Addestriamo i nostri cani

L’addestramento se fatto e seguito in modo competente non rappresenta solo una scuola per il cane, ma un’ottima occasione per il proprietario, che ha la possibilità di apprendere come trovare un modo per dialogare con lui per la gioia di entrambi.

Deve essere l’uomo a imparare a conoscere e a capire i metodi di
apprendimento e di espressione dei cani e non pretendere di
interpretarli come fossero pensati da altri uomini.
Le conoscenze della gente comune, se pur amante dei cani, spesso
sono superficiali e incapaci di ragionare in termini “canini”. Per
esempio quanti sanno che il corretto approccio con un cane
sconosciuto non avviene mai “imponendo” le mani dall’alto?

La colpa del fallimento di certi cani non è da imputare al
loro patrimonio ereditario, ma spesso a un cattivo impiego del loro
periodo giovanile. Educare bene un cane significa “imprintarne”
tutta la vita.
Una delle prime fasi a cui si devono adattare i cani è la
scala gerarchica, il che rappresenta ciò che avviene nel
branco in natura, e così deve avvenire in famiglia!
Nel caso di avere un cucciolo, il piccolo rottweiler individua il
suo capobranco ed è a questo punto che è necessario
fargli comprendere da subito chi fa il cane e chi il padrone.

L’addestramento se fatto e seguito in modo competente non
rappresenta solo una scuola per il cane, ma un’ottima occasione per
il proprietario, che ha la possibilità di apprendere come
trovare un modo per dialogare con lui per la gioia di entrambi.
Troppo spesso la vera causa di anomali comportamenti del cane siamo
noi uomini, che per ignoranza non abbiamo saputo correggere il
cucciolo, ma che in qualche modo gli abbiamo confermato dei
comportamenti sortendo successivamente un effetto del tutto
indesiderato.

L’origine del Rottweiler è discussa. Alcuni cinologi lo
dichiarano erede del Bovaro bavarese, altri importato in Germania
dai legionari di Giulio Cesare. In quest’ultimo caso egli sarebbe
un diretto discendente del Mastino italiano. La sua certa
apparizione è comunque medioevale, raffigurato anche in
alcune incisioni dell’epoca.
Nella città tedesca di Rottweill, dove i romani ebbero
accampamento, questo cane trovò nei secoli amatori fedeli
che lo adottarono, lo selezionarono, lo sottoposero alle prime
prove di lavoro, gli diedero il nome che tuttora porta.
I macellai e i mercanti di provincia si recavano nei centri
d’affari accompagnati da questo cane al quale legavano al collo la
borsa dei denari. Terminate le vendite e gli acquisti, il cane
guidava a casa il bestiame in piena sicurezza.

Intelligentissimo, con assoluto istinto per la guardia, in
particolare sorvegliante di mandrie, obbediente e calmo, dolce col
padrone, il Rottweiler riesce in qualsiasi tipo di
addestramento.
E’ stato utile in guerra ed è tutt’oggi apprezzato dalla
polizia per il formidabile fiuto che gli permette di seguire per
chilometri una pista anche dopo molte ore dal passaggio della
persona ricercata.
Da questa breve storia del suo impiego si può constatare che
da sempre è stato un cane “di utilità” e mai quel
“killer” predisposto geneticamente.

Il Rottweiler ha un corpo potente e raccolto. L’altezza per i
maschi sarà compresa tra i 60 e i 68 cm, quella delle
femmine tra i 55 e i 65, ma spesso la differenza di taglia tra i
due sessi è più evidente che in altre razze. Il peso
del maschio si aggira sui 50 kg.
Ha mantello raso, di colore nero con focature. Le orecchie devono
restare integre, cadenti, la coda va invece amputata: alcuni
soggetti nascono anzi anuri, cioè senza coda.
Il Rottweiler è un cane che si affeziona alla famiglia, ma
in città ha bisogno almeno di un giardino.

 

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