle acciaierie

Richard Hawley: lo abbiamo incontrato una mattina a Milano.

Intervista a Richard Hawley

 

“Cole’s Corner” è un disco così sentito,
così sincero che ci trasmette calma ed introspezione oltre
che ad un accurato schema musicale. Nella musica di oggi quanto
mancano questi concetti?

Quando ho iniziato a suonare da solo avevo un disperato
bisogno di essere una persona più calma, perché stavo
attraversando un periodo di “inferno-auto indotto” creato dal mio
costante abuso di alcool e droga, questo succedeva perché
eravamo sempre in tour (con la band ‘The Longpigs’. n.d.r.), quasi
dieci anni, senza mai smettere. Quando ho iniziato a scrivere
canzoni da solista è stato quasi una decisione egoista, mi
servivano come terapia per uscire da questo periodo. Avevo
assolutamente bisogno di essere più calmo… bèh
ne abbiamo bisogno un po’ tutti.

 

Quanto più soli ci si sente ad aspettare a
Colussi Corner da soli?
Qualcuno ti ha mai
abbandonato? Nel senso che aspettavi qualcuno che non è mai
arrivato…

Non è una bella esperienza; non mi fraintendere sono un
uomo felicemente sposato e mi piace dire la verità, non mi
piace mentire, ed io non sono una persona infelice… ma
quando prendo in mano la chitarra ed entro nella vena musicale mi
rendo conto che la musica felice è una me.da. E’ una
verità della vita, te ne devi fare una ragione la musica
felice non vale niente! Quello che tocca la sensibilità e le
emozioni ha molto più valore.

 

So anche che produci la tua birra a Sheffield, dicci
qualcosa di più. come mai fai questa birra?

Non la faccio io in prima persona, c’è un birrificio a
Sheffield che se ne occupa. Praticamente mi hanno fatto l’onore di
avere una birra col mio nome (Lui l’ha chiamata Cole’s Corner come
il disco n.d.r.) e a Sheffield è come essere dio, nel senso
se hai la TUA birra… è come per voi avere un vino
chiamato col tuo nome!

Ora ci sono 53 pub che vendono “Coles corner bitter”, doveva
essere solo un’idea promozionale per il disco ma al birrificio sono
arrivati già al terzo giro di produzione. Al mio pub di zona
al sabato sera ne vendono più o meno 300 pinte, e ciò
mi rende molto fiero, porterò questa cosa nel mio cuore per
sempre. Abbiamo un’immagine di Sheffield che è molto diversa
da quella che ci dipinge la tua musica, eppure la tua città
natale è onnipresente nonostante la tua musica sia
facilmente accomunabile alla tradizione americana fatta di blues,
country e nottate all’honky tonks’s, spiegaci come avviene questo
processo.

Sheffield è una città fondata sul lavoro nelle
acciaierie, è un posto veramente duro dove crescere ed io
sono stato fortunato ad avere la mia famiglia sempre vicina. Mio
padre installava caloriferi con Joe Cocker quando era un ragazzo e
mio zio suonava e organizzava date a tutti i musicisti country che
venivano in tour a Sheffield; mio nonno invece recitava e cantava
in svariati musical. Ed i tre insieme mi hanno plasmato
musicalmente, io sono cresciuto ascoltando i generi che menzioni
nella domanda. Devi pensare che nelle città industriali
dell’Inghilterra non c’è nulla quindi tieni tutto dentro; ed
io sono stato fortunato nell’aver avuto la collezione di dischi di
mio padre che includeva: John Lee Hooker, Elvis, Johnny Cash,
Robert Johnson, … grandi artisti, era una grande collezione
non c’era neanche un disco da scaffale era solo roba di prima
scelta. Da bambino suonavo questi dischi continuamente e
così ho assorbito il tutto.

Non volevo diventare famoso, ed ancora oggi non mi interessa,
volevo diventare un musicista e non finire all’acciaieria.

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