Arriva una legge sui Cammini d’Italia per promuovere turismo lento e territori

La legge introduce per la prima volta una rete nazionale di strade pedonali, ciclabili e fiumi navigabili, per promuovere un turismo lento e i territori delle aree interne.

Una rete di strade da percorrere lentamente, senza automobili, o di fiumi navigabili, per connettere l’Italia in modo diverso, e per riconnettere pellegrini, turisti, cittadini, alla natura, a borghi quasi dimenticati, aree interne, tesori nascosti. Sono i Cammini d’Italia, che d’ora in poi saranno riconosciuti, organizzati e valorizzati grazie a un proposta di legge, approvata in settimana alla Camera all’unanimità e a cui manca solo un ultimo passaggio per diventare legge

Cosa sono i Cammini d’Italia

I cammini sono itinerari percorribili principalmente a piedi – ma anche in bicicletta o con altre forme di mobilità dolce – articolati in tappe giornaliere e privi dell’uso ordinario di mezzi a motore. Possono essere di carattere storico, culturale, religioso, naturalistico o paesaggistico. Non sono semplici sentieri, ma veri e propri “viaggi lenti” che consentono di attraversare territori, scoprire patrimoni diffusi e creare relazioni con le comunità locali.

L’Italia è uno dei Paesi europei con la rete più ricca e diversificata di cammini, molti dei quali inseriti anche in itinerari culturali riconosciuti dal Consiglio d’Europa. La nuova legge riconoscerà tutti i cammini d’Italia già censiti, oltre a quelli europeo che hanno un pezzo del loro percorso sul territorio.

Tra gli esempi più noti e consolidati rientrano la Via Francigena, uno dei grandi cammini europei di pellegrinaggio, che attraversa l’Italia da nord a sud collegando la Valle d’Aosta a Roma (e proseguendo poi verso i porti della Puglia), passando per Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio; le Vie e i Cammini di San Francesco, un sistema di percorsi che unisce Toscana, Umbria e Lazio, toccando luoghi simbolo come Firenze, La Verna, Assisi, Rieti e Roma; La Romea Strata, antica via medievale che collegava l’Europa nord-orientale a Roma e che in Italia attraversa Veneto ed Emilia-Romagna.

E poi ancora il Cammino di San Benedetto, che ripercorre i luoghi della vita del santo tra Umbria e Lazio, da Norcia a Montecassino; la Via Appia-Regina Viarum, antico asse romano oggi valorizzato come cammino storico-culturale, da Roma a Brindisi, e di recente diventato anche patrimonio Unesco, così come il Cammino Materano, che collega Puglia e Basilicata fino a Matera, patrimonio Unesco. Per finire con il Cammino di Santa Barbara, in Sardegna, legato alla storia mineraria dell’isola, e i Cammini lauretani, che conducono al santuario di Loreto attraversando Marche, Umbria, Toscana e Lazio. A questi si affianca una costellazione di cammini regionali e locali che valorizzano aree interne, parchi naturali, lagune, laghi e perfino tratti fluviali e marini.

Cosa prevede la proposta di legge

La legge introduce per la prima volta una cornice nazionale unitaria. In particolare, istituisce una Banca dati dei Cammini d’Italia, presso il ministero del Turismo, con una mappa digitale e informazioni utili ai viaggiatori (percorsi, tappe, servizi, accessibilità); assegna la qualifica ufficiale di “Cammino d’Italia” ai percorsi che rispettano standard di qualità, sicurezza, segnaletica e accoglienza; crea una cabina di regia nazionale e un tavolo permanente per coordinare Stato, Regioni, enti locali e associazioni; prevede un programma nazionale triennale per la promozione e la valorizzazione dei cammini, accompagnato da campagne di comunicazione in Italia e all’estero. E, ultimo ma non ultimo, rafforza l’attenzione a inclusione, accessibilità e tutela ambientale, favorendo la mobilità dolce e l’uso responsabile del territorio.

Lungo il cammino Francescano © Noi camminiamo in Sardegna

L’obiettivo è sostenere un turismo più equilibrato e sostenibile, nel solco del nuovo concetto di “undertourism” che pare aver iniziato a prendere piede come reazione al sovraffollamento turistico delle zone più trendy. I cammini favoriscono infatti la destagionalizzazione dei flussi turistici, il rilancio dei borghi e delle aree interne, nuove opportunità economiche per strutture ricettive, guide, artigiani e produttori locali. Ma soprattutto una fruizione più rispettosa dell’ambiente e del paesaggio e la valorizzazione del patrimonio culturale, religioso e naturale diffuso.

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