ARIDITÀ: quale la sua genesi?

L’aridità di cuore, vero e proprio “analfabetismo emotivo”, non dipende esclusivamente da noi. Cause interne ed esterne confluiscono in questo mix.

Dilthey, uno dei pensatori più raffinati dell’ Ottocento, ha evidenziato una netta distinzione tra “spiegare” e “comprendere”.

Nel primo caso, si tratta di offrire delle descrizioni puramente scientifiche, meccaniche, si pensi alla fisica; nel secondo caso, invece, entrano in gioco fattori psicologici, esistenziali, legati agli aspetti, spesso nascosti e misteriosi, della nostra interiorità.

Proviamo, allora, a “comprendere” la genesi dell’ aridità. Nel caso di questo atteggiamento esistenziale, va ricordato, come per tutti gli altri aspetti della nostra vita interiore, che, rispetto a quanto si riteneva un tempo, il nostro cervello non è “rigido”, bensì “plastico”. In pratica, sulla formazione della nostra personalità, non incide solo il codice genetico, secondo una concezione puramente deterministica, ma anche l’ esperienza acquisita: educazione, stimoli esterni, pressioni sociali.

Chi soffre di aridità di cuore?

L’ arido di cuore – dall’aridità esistenziale a quella patologica, il vero e proprio “analfabetismo emotivo” – è, quindi, tale, non solo perché, per così dire, “predisposto”, ma anche a seguito di una educazione familiare povera di contenuti e valori autentici. Oppure, a seguito di una serie di delusioni, fino ai veri e propri traumi, subiti nella sua vita relazionale: affetti, lavoro, amicizie…

È comunque possibile migliorarsi

Tutto questo, ovviamente, non significa che l’ anima arida debba attribuire solo agli altri la propria triste condizione. La volontà, la responsabilità, il rispetto per l’ altrui dignità possono, comunque, essere riacquisiti, anche a fronte di un “vissuto” travagliato.

 

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