ANGOSCIA: il rapporto con il passato

L’angoscia si configura come un sentimento legato al futuro, si nutre dell’intervallo che passa tra la nostra scelta e il suo possibile compimento.

Legata all’attesa che i nostri progetti si realizzino o meno, l’angoscia si alimenta soprattutto del futuro. Essa si nutre, appunto, dell’intervallo che passa tra la nostra scelta e il suo possibile compimento.

Eppure il sentimento dell’angoscia guarda anche al passato come suo territorio di appartenenza. E’, infatti, proprio dell’uomo il timore che certi ricordi dolorosi, certe scelte infelici, certi eventi negativi possano ripetersi con tutta la loro carica devastante.

Quando viviamo perennemente in uno stato di tensione, guardando dietro di noi, ecco che l’angoscia si cronicizza e assume la figura dell’ “ansia anticipatoria”. E’ una fase acuta, patologica, che non ci permette mai di vivere in modo leggero, spontaneo. Anzi, qualsiasi azione compiamo, scatta inesorabile la tagliola dell’ansia: “Se ci dovesse andare male come in passato? ”

Sono, così, possibili due atteggiamenti esistenziali:

  •  Il passato, con i suoi ricordi dolorosi, i suoi eventuali fallimenti mi opprime talmente, che rimango come paralizzato. Ho paura di progettare, di scegliere, perfino di desiderare, e passo la mia esistenza in uno stato continuo di inerzia. Per non rischiare, rinuncio addirittura a vivere.
  • Ho fatto tesoro dei miei fallimenti, delle scelte sbagliate, le ho vissute intensamente sulla mia pelle, ma adesso sono pronto a ripartire. Ho fiducia nel presente, nel quale progettare il futuro. Credo allo slancio vitale, all’evoluzione creatrice, di cui parlava il filosofo Bergson! Insomma, credo che la vita presenti situazioni sempre nuove, mi oppongo con tutte le mie forze ad atteggiamenti statici in nome di un naturale dinamismo. Il passato non mi blocca, intanto perché non custodisce solo fallimenti, ma anche imprese riuscite, e poi perché la vita si rinnova continuamente, alimentando, così, l’entusiasmo.

 

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