Coltivare potere personale

“Nessuno pu

Il potere, quello vero, non è sugli altri, è su di
sé. “Chi vince gli altri ha forza. Chi vince se stesso
è forte. Chi conosce la propria misura è ricco”, ha
lasciato detto Lao Tsé, il leggendario maestro della
tradizione taoista. Ma non basta. Il potere, quello vero, non
è “sugli altri”, ma “con gli altri”. E questo vale anche
quando parliamo di potere su noi stessi. Abbiamo potere su di
noi
quando siamo accoglienti e coinvolgenti con tutte
le nostre parti, quelle che ci fanno sentire forti e spavaldi e
quelle che ci fanno sentire indifesi e vulnerabili. Nessuno di noi
è superman, abbiamo tutti accumulato, nella nostra storia,
dolcezze e durezze, sicurezze e debolezze.

Esercitare bene il potere su di noi vuol dire non “cacciare
giù” i nostri aspetti più sensibili, come se non ci
fossero, ma accogliere e accettare anche la nostra
fragilità, facendo di necessità virtù e
scoprendo la metà piena del bicchiere e il talento specifico
di ogni nostra singola parte.

Il buon leader deve saper valorizzare ogni membro della sua
squadra ed è quello che prima di tutto possiamo imparare a
fare con noi stessi.

a, in noi, è a priori buono o cattivo, giusto o
sbagliato. E’ la cultura in cui cresciamo che etichetta, per
esempio, la sensibilità dell’uomo come debolezza o la
determinazione di una donna come inopportuna. E’ la cultura che ci
dice come dobbiamo essere, cosa in noi è giusto e cosa
è sbagliato. Coltivare potere personale vuol dire
riappropriarsi della capacità di valutare in prima persona –
e non secondo parametri esterni imposti da altri – ciò che
per noi va bene e quando. Coltivare potere personale vuol dire
riconoscere che
ogni medaglia ha due facce
: la timidezza insegna ad
ascoltare gli altri, la paura a essere prudenti, l’insicurezza a
rafforzare gli strumenti di cui si dispone; tanto quanto la
presunzione fa allontanare gli altri, l’eccessiva audacia
può portare a un fallimento, e l’eccessiva sicurezza in una
mancanza di attenzione verso le situazioni esterne. Ogni nostro
aspetto ha una metà vuota e una piena del bicchiere; non
sono necessariamente i lati forti a essere sempre quelli
migliori

Quando riconosciamo le nostre vulnerabilità e ce ne
facciamo carico, nessuno potrà ferirci perché saremo
già attenti e accoglienti nei confronti di quella parte di
noi. Già sapremo “come siamo” e quindi nessuna affermazione
dell’esterno potrà incrinare il nostro equilibrio.
Se invece non abbiamo ancora conquistato questa maggior conoscenza
e accettazione di noi – quella che si chiama consapevolezza di
sé – affermazioni o critiche infertaci da altri ci fanno
male perché “mettono il coltello nella piaga”, quella piaga
che neppure noi stessi vogliamo riconoscere e curare… e allora
sì che fa male.

“Tutto parte dalle nostre convinzioni”, sottolinea Mike George,
maestro spirituale e facilitatore di sviluppo gestionale, che
insiste su quanto le convinzioni con cui ci identifichiamo siano
poi fatali nelle relazioni con gli altri e con la vita. Quando
qualcuno minaccia una delle nostre convinzioni – per esempio “io
sono buono”, “io sono bravo” o anche semplicemente “io ho ragione”,
per esempio nell’ambito di una discussione – noi ci sentiamo sotto
attacco. Che in realtà non è necessariamente un
attacco a noi, ma a una nostra convinzione.
Quando già nel nostro percorso di crescita interiore ci
siamo fatti un
esame di coscienza
e abbiamo scoperto che “sì,
è vero, sono buono, ma non proprio in tutte le circostanze”,
“sì, è vero, sono bravo, ma non sempre e non in
tutto”, “sì vero ho ragione, ma forse il mio interlocutore
ha un altro punto di vista o ha ragioni che io non ho ancora preso
in considerazione”… ecco che ogni minaccia a questa mia
convinzione
iniziale sfonda una porta aperta e quindi
non viene vissuta come “attacco”.

“Nessuno può farci male senza che noi glielo permettiamo
– sottolinea ancora Mike George -. Se credi che venir meno a una
scadenza non sia la fine del mondo o del tuo lavoro allora saprai
come rilassarti”, questo per dimostrare quanto siano le nostre
convinzioni a renderci vulnerabili, non i fatti in sé.
“Siamo preoccupati delle opinioni che abbiamo delle cose,
più che delle cose stesse”, affermava il filosofo Epitteto
già 2000 anni fa.

Nella misura in cui siamo barricati dietro alla convinzione di
“come sono” o “come dovrei essere”, ogni affermazione che sembra
contraddire questa convinzione la vivrò come un’offesa, come
una ferita alla mia integrità. Quando invece apro le porte
alla mia integrità – al mio “essere intero” – accogliendo e
riconoscendo tutto ciò che sono, luci e ombre, non
avrò più fianco indifeso a un attacco perché
già conoscerò i miei punti più vulnerabili.
E saprò
sorriderne
.

Paradossalmente, è riconoscendo le nostre
vulnerabilità
che diventiamo forti. Che
diventiamo invulnerabili.

Marcella
Danon

Bibliografia:
Mike George, “7 Ahh! di anime altamente illuminate”, Brahma Kumaris, World
Spiritual University
, 2006, Roma.

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