Capodanno cinese 2020. Cos’è, quando e come si festeggia la Festa di primavera

Mentre oltre un miliardo di cinesi festeggia l’arrivo dell’anno del topo (seppur con molte limitazioni a causa dell’epidemia di coronavirus) abbiamo chiesto alla comunità italo-cinese di Milano come concilia le tradizioni di ieri e di oggi. Cos’è e come si festeggia il Capodanno cinese.

Risveglio, rigenerazione, rinascita. Le date, le tradizioni e i festeggiamenti del Capodanno cinese sono diversi da quello celebrato in Occidente ma l’obiettivo rimane sempre quello di prepararsi ad affrontare l’anno che viene con nuove energie. Il Capodanno cinese 2020 si tiene il 25 gennaio e segna la fine dell’anno del maiale, uno dei dodici segni zodiacali cinesi, e l’inizio di quello del topo. È conosciuta come la Festa di primavera – anche se si tiene d’inverno, è la porta d’ingresso alla stagione della rifioritura – ed è la ricorrenza più importante del calendario cinese, celebrata in patria da più di un miliardo di cittadini.

Molti cinesi, però, vivono in numerose diaspore in tutto il mondo, come quella di Milano, concentrata intorno all’arteria principale di Chinatown, via Paolo Sarpi. Qui, come nel resto d’Italia, ci sono persone che lo festeggiano e altri non ne hanno il tempo visto che per il nostro paese si tratta di un giorno lavorativo qualsiasi. Una dimostrazione del fatto che mantenere vive le tradizioni del paese d’origine è una sfida per questa comunità.

Perché si tiene il Capodanno cinese, storia e origini

C’è quindi da chiedersi cosa viene raccontato alla seconda generazione di bambini italo-cinesi in occasione di questa festa. Se sanno che, nell’antichità, tutti gli anni un mostro di nome Nian (年), che vuol dire “anno” in cinese, visitava i villaggi alla vigilia del primo giorno dell’anno, costringendo gli abitanti a rifugiarsi nelle montagne. Una volta, però, un vecchio saggio riuscì a sconfiggere il demone una volta per tutte vestendosi di rosso e munendosi di petardi e lanterne, anch’esse rigorosamente rosse. Si tratta di una leggenda popolare, i cui dettagli cambiano in base alle diverse versioni, che spiega le origini di alcune delle usanze più tipiche del Capodanno cinese. Quello che si può definire un fatto storico, invece, è che questa festività celebrata da oltre quattromila anni è nata come cerimonia per chiedere agli dei e agli antenati un buon raccolto nell’anno a venire.

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Il Capodanno cinese, conosciuto anche come Festa di primavera, si tiene il 25 gennaio nel 2020. È la ricorrenza più importante dell’anno in Cina e segna il primo giorno del calendario lunare © Lintao Zhang/Getty Images

Quando si festeggia l’anno nuovo in Cina, la durata

Una delle differenze fondamentali tra il “nostro” Capodanno e quello cinese è che quest’ultimo non si tiene in corrispondenza di una data fissa, ma varia di anno in anno tra il 21 gennaio e il 20 febbraio del calendario gregoriano. Ad esempio, quest’anno è il 25 gennaio ma nel 2021 il Capodanno cinese cadrà il 12 febbraio. I festeggiamenti durano due settimane: si parte con la vigilia a cui segue la Festa di primavera, cioè il primo giorno del nuovo anno del calendario lunare cinese – che corrisponde con il secondo novilunio dopo il solstizio d’inverno. Il tutto si chiude con la Festa delle lanterne, il quindicesimo giorno, che nel 2020 è sabato 8 febbraio.

Ufficialmente però i giorni di ferie sono sette, anche se c’è chi, come gli alunni nelle scuole cinesi, è in vacanza per tutta la durata dei festeggiamenti. Quest’anno, se siete in Cina aspettatevi negozi e uffici chiusi dal 24 al 30 gennaio.

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Come il Capodanno occidentale, anche il Capodanno cinese si celebra con i fuochi d’artificio, qui a Hong Kong, che hanno origini proprio nella Cina antica © Billy H.C. Kwok/Getty Images

Capodanno cinese 2020, l’animale: l’anno del topo

Il 25 gennaio 2020 si entra nell’anno del topo. Sempre secondo la leggenda, questo è il primo segno dello zodiaco cinese perché arrivò per primo alla festa dell’Imperatore di Giada, il sovrano del paradiso, che aveva proclamato che l’ordine dei segni di sarebbe deciso in questo modo. I segni si alternano in un ciclo di 12 anni e a ogni anno del calendario lunare corrisponde un animale a cui sono associati alcuni aspetti caratteriali, esattamente come nell’astrologia occidentale. Ad esempio, le persone nate sotto il segno del topo sono argute, gentili e versatili.

Scopri il tuo segno zodiacale cinese

Segno zodiacaleAnno di nascita
Topo1924, 1936, 1948, 1960, 1972, 1984, 1996, 2008, 2020
Bue1925, 1937, 1949, 1961, 1973, 1985, 1997, 2009
Tigre1926, 1938, 1950, 1962, 1974, 1986, 1998, 2010,
Coniglio1927, 1939, 1951, 1963, 1975, 1987, 1999, 2011
Drago1928, 1940, 1952, 1964, 1976, 1988, 2000, 2012
Serpente1929, 1941, 1953, 1965, 1977, 1989, 2001, 2013
Cavallo1930, 1942, 1954, 1966, 1978, 1990, 2002, 2014
Capra1931, 1943, 1955, 1967, 1979, 1991, 2003, 2015
Scimmia1932, 1944, 1956, 1968, 1980, 1992, 2004, 2016
Gallo1933, 1945, 1957, 1969, 1981, 1993, 2005, 2017
Cane1934, 1946, 1958, 1970, 1982, 1994, 2006, 2018
Maiale1935, 1947, 1959, 1971, 1983, 1995, 2007, 2019

Dove e come si festeggia, giorno per giorno 

Ogni giorno è legato ad attività ben precise, che le famiglie più tradizionaliste portano avanti”, soprattutto quelle al di fuori delle grandi città cinesi che “ormai si stanno un po’ occidentalizzando”, racconta Valentina Talia, responsabile dell’ufficio comunicazione dell’Istituto Confucio dell’Università degli studi di Milano, che promuove la cultura cinese attraverso corsi di lingua e attività didattiche come quelle in occasione del Capodanno per “avvicinare gli italiani che magari ne sanno ancora poco della Cina, ormai sempre più presente nel nostro contesto”.

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Un cartello in cinese e in italiano con informazioni sulla parata di Capodanno in zona Paolo Sarpi, la Chinatown milanese, che si nel 2019 si è tenuta il 10 febbraio. Quella del 2020, prevista per il 2 febbraio, è stata annullata per solidarietà verso le persone contagiate dal coronavirus in Cina © Mara Budgen/LifeGate

La vigilia

“La vigilia inizia col pulire casa per allontanare, simbolicamente, le cose negative e far posto alla fortuna per il nuovo anno”, spiega Talia. La sera si mangia in famiglia, tradizionalmente a casa, o al ristorante come fa Linda Li, originaria di Wenzhou in Italia da 18 anni, che lavora in uno dei tanti negozi di abbigliamento all’ingrosso in zona Sarpi. Trascorre la vigilia con sua sorella e con suo figlio di 11 anni che, nonostante sia nato in Italia, è entusiasta quanto la madre di questo momento di aggregazione familiare – quest’anno, tra l’altro, ci sono anche i genitori di Linda in visita dalla Cina. A confermare che la loro non è l’unica famiglia a riunirsi per il Capodanno in Chinatown è il ristorante Jubin, che ha ricevuto molte prenotazioni per la cena del 24 gennaio (altri ristoratori, però, non sono stati così fortunati, a dimostrazione del fatto che non tutti gli abitanti della zona festeggiano questa ricorrenza, come andremo a vedere).

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Il ristorante cinese Jubin in via Paolo Sarpi a Milano. Frequentato anche da tanti italiani, ha ricevuto molte prenotazioni da famiglie cinesi che celebrano la vigilia di Capodanno il 24 gennaio © Mara Budgen/LifeGate

Il primo giorno di festa

Anche il primo giorno dell’anno è dedicato a stare con i parenti, mangiando i piatti tipici del Capodanno e scambiandosi doni avvolti in carta rossa o buste di denaro sempre di colore rosso, cioè quello della fortuna e del buon auspicio – addirittura durante il periodo delle celebrazioni la biancheria che si indossa dovrebbe essere di questo colore, esattamente come nella tradizione occidentale, secondo cui andrebbe portato almeno un indumento rosso (spesso proprio l’intimo) la notte di San Silvestro in quanto porta fortuna.

“Il Capodanno, in poche parole, è una riunione della famiglia più estesa”, dice Andrea Zhou, nato nei pressi di Wenzhou e cresciuto in Emilia-Romagna. È uno dei cinque giovani soci di origini cinesi che hanno aperto Moodmarket, negozio e bar dedicato alla degustazione di prodotti alimentari cinesi in via Paolo Sarpi. “La Festa di primavera ha un significato importante per tutti i cinesi, è l’unica in cui riposiamo”, dice, precisando che questo non succede in Italia, dove le persone lavorano normalmente, ma in patria dove “l’ambiente è molto diverso da qui”.

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Andrea Zhou è uno dei cinque giovani soci di origini cinesi che hanno aperto Moodmarket, negozio e bar dedicato alla degustazione di prodotti alimentari cinesi in via Paolo Sarpi a Milano © Mara Budgen/LifeGate

In Cina tutte le famiglie si riuniscono, torna a casa “anche chi abita lontano, e adesso sono sempre di più i giovani che lavorano lontano”, spiega Talia. Gli spostamenti iniziano una settimana prima del Capodanno e questo periodo ha un nome preciso, chunyun: è considerata la più grande migrazione del mondo –quest’anno erano previsti 3 miliardi di spostamenti, molti dei quali limitati però dal governo cinese per fermare l’epidemia di un nuovo ceppo del coronavirus (2019-nCoV) che ha colpito in particolare la città di Wuhan, causando decine di vittime principalmente in Cina ma anche in altri paesi.

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Il periodo di viaggi in occasione del Capodanno cinese, quando tutte le famiglie si riuniscono, si chiama chunyun: quest’anno il trasporto è limitato per cercare di fermare l’epidemia di coronavirus che ha avuto origine nella città di Wuhan © China Photos/Getty Images

A sottolineare la centralità della famiglia nella celebrazione del Capodanno è anche Serena Zhao, originaria di Hangzhou in Italia da 10 anni, che lavora in un ristorante cinese di via Paolo Sarpi e, oltre ad avere un secondo lavoro, insegna anche cinese ai bambini italiani. Ormai è un decennio che non trascorre il Capodanno con la sua famiglia e solitamente non lo festeggia a causa degli impegni lavorativi. Grazie alle videochiamate, può però fare gli auguri ai suoi cari, anche se sostiene che la rete non funzioni bene nei giorni delle festività a causa dei molti utenti collegati in zona, si sospetta, per lo stesso motivo.

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Un ristorante cinese, con annessa gelateria, in via Paolo Sarpi a Milano © Mara Budgen/LifeGate

Il secondo, terzo e quarto giorno

Il secondo giorno dei festeggiamenti è dedicato al culto degli antenati, quindi alle persone che non ci sono più. “La cosa curiosa è che il terzo e quarto giorno, secondo la leggenda, sono quelli in cui è più facile litigare. Quindi è sconsigliato fare visita ad amici e parenti”, continua Talia. Ogni giorno successivo è legato a usanze e tradizioni specifiche fino ad arrivare al quindicesimo che è la Festa delle lanterne, in cui vengono accese e fatte volare in cielo (quest’ultima è un’usanza moderna, precisa Talia).

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Via Paolo Sarpi a Milano adornata con le lanterne rosse in occasione del Capodanno cinese © Mara Budgen/LifeGate

Decorazioni

Oltre alle lanterne rosse, un’altra decorazione tipica del Capodanno cinese è il carattere Fú (福), solitamente riportato su addobbi a forma di rombo, immancabilmente rossi. Simbolo di fortuna e felicità, viene anche appeso capovolto per simboleggiare che la felicità è arrivata.

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Una decorazione tipica del Capodanno cinese è il carattere Fú, che simboleggia la fortuna e la felicità, qui affisso sulle strade della capitale, Pechino © China Photos/Getty Images

Cosa si mangia per il Capodanno cinese, i piatti tipici

Per i cinesi iniziare l’anno nuovo vuol dire mangiare pietanze tipiche, che vengono portate in tavola secondo un ordine preciso. “La cucina è fortemente legata all’aspetto delle festività in Cina”, spiega Talia. “Per il Capodanno il cibo principale sono i ravioli cinesi, jiaozi, che ricordano la forma dei lingotti d’oro”, un simbolo di buona fortuna, ricchezza e prosperità, nella cui preparazione ogni componente della famiglia ha un ruolo specifico.

Un’altra usanza è quella di mangiare il pesce, cucinato intero, che in pinyin (la rappresentazione fonetica dei caratteri cinesi in alfabeto latino) si scrive , che significa anche ricchezza. Ogni cibo, quindi, porta con sé un augurio diverso e, ad esempio, “anche gli spaghetti sono un simbolo di lunga vita e quindi è importante che vengano serviti interi”, precisa Talia. Dulcis in fundo (anche se in alcune parti della Cina si mangiano salate) sono le tortine di riso nian gao, che rimandano al concetto di stare in famiglia e al successo.

Il Capodanno cinese in Italia: Milano

Un tripudio di sapori, odori e colori che caratterizzano anche le celebrazioni della comunità italo-cinese di Milano. Sempre più persone partecipano alla parata che viene organizzata in zona Paola Sarpi la domenica successiva al Capodanno, che quest’anno però non si terrà il 2 febbraio come previsto inizialmente ma è stata annullata per solidarietà verso le vittime del coronavirus. Solitamente, oltre all’Istituto Confucio, sono presenti tutti gli enti e le istituzioni della comunità, racconta Talia, “e di anno in anno aumentano anche gli italiani interessati”.

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La parata in occasione del Capodanno cinese 2018, per inaugurare l’anno del cane, che si è tenuta in zona Paolo Sarpi a Milano. Molti i partecipanti, sia cinesi che italiani © Istituto Confucio

A confermare l’interesse per la parata è il commesso di un negozio di alimentari in via Sarpi, che preferisce rimanere anonimo. Secondo lui questa iniziativa è persino rivolta più agli italiani che ai cinesi, che non possono unirsi alla festa perché lavorano. Ormai lui, come molte altre persone, celebra il Capodanno occidentale visto che è un giorno di festa per tutti. Un fatto che sembrerebbe alludere a una necessità e, forse, anche a un desiderio di integrazione, che non significa solo adottare le usanze locali ma anche non sfoggiare in modo troppo evidente le proprie. “Siamo discreti, ci facciamo gli affari nostri”, sostiene Nina di Wenzhou, trentenne, in Italia da quando di anni ne aveva dieci.

E per spiegare perché molti membri della sua comunità sono restii a rispondere a domande sul Capodanno, Nina avverte che “se vieni morso da un serpente” cerchi di rimanere nell’ombra, “non per paura, ma per evitare perdite di tempo”. Un chiaro riferimento alla situazione spesso tesa che respirano le comunità straniere come quella cinese nel contesto italiano, in cui molte persone ancora temono e quindi non accettano la diversità: secondo Nina, “le nostre parole potrebbero essere manipolate”, utilizzate (magari fuori contesto) per evidenziare le difficoltà della convivenza tra culture, e mettere in cattiva luce “chi non è di qui”. Conseguentemente, la voglia di aprirsi, anche su un argomento apparentemente innocuo come il Capodanno cinese, non è molta.

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Quando fa buio le lanterne rosse di via Paolo Sarpi appese in occasione del Capodanno cinese regalano un’atmosfera eterea alla via principale della Chinatown milanese. Come queste luci deboli vengono inghiottite dall’oscurità, anche le tradizioni dei luoghi d’origine della comunità italo-cinese rischiano pian piano di spegnersi © Mara Budgen/LifeGate

Una nota di cinismo che trasforma l’atmosfera creata dalle lanterne rosse e dalle lucine bianche che adornano via Paolo Sarpi: non più simboli di festa ma luci deboli soffocate dall’oscuro calare della sera. E fioco è anche il desiderio di tenere accese le tradizioni dei luoghi d’origine degli abitanti della comunità italo-cinese, le cui abitudini vengono sempre più inghiotte dal bagliore delle usanze e degli stili di vita, quindi della cultura, locali. Forse questa transizione è un processo naturale, come quella dal giorno alla notte, un fatto che si riflette anche nelle parole del giovane Andrea Zhou: “La gente che è cresciuta qui non ha la concezione dell’importanza di celebrare il Capodanno, e quelli che sono qui da venti o trent’anni ormai sono praticamente italiani”. Nonostante questo, c’è chi fa ancora tesoro dei festeggiamenti per il Capodanno cinese e, se vi capita di visitare questa o una qualsiasi Chinatown italiana nelle prossime settimane, non siate timidi, è la vostra occasione per augurare alle persone cinesi, italiane, o chiunque vi capiti davanti, xīn nián kuà lè, felice anno nuovo!

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