David Bowie e il batterista folgorato

Non uno show come gli altri al Madison Square Garden di New York per David Bowie, per il suo pubblico e soprattutto per il suo futuro batterista.

7 maggio 1978. David Bowie in concerto al Madison Square Garden di New York. Non è la prima volta e non sarà nemmeno l’ultima (celebre diverrà ad esempio lo show del 1997 in cui il Duca Bianco festeggerà i suoi 50 anni). Qui però un live è sempre diverso dagli altri. E l’atmosfera viene descritta anche da Nicholas Pegg nel suo “Bowie. Le canzoni, gli album, i concerti, i video, i film, la vita: l’enciclopedia definitiva, p. 481, Arcana 2012”. Proprio qui si legge infatti che pure Andy Warhol attende un evento del genere. “C’erano solo due biglietti per il concerto di Bowie e ci volevano andare tutti” – annota sul suo diario il genio della Pop Art. Robert Fripp, Earl Slick, Brian Eno, Dustin Hoffman e alcuni componenti dei Talking Heads sono presenti tra gli altri in mezzo al pubblico.

 

 

Sul palco con il Duca Bianco – nel periodo della trilogia berlinese e ormai spogliatosi definitivamente da tempo degli abiti di Ziggy Stardust – ci sono Carlos Alomar (chitarra), Adrian Belew (chitarra), George Murray (basso), Simon House (violino), Sean Mayes (piano) e Roger Powell (tastiere).

Anzi no. Non è finito l’elenco. Alla batteria c’è infatti Dennis Davis, musicista che già da alcuni anni collabora con David Bowie. Il batterista invita per questa prima di tre serate consecutive al Madison Square Garden il suo vicino di casa, un giovane quattordicenne anch’egli dedito allo stesso strumento. Il suo nome è Sterling Campbell. “Quello è stato il mio primo contatto con la musica di David e con la bravura alla batteria di Dennis Davis. Lì ho capito cosa avrei voluto fare nella vita!” dichiara lo stesso Campbell.

 

Detto, fatto. Il “ragazzino” comincia quindi a prendere lezioni di batteria da Dennis Davis e molti anni dopo ricoprirà spesso il ruolo di batterista di David Bowie, collaborando con lui anche per l’album del grande ritorno, The Next Day, pubblicato all’inizio dell’anno scorso.

 

Leonardo Follieri

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