Tra storia e paesaggi nelle città erniche, candidate a Capitale italiana della Cultura

Un viaggio nei 100 siti culturali racchiusi nel territorio di 4 comuni della Ciociaria, nel basso Lazio, che uniscono le forze per un obiettivo comune.

Non solo Roma. A sud della Capitale e dei suoi tesori noti a tutti, c’è un altro Lazio e un altro pezzo di Italia centrale che custodisce a sua volta uno dei patrimoni culturali più stratificati e meno raccontati del Paese. È quel pezzetto di Ciociaria che abbraccia la breve catena montuosa degli Ernici, e che da Anagni ad Alatri, da Veroli a Ferentino, oggi rilancia la sua identità storica e paesaggistica attraverso la candidatura delle quattro città erniche a Capitale italiana della Cultura, puntando su un modello di valorizzazione diffusa e su una visione alternativa ai flussi turistici di massa. E che cultura: solamente queste quattro città erniche e il loro territorio rappresentano un mosaico di oltre cento siti culturali differenti – tra aree archeologiche, musei, abbazie, biblioteche storiche, cammini e borghi – che si estende dal mar Tirreno, fino oltre i versanti di montagna, nel cuore dell’Italia abitata anticamente da popoli italici, come Equi e Volsci, e che nei secoli più recenti hanno invece rappresentato il cuore pulsante dello Stato Pontificio, esprimendo diversi papi. Un’eredità che oggi diventa leva per immaginare un futuro fondato su turismo lento, accessibilità e rigenerazione culturale.

Le mura megalitiche di Alatri
Le mura megalitiche di Alatri

Le città erniche tra storia e cultura 

Tra i simboli più riconoscibili del territorio, per esempio ci sono le mura megalitiche di Alatri, tra le più imponenti d’Europa, esempio straordinario di architettura pre-romana, e il centro storico di Anagni, nota come la “Città dei Papi” appunto, con la Cripta di San Magno e i musei archeologici che raccontano le origini del Lazio antico.

A Ferentino, il teatro romano riportato alla luce e il sistema delle terrazze urbane mostrano come archeologia e paesaggio possano convivere all’interno di un tessuto cittadino ancora vivo, mentre Veroli rappresenta uno snodo chiave della candidatura, tra arte sacra, musei e cammini. “Questo territorio negli ultimi anni è stato caratterizzato da una effervescenza culturale notevole, soprattutto per quanto riguarda i musei che raccolgono il patrimonio archeologico, storico-artistico e documentario”, spiega Alessandro Betori, soprintendente per Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Frosinone e Latina. “Con il Museo nazionale dei Popoli italici a Veroli si è completata una lunga attività di valorizzazione. Le strutture ci sono e possono diventare l’impalcatura su cui costruire il futuro di queste zone”.

Il Teatro romano di Ferentino
Il Teatro romano di Ferentino

Il Museo archeologico nazionale dei Popoli italici– Amedeo Maiuri, inaugurato nel 2024 e destinato ad aprire l’allestimento definitivo entro il 2026 grazie anche ai fondi del Pnrr, è pensato come spazio inclusivo e accessibile, non solo dal punto di vista fisico ma anche cognitivo. “Raccontiamo le comunità che abitavano il Lazio meridionale prima della romanizzazione – dalle necropoli agli abitati, fino ai santuari – restituendo una visione ampia e interconnessa del territorio”, spiega la direttrice Alessandra Gobbi.

Terra di festival diffusi e spiritualità

Accanto ai musei, la candidatura valorizza luoghi di forte spiritualità e silenzio, come l’Abbazia cistercense di Casamari, immersa nel verde e raggiungibile attraverso percorsi di turismo lento. Qui sono in corso importanti interventi di tutela: “Abbiamo avviato il restauro conservativo di una tela del Seicento di Giovanni Serodine e stiamo programmando nuovi interventi grazie all’Art Bonus”, racconta Monica De Gregorio, direttrice dell’Abbazia. Un esempio di come la conservazione del patrimonio possa intrecciarsi con strumenti di finanziamento sostenibile e partecipato.

 

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La rete dei cammini, a partire dalla Via Francigena del Sud, le biblioteche storiche come la Giovardiana, i piccoli musei civici e religiosi, insieme ai festival culturali diffusi – dal Teatro medievale al Festival della Filosofia – completano un’offerta che invita a rallentare, esplorare, restare. Non un’unica “icona” da consumare, ma una pluralità di luoghi da abitare. In un’epoca segnata dall’overtourism dei grandi centri e dalla crisi delle aree interne, la candidatura della Ciociaria propone così un modello alternativo: meno folla, più comunità; meno consumo, più cura. Un territorio che prova a trasformare la propria marginalità in valore, indicando una strada possibile per un turismo culturale più equilibrato, capace di generare economia senza snaturare i luoghi.

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