Cinematic Orchestra, purezza ed energia del suono

The Cinematic Orchestra: sei elementi che, una volta legati tra loro, formano una molecola magica nell’entropia del panorama musicale inglese. Orchestra “cinematica”: una band di laureati in ingegneria meccanica? Musicisti che studiano “il movimento puro svincolato dalle cause che lo provocano”? No. La loro materia.

Intervista a Cinematic Orchestra

 

Jason Swinscoe è il direttore d’orchestra, l’elemento
base, quello che crea, campiona, lascia spazio all’improvvisazione
e poi fonde tutto insieme. Il risultato? Purezza, equilibrio,
sincerità.

Un primo album fantastico, “Motion” (1999). Ne segue uno
intitolato “Remixes 1998 – 2000” (2000), dove vengono rivisitati
brani altrui. Poi quest’anno, finalmente, esce un disco di inediti:
“Everyday”. È un capolavoro, in cui ritroviamo il jazz che
un tempo si suonava nei locali pieni di fumo dove tutti portavano
il gessato, e il soul, unitamente a quell’elettronica downtempo di
cui tutti oggi parlano. Ma in “Everyday” c’è anche molto di
più. C’è, ad esempio, la voce di Fontella Bass,
un’istituzione soul negli anni sessanta ed ex-moglie del
trombettista Leister Bowie. Ma, più semplicemente, ci sono
sette brani formidabili. Abbiamo incontrato Jason. Disponibile, ma
allo stesso tempo riservato…

Parlano tutti bene del vostro nuovo album: “Everyday”.
È cambiato qualcosa rispetto ai dischi
precedenti?

Sull’album, fortunatamente, sono state scritte delle buone
cose e sta andando abbastanza bene. Non ci sono stati grandi
cambiamenti, probabilmente siamo solo più ricchi
d’esperienza e ancora ispirati. Ad ogni modo credo che sia un bel
disco.

 

In “Everyday” è presente un ospite di tutto
riguardo, Fontella Bass, vedova del grande Leister Bowie, poi
c’è anche Roots Manuva. Chi sogni di ospitare nei prossimi
album?

Fontella Bass era una diva soul degli anni sessanta, quando
stavamo preparando “Everyday” ci siamo chiesti se fosse stata
ancora in giro e abbiamo scoperto che fa ancora musica e ad
altissimi livelli, così è venuta e ha cantato in due
pezzi. Roots Manuva invece è un ragazzo giovane, fa hip-hop
e appare in una traccia. Abbiamo già scritto qualche pezzo
nuovo per il prossimo disco, ho in mente qualche nome ma ancora non
c’è nulla di definito e sperò di riuscire a fare
delle sorprese.

 

Quanto è importante l’improvvisazione nei
Cinematic Orchestra?

L’improvvisazione è il momento più importante
del nostro processo creativo, è istinto puro ed è la
parte più viva della nostra musica. Il mio ruolo consiste
proprio nel riuscire a prendere ciò che c’è di
migliore durante le session d’improvvisazione.

 

Come cambia l’approccio della band all’improvvisazione
dal vivo rispetto alle session in studio?

Quando suoniamo dal vivo diamo il meglio di noi, abbiamo una
grande energia che comunque cerchiamo di far confluire anche nei
dischi. Chi ci ascolta in concerto, comunque, può apprezzare
la nostra parte più vera.

 

Quello che trovo davvero gradevole nei vostri album
è il risultato finale: c’è l’elettronica ma il suono
rimane puro, analogico.

La tecnologia offre un’enorme varietà di soluzioni
possibili… siamo una band, anche se usiamo l’elettronica
vorremmo sempre far trasparire questo aspetto, senza nasconderci
dietro alla tecnologia.

 

Cosa ricercate quando siete nella fase compositiva,
che ruolo vorreste avesse un disco dei Cinematic Orchestra nelle
giornate dei vostri ascoltatori?

Facciamo musica, è tutto. Un disco è per
qualcosa che si sceglie anche in base ai propri stati d’animo, il
nostro disco spero che interpreti pienamente le emozioni del
momento; alcuni assicurano sia perfetto da ascoltare in macchina o
a casa per rilassarsi, magari fumando. Tutto questo dimostra che
ognuno, con la musica, fa quello che gli pare!

 

Quando gestivi il club Loop di Londra organizzavi
delle jam session con dei musicisti il cui compito era improvvisare
sulle scene di un film proiettato…

Sì, è vero e, a breve, ricomincerò a
gestire il club.

 

Come definiresti la musica dei Cinematic Orchestra,
una colonna sonora per le nostre emozioni o per un film che ancora
non esiste?

La nostra è semplicemente musica. L’unica colonna
sonora che abbiamo creato è per un film che non avevamo mai
visto, “Man With The Movie Camera”, di un regista russo degli anni
trenta che si chiama Dziga Vertov. Un progetto che abbiamo
presentato dal vivo al Porto Film Festival e che è stato il
primo passo verso il nuovo album, “Everyday”. Forse uscirà
un dvd con questo progetto.

 

Credi, con il tuo gruppo, di essere un outsider nella
scena musicale odierna o c’è qualche altro artista
contemporaneo che gode del vostro rispetto?

Ci sono molti artisti che ascolto e che mi piacciono, alcuni
non fanno la mia stessa musica però da loro traggo comunque
ispirazione. In genere preferisco ascoltare musica europea.

 

L’ascoltatore inesperto potrebbe paragonarvi ai Saint
Germain, cosa ne pensi di loro, così per
curiosità?

Mah, è un tipo a posto, ma… non mi piace!

 

Chi è il tuo artista preferito di
sempre?

John Coltrane è il massimo che la storia della musica
ci abbia mai offerto!

 

Ho fatto un giro sul sito internet della tua
etichetta, la Ninja Tune, e mi sono accorto che è presente
un forum di discussione sulla questione della guerra in Iraq. Non
vorrei farti parlare di politica, ma mi piacerebbe avere una tua
opinione generale su questi anni.

Partendo da questo spunto, posso solo dire che la situazione
storica è decisamente negativa, e che dopo l’11 settembre
dell’anno scorso è stato tutto un declino, però se
penso alla musica in generale, e alla mia in particolare, credo sia
un momento positivo.

 

Noi di LifeGate siamo per la conservazione
dell’ambiente e per lo sviluppo sostenibile, al suo fianco. Tu cosa
pensi al riguardo?

Certamente sono per la conservazione della nostra terra e per
non lasciare ai nostri figli il compito di risolvere problemi che
sono solo il risultato dei nostri errori…

 

Come ti senti di fronte a un nuovo disco appena
uscito, te ne distacchi, come da una creatura che ormai vive di
vita propria?

Una volta che il disco è stato inciso, è stato
fatto tutto il lavoro di produzione, l’artwork ed è stato
stampato, è lì, non si può fare più
nulla, riaffiora solo quando si suona dal vivo…

 

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