ANGOSCIA COME ATTESA: il rapporto con il futuro

” Sarai meno schiavo del domani, se ti sarai reso padrone dell’oggi”. Secondo Seneca dobbiamo preoccuparci solo del presente, salvandoci dall’angoscia per il futuro.

L’angoscia come attesa: secondo Seneca e Pascal dobbiamo preoccuparci solo del presente

L’ammonimento di Seneca a Lucilio conserva ancora tutta la sua forza, soprattutto per gli uomini del nostro tempo, spesso autentici “vampiri” del presente: ” Sarai meno schiavo del domani, se ti sarai reso padrone dell’oggi”.

L’impressionante accelerazione che le moderne tecnologie hanno impresso alla nostra vita, fa sì che viviamo il presente solo come un traballante ponte di canne di bambù, sospeso tra un passato nostalgico o doloroso e, in particolare, un futuro consumato ancor prima che si compia.

Pascal, a questo proposito, è ancor più perentorio: “Il passato non deve preoccuparci, perché di esso non possiamo che rimpiangere i nostri errori. Tuttavia, il futuro deve preoccuparci ancor meno, perché non ha niente a che fare con noi e forse non lo raggiungeremo mai. Il presente è l’unico tempo veramente nostro e dobbiamo utilizzarlo come Dio comanda”.

Il presente costituisce veramente il centro temporale della nostra esistenza. In esso, infatti, noi disegniamo le nostre scelte, fabbrichiamo i nostri progetti, viviamo i nostri amori. Occorre attendere pazientemente che maturino, e per questo vanno coltivati senza fretta, senza eccessiva ansia.

L’uomo contemporaneo deve tornare ad elogiare la lentezza, perché le cose acquisiscono valore solo prolungandone il gusto. Ci sono, invece, persone che finalizzano la loro esistenza solo al domani, perennemente dimentiche dell’oggi, visto solo come fastidioso, se non doloroso, luogo della dilazione, dell’attesa che un nostro progetto si realizzi.

Vivere il presente – non inteso come appagamento edonistico o estetico – è frutto di una decisione: come affermava Jaspers, è un decidere di noi stessi, un assumersi delle responsabilità. Essere responsabili verso il presente significa, allora, saper vivere l’attesa della realizzazione di un nostro progetto, rispettare il naturale ciclo del tempo. Non vive in modo autentico chi si angoscia per il futuro, ma chi lo rende fraterno al presente.

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