Sicilia, Sardegna e Calabria sono le tre regioni più colpite dalla tempesta Harry. Ingenti i danni, ma non ci sono state vittime.
Uno studio conclude che la tempesta Harry che ha colpito il Sud Italia sarebbe stata meno devastante in assenza del riscaldamento globale.
L’intensità della tempesta Harry è stata amplificata dai cambiamenti climatici. A confermare il peso del riscaldamento globale sul fenomeno estremo che ha colpito Sicilia, Sardegna e Calabria è uno studio condotto da ClimaMeter, consorzio scientifico internazionale diretto da Davide Faranda, ricercatore del Cnrs francese, specializzato proprio nell’attribuzione di eventi meteorologici estremi ai cambiamenti climatici.
“La tempesta – spiegano gli autori dell’analisi – è stata caratterizzata da piogge intense e persistenti, venti molto forti e onde estreme lungo le coste ioniche e tirreniche. Nella Sicilia orientale, le precipitazioni cumulative hanno provocato inondazioni improvvise e straripamenti dei fiumi, allagando le aree urbane, danneggiando abitazioni e attività commerciali e costringendo all’evacuazione precauzionale di diversi comuni. Le zone costiere sono state particolarmente esposte, con onde alte fino a 9-10 metri che hanno causato una significativa erosione costiera, danni a strade, ferrovie e infrastrutture portuali, nonché allagamenti dei quartieri costieri situati in zone basse”.
Nelle tre regioni dell’Italia meridionale, le perdite economiche sono state calcolate in almeno 2 miliardi di euro. Il comune di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, è parzialmente crollato a seguito di un enorme smottamento. La Sardegna, al contempo, ha dichiarato lo stato di emergenza.
Secondo il report di ClimaMeter, l’aumento della temperatura media globale ha aumentato la violenza della tempesta. Condizioni paragonabili a quelle del ciclone Harry, infatti, nei decenni passati avrebbero portato ad eventi meno intensi. Ad esempio, la velocità del vento in prossimità della superficie è aumentata di 4-8 chilometri orari, il che significa un 15 per cento in più.
Per giungere a tale conclusione, i ricercatori hanno confrontato la configurazione meteorologica che si è prodotta nel Sud Italia nei giorni scorsi con sistemi atmosferici simili che si sono registrati nel periodo che va dal 1950 al 1987, così come dal 1988 al 2023. I risultati indicano che una tempesta di questo genere resta un evento molto raro, il che, di fatto, rende i termini di paragone esigui. Malgrado ciò, però, è possibile affermare che l’intensità dell’evento estremo è stata esacerbata dal riscaldamento globale.
“Interpretiamo questo evento – indica lo studio nelle conclusioni – come causato da condizioni meteorologiche eccezionali, la cui intensità è stata amplificata dai cambiamenti climatici indotti dall’uomo, attraverso un aumento della temperatura media e un rafforzamento della circolazione atmosferica”.
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