Tv e sociale: per due giorni insieme Mediaset, Rai e Sky. Con un coscienziometro

“Sono convinto che la tv sociale non possa essere divertente?” Inizia la due giorni organizzata dal Cis che riunisce a Lecco gli stati generali del no profit e della televisione italiana attenta ai temi del sociale.

Diciotto domande, retoriche al limite della provocazione, per
determinare i requisiti minimi di “coscienza professionale” di chi
comunica i temi sociali in tv. Inizia così, con un
“coscienzometro” redatto dal presidente della Fondazione
Pubblicità Progresso, Alberto Contri, la due giorni
organizzata dal Cis (Centro Studi d’Impresa), che riunisce a Lecco
gli stati generali del no profit e della televisione italiana
attenta ai temi del sociale.

“Vogliamo dare – spiega Alberto Contri – un segnale concreto al
recente monito sui mass media di Benedetto XVI, che condividiamo in
pieno. Per questo, alle domande presentate oggi seguirà
entro breve una sorta di misuratore di responsabilità
sociale a disposizione degli operatori dei mass media
italiani”.

Una responsabilità che – secondo Contri – è
grande perché oggi i media dovrebbero aiutare la popolazione
a superare il generale smarrimento invece di accrescerlo”.

La mattinata, aperta dal patron dell’evento, il presidente del
Cis, Giacomo Corno, è proseguita con l’intervento del
segretario generale di Mediafriends Onlus, Massimo Ciampa, che ha
ricordato come 2soprattutto in una tv commerciale come Mediaset
anche i programmi dedicati al sociale devono rispondere a un
preciso modello di business. Ma c’è una differenza: il no
profit deve essere più profit del profit. Dovrebbe
cioè comunicare in maniera ancor più raffinata
rispetto a chi persegue profitto, proprio perché “vende”
cose molto più importanti”.

Tra gli ospiti, oltre alle maggiori organizzazioni no profit
italiane, il responsabile del Segretariato sociale Rai, Carlo
Romeo; il giornalista e vicedirettore del Tg5, Toni Capuozzo; il
direttore Affari pubblici di Sky, Francesco Tufarelli; il direttore
dei canali per bambini di RaiSat, Gianfranco Noferi; il
vicedirettore di Rete4, Angelo Florio; la giornalista Rai, Milena
Gabanelli; il patron di LifeGate, Marco Roveda; il comico Enrico
Bertolino; il direttore creativo Immagini Mediaset, Mirko
Pajé; il responsabile dei media del Pime, il Pontificio
istituto missioni estere, Gerolamo Fazzini; il segretario generale
sulla Programmazione sociale Rai, Enzo Cucco.

Simone Velasco
InterCOM per Ufficio stampa Pubblicità
Progresso


Prosegui: “In onda una donna tagliata a
pezzi, invocando la libertà
artistica”…

Duro attacco a Sony e Mtv che mandano in onda un
videoclip con una donna tagliata a pezzi invocando la
libertà artistica.

L’esordio della seconda giornata del convegno di Lecco su tv e
sociale inizia così, con un dibattito su un argomento sempre
in cronaca nelle ultime settimane: tv senza confini “artistici” o
rispetto della dignità?

Per Alberto Contri, presidente di Pubblicità Progresso e
chairman del convegno, non ci sono dubbi: “Si può
diventare ipocriti in nome della libertà di espressione, per
questo il contrasto tra censura e rispetto della dignità
è improponibile. Essere comunicatori responsabili significa
interrogarsi sugli effetti prodotti sugli utenti: questa dovrebbe
essere la prima regola in materia di responsabilità sociale
di una impresa dei media. Poi ben vengano tutte le altre
attività a favore del sociale, ma sul punto le cose devono
essere chiare, per questo il “coscienzometro” che stiamo
approntando è rivolto a tutti gli operatori dei mass media,
non solo a quelli del sociale?.

Il “coscienzometro”, lanciato ieri in sede di apertura
dell’evento, sarà per Contri “un modo per capire quanto le
moderne regole dei mass media influiscano sui singoli operatori:
una sorta di indicatore individuale sulle deformazioni
professionali che colpiscono i comunicatori, le prime vittime del
circuito vizioso che si è venuto a creare”.

“In questi due giorni – ha proseguito Contri – sta emergendo con
prepotenza la capacità di saper raccontare le storie del
sociale che autori e direttori di rete dovrebbero prendere in
considerazione, in quanto abbiamo toccato con mano che la
realtà è capace di battere ampiamente il
reality”.

E’ il caso, per esempio dell’esperienza del ‘Piccolo fratello’,
a cura della Fondazione Francesca Rava, che su Mediolanum channel
(Sky, canale 801) racconta in tv l’esperienza di progetti di
solidarietà ad Haiti, dimostrando che la realtà
supera il reality.

Poi, la testimonianza di Paolo Brosio, che in un video ha
mostrato come un impegno che sa andare al di là del
testimonial puro e semplice possa favorire iniziative che vanno
dall’Ospedale Gaslini alle Olimpiadi del cuore, alla promozione del
Banco alimentare.

Marco Roveda, chiamato a spiegare la resa a Impatto Zero
dell’evento, ha concluso con una riflessione: “Solo negli ultimi
decenni il mondo s’è trovato di fronte alla paura dell’Aids.
Al terrorismo. Al riscaldamento globale. La missione di chi lavora
nella comunicazione sociale non è affrontare questi allarmi
mostrando gli effetti o tentando di alleviarli. E’ andare alle
cause. Come? Diffondendo consapevolezza”.

Altrettanto importante la testimonianza sul campo di due
giornalisti come Capuozzo e Gabanelli che hanno dimostrato che la
tv può svolgere un ruolo sociale tornando al giornalismo di
inchiesta coraggioso e scomodo, in grado di farci riflettere
facendo anche audience.

Simone Velasco
InterCOM per Ufficio stampa Pubblicità
Progresso

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