La conferma sul pessimo stato della biodiversità arriva dalle Nazioni Unite

Dopo il Wwf, anche le Nazioni Unite confermano il pessimo stato di salute della biodiversità globale e lo scarso impegno di stati e governi per proteggerla.

A pochi giorni dalla diffusione dei dati del Wwf sulla perdita di biodiversità nel mondo, la conferma sulla scarsa salute di cui gode il nostro pianeta arriva da Pyeongchang, in Corea del Sud, dove dal 6 al 17 ottobre sono in corso i negoziati annuali della Convenzione sulla diversità biologica (Cdb, Cop 12) delle Nazioni Unite. Il nuovo rapporto si chiama Global biodiversity outlook 4. Quest’anno spazio anche alla prima conferenza delle parti del Protocollo di Nagoya, entrato in vigore a luglio dopo quattro anni e la ratifica di più di 50 paesi.

 

I governi e i paesi che hanno aderito alla Cdb non stanno facendo abbastanza per rallentare il tasso di perdita di habitat, ridurre l’inquinamento e fermare lo sfruttamento incontrollato delle risorse presenti nei mari e negli oceani. A quasi metà percorso dalla scadenza degli obiettivi (2011-2020) fissati in Giappone nel 2010 durante la decima conferenza della Cdb, la realtà sembra essere più dura del previsto. Dei 56 punti accettati dai paesi che hanno ratificato il Protocollo (noti come target di Aichi), solo cinque potrebbero essere rispettati, mentre 33 hanno fatto registrare progressi non sufficienti per onorare la scadenza del 2020.

 

Secondo il rapporto, “il rischio medio di estinzione di uccelli, mammiferi, anfibi e coralli non ha mostrato segnali di riduzione” mentre “il tasso di deforestazione, seppur in leggero calo, continua ad essere allarmante”. Il segretario esecutivo della Convenzione Braulio Ferreira de Souza Dias conferma la preoccupazione sul fatto che gli stati non stiano facendo abbastanza: “Tutti gli indicatori suggeriscono che lo stato della biodiversità è in continuo peggioramento e ha bisogno di interventi urgenti”.

 

Il Living planet report 2014 del Wwf contiene un dato che ha sconvolto biologi ed esperti in tutto il mondo: la fauna selvatica ha perso più di metà della sua ricchezza tra il 1970 e il 2010 a causa di inquinamento e distruzione degli habitat naturali. Un dato molto più alto, e quindi grave, di quanto si pensasse finora.

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