Abuso edilizio sulla spiaggia: via Les Paillotes

Il privato avrà 90 giorni di tempo per ottemperare alla demolizione; trascorso tale termine senza riscontro, provvederà il Comune addebitandogli le spese.

Il Comune di Pescara ha deciso di non avallare alcuna richiesta di sanatoria per il complesso bar – ristorante Les Paillotes, sulla riviera sud di Pescara, in piazza Le Laudi. Entro 90 giorni dovranno essere abbattute le parti abusive.

Oggi vengono firmate le ordinanze di demolizione dello stabilimento balneare  in esecuzione della sentenza della Cassazione. Secondo l’assessore al Territorio Marcello Antonelli sono “due i dispositivi che verranno emessi, il primo da parte dello Sportello Unico Antiabusivismo e Condono, il secondo dell’ Ufficio Demanio, ciascuno per quanto di competenza. Il privato avrà 90 giorni di tempo per ottemperare alla demolizione; trascorso tale termine senza riscontro, provvederà il Comune addebitando le relative spese al privato”.

Si chiude in questo modo una vicenda giudiziaria molto lunga, che ha attraversato mille peripezie giuridiche. L’imprenditore locale Filippo Antonio De Cecco. La sua tesi era che aveva solo provveduto, in buona fede, a risanare il vecchio complesso balneare “Le Sirene”, ma dal primo grado di giudizio (nel 2011) alla Corte d’Appello fino alla Cassazione, si è sempre visto dare torto venendo condannato per abusi edilizi legati alla realizzazione dello stabilimento balneare. Wwf e Marelibero.net hanno per anni sporto denunce affermando che ai cittadini in questi anni è stata sottratta la vista mare per lunghissimi tratti del litorale, un fatto che incide negativamente sulla vita di una città rivierasca.

A livello amministrativo, oltre a respingere tutte le richieste di sanatoria, il Comune ha puntato il dito contro l’occupazione di circa 150-180 metri quadrati di superficie, teoricamente protetti da una semplice tettoia, che nel tempo si è trasformata in una veranda, ossia un volume chiuso sulla spiaggia, che non è risultata sanabile in alcuna maniera e sulla quale si è pronunciata negativamente anche la Sovrintendenza ai Beni Ambientali e Paesaggistici.

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