Allegramente infelici! Il nuovo concetto di felicità

In tempi difficili, la parola felicità prende tutto un altro significato.

“La ricetta della felicità”, ” La felicità
è un viaggio che inizia da piccoli”, “10 consigli per essere
felici”….

Trattati, studi, articoli, siti internet, forums… Tutto
gira intorno alla ricerca della felicità.

Tanto è che certi esperti si chiedono: dobbiamo davvero
credere nella felicità per essere allegri?

O, al contrario, la continua ricerca di uno stato di
soddisfazione permanente ci condanna inesorabilmente alla
frustrazione?

In fondo, poi, cos’è la felicità? Esiste la
felicità? Certamente se esiste, non è uguale per
tutti noi, anzi per qualcuno è praticamente il contrario di
ciò che è per qualcun altro.

Nell’obbligo di essere felici, c’è il rischio di
sentirsi dei poveri falliti, se le cose non funzionano subito come
dovrebbero secondo i canoni che definiscono questa situazione
ideale. E se poi la felicità non esiste, il rischio diventa
certezza.

In fondo il messaggio che ci viene veicolato in modo un
pò ossessivo è questo:

Siate felici, subito, con qualsiasi mezzo, con qualsiasi
trucco, non è poi cosi difficile.

Come se la felicità fosse una cosa normalmente
accessibile, dovuta a tutti, obbligatoria e soprattutto a portata
di mano.

Ma c’è aria di cambiamento nel mondo della
felicità.

Recentemente, un docente dell’università di Harvard,
Tal Ben Shahar ha pubblicato un libro sull’apprendimento e la
gratificazione dell’imperfezione.

Per lui è ora di separare la felicità dai
clichés che l’accompagnano.

Essere felici non è avere la panoplia delle 3 S: Soldi,
Successo e Sorriso in ogni circostanza.

Per essere felici bisognerebbe quindi far convivere i nostri
sogni con la nostra realtà, e saper apprezzare i nostri
successi, pur limitati, nel loro giusto valore relativo.

Insomma c’è un urgente bisogno di trovare la
felicità nelle cose semplici, nei piccoli successi, nelle
mete accessibili ai nostri limiti. E se consideriamo i nostri
limiti come limiti alla nostra felicità, ebbene, dobbiamo
farcene una ragione.

Se non riusciamo ad essere allegramente felici, puntiamo
almeno a vivere la nostra infelicità il più
allegramente possibile.

(Foto: Matthew Hertel, All Rights Reserved)

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