Pensiero: l’uomo e il lavoro

Il lavoro diventa atto di promozione umana e interumana nella misura in cui ubbidisce a due condizioni. Quali?

Il lavoro diventa atto di promozione umana e interumana nella
misura in cui ubbidisce a due condizioni:
– saper armonizzare compressione e decompressione, ovvero
attenzione, concentrazione, rigore, impegno comunitario e
distensione, abbandono, pausa esistenziale, ozio come
contemplazione, dissodamento del sé, lavoro interiore su se
stessi;
– saper ricondurre la dimensione lavorativa a quel centro
unificatore che è la persona, intesa, per dirla con Mounier,
come ?vocazione, incarnazione, comunione?, e, quindi, supplire con
il vigore dell?anima alla fredda impersonalità dei marcatori
aziendalistici : competitività, produttività,
innovazioni, rendimenti…

All?uomo economico, tutto individualismo e amor proprio,
dobbiamo contrapporre davvero la persona, la cui attività
lavorativa è finalizzata alla trasformazione del mondo come
luogo da abitare, spazio da condividere e non come terra da usurare
o in cui primeggiare, perché indebitamente si ritiene che
arrivare secondi o aspettare l?altro equivalga ad una sconfitta, ad
un naufragio biografico.

Il lavoro, nell?ottica della persona, diventa forza spirituale,
nella misura in cui si segue la propria inclinazione, la propria
vocazione lavorativa, la propria natura più intima e,
incarnandola nel ?qui e ora?, la si finalizza al bene comune. In
tal senso lo sviluppo economico-produttivo e la dimensione etico –
politica, solidaristica, si armonizzano in modo mirabile.

Ma leggiamo, a suggello di quanto stiamo dicendo, le eloquenti
parole di Mounier che esalta la persona, tanto in quanto sa
testimoniare, nel segno dell?impegno e del dono, la propria
vocazione nel mondo: « La mia persona è in me la
presenza e l’unità di una vocazione che non ha limiti nel
tempo, la quale mi esorta ad andare indefinitamente al di là
di me stesso…

La mia persona è incarnata. Quindi non può mai
liberarsi completamente, nelle condizioni in cui si trova, dalla
schiavitù della materia. Ma non basta: non può
sollevarsi se non pesando sulla materia. Voler sfuggire a questa
legge significa condannarsi in precedenza all’insuccesso; chi vuol
essere solo angelo diventa bestia. Il problema non sta nell’evadere
dalla vita sensibile e particolare, che si svolge tra le cose, in
seno a società limitate, attraverso gli avvenimenti, ma nel
trasfigurarla.
Infine, la mia persona non raggiunge se stessa se non dandosi alla
comunità superiore che chiama ed integra le persone
singole.

I tre esercizi essenziali per arrivare alla formazione della
persona sono quindi: la meditazione, per la ricerca della mia
vocazione; l’impegno, l’adesione a una opera che è
riconoscimento della propria incarnazione; la rinuncia a se stessi,
che è iniziazione al dono di sé e alla vita in altri.
Se la persona manca a uno di questi esercizi essenziali, è
condannata all’insuccesso».

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