Cop26

L’impegno ecofemminista per il clima: la parità di genere alla Cop26

Dalla Cop26 ci si attendono anche risposte chiare sulla necessità di operare una transizione ecologica che sappia garantire la parità di genere.

Ventisei anni dopo la storica Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne a Pechino, l’uguaglianza di genere non è ancora stata raggiunta, e ancora rimane molto da fare per rimuovere le barriere che non permettono alle donne la piena realizzazione dei loro diritti. Per trasformare le società rendendole più eque anche per le donne c’è bisogno di un approccio differente, a partire dalla risposta ai cambiamenti climatici.

Il ruolo delle ong alla Cop26

Durante summit della Terra nel 1992, gli stati membri della Nazioni Unite concordarono un nuovo trattato internazionale, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) con l’obiettivo di stabilizzare le concentrazioni dei gas serra causa dei cambiamenti climatici. Da allora le Nazioni Unite hanno lavorato con quest’intento con i governi e la società civile attraverso negoziati tra i governi di tutto il mondo durante l’annuale Conferenza delle Parti (Cop) firmatarie della convenzione. 

Boris Johnson alla Cop26
Il primo ministro inglese Boris Johnson alla Cop26 © Christopher Furlong/Getty Images

La società civile e le organizzazioni non governative sono accolte a queste conferenze come osservatori per offrire opinioni e competenze per influenzarne positivamente il processo. Per portare avanti le loro istanze hanno la possibilità di organizzarsi in gruppi ufficialmente riconosciuti dal Segretariato dell’Unfccc, le cosiddette “constituencies”. Una delle prime ad essere creata è stata la Women and Gender Constituency (Wgc), un gruppo che racchiude organizzazioni eco-femministe e non, con l’obiettivo comune di rendere prioritarie le diverse conseguenze dei cambiamenti climatici sulle donne (e altri gruppi di genere) per rendere politiche e progetti ambientali e climatici efficaci ed equi.

L’importanza della protezione dei diritti umani nei negoziati

Nella maggior parte dei casi, durante la stesura di un documento internazionale la parti coinvolte devono mediare per raggiungere un testo comune. Il linguaggio usato può arrivare ad essere così generico da poter essere interpretato in maniera troppo ampia e quindi non avere un impatto sul problema che si sta cercando di contrastare.

Nel caso dei testi discussi durante le Cop, per garantire che nelle decisioni che verranno prese nei prossimi decenni in ambito climatico non ci sia spazio per iniziative che continuino ad emettere gas climalteranti, mettendo a repentaglio gli ecosistemi e il benessere delle persone, sono necessarie delle previsioni che proteggano le persone e l’ambiente, ed è qui che i diritti umani possono fare la differenza. Integrare princìpi legati ai diritti umani in testi internazionali che determineranno in che modo l’azione climatica prenderà forma dei prossimi decenni è fondamentale per assicurarsi che gli attori coinvolti non continuino a replicare approcci dannosi per la riduzione delle emissioni. Se una nazione decidesse di costruire un’infrastruttura imponente, come una diga idroelettrica, devastando un ecosistema fino ad allora intatto e mettendo a repentaglio la salute della popolazione locale, ecco che la riduzione delle emissioni avverrebbe a beneficio di una minoranza privilegiata ed ad un costo umano ed ambientale non  accettabile. 

Per questa ragione e grazie all’incessante lavoro della Wgc, non solo principi legati ai diritti delle donne come all’equità di genere sono stati integrati in diverse sezioni dei testi negoziali, ma è anche stato istituito nel 2014 il primo programma di lavoro di Lima sul genere (Lwpg) (Decisione 18/CP.20). L’obiettivo di lungo termine del programma è la promozione di un’equa partecipazione nei processi legati alle politiche climatiche e che la condizione delle donne sia sempre tenuta in considerazione nella realizzazione di politiche e azioni per il clima. Per raggiungere questi obiettivi il programma prevedeva inoltre la creazione di un piano d’azione dettagliato (ad adesione volontaria), Il Gender Action Plan (GAP – 2017), che definisce attività in aree prioritarie per far progredire la conoscenza e la comprensione dell’azione per il clima sensibile al genere.

Gli obiettivi principali della Cop26

Durante la Pre-Cop di Milano, tenutasi dal 30 settembre al 2 ottobre 2021, la Wgc ha delineato alcune aree chiave in cui è necessario compiere progressi per sostanziali alla Cop26 di novembre. I membri della Constituency hanno espresso preoccupazione sugli attuali obiettivi di riduzione delle emissioni, inadeguati per soddisfare le promesse di Parigi, né si è vicini ai 100 miliardi all’anno di finanziamenti per il clima promessi dalla Cop di Copenaghen.

Sulla base di queste premesse le attiviste e gli attivisti della Wgc si stanno preparando per richiamare le Parti firmatarie della convenzione a:

  • Sostenere i diritti umani nell’accordo di Parigi per mantenere l’obiettivo di non superare 1,5 gradi di innalzamento delle temperature medie globali. Senza il pieno riconoscimento dei diritti umani, compresa la piena e inclusiva voce e processo decisionale in tutti gli aspetti del processo decisionale in materia di cambiamenti climatici a livello nazionale, le Parti non saranno in grado di creare né attuare contributi ambiziosi determinati a livello nazionale.
  •   Aumentare i finanziamenti per il clima per raggiungere l’obiettivo minimo di 100 miliardi di dollari, assicurando che i finanziamenti tengano in considerazione la situazione di gruppi discriminati (tra cui le donne) che la percentuale di finanziamenti per l’adattamento sia aumentata, per una questione di clima e giustizia sociale e alla luce della crisi del debito nei paesi a basso e medio reddito (Sids e Ldc) i più colpiti dai cambiamenti climatici.
La dichiarazione del ministro di Tuvalu per la Cop26, registrata con i piedi immersi nell’oceano © ministry of Justice, Communication and Foreign affairs / Facebook
  •   Assicurare l’inserimento di salvaguardie nell’articolo 6 dedicato ai mercati del carbonio, attraverso l’inclusione di forti tutele basate sui diritti, ambientali, sociali e di genere, raggruppati sotto il principio dello “sviluppo sostenibile” che, in nome del taglio alle emissioni, non può portare a soluzioni non sostenibili come grandi dighe idroelettriche o misure di efficienza energetica nelle industrie ad alta intensità energetica.
  •   Fare il punto sull’implementazione del Gender Action Plan, facendo pressione per una revisione dei progressi sull’inclusione delle considerazioni di genere nelle azioni determinate da ogni paese per la riduzione delle emissioni (National determined contributions – Ndc), accompagnata da raccomandazioni su come aumentare l’ambizione, ed una serie di linee guida per la Parti per integrare una prospettiva di genere in tutte le aree del processo decisionale alla Cop26, compresi i nuovi meccanismi di erogazione per supportare l’accesso diretto ai finanziamenti in ambito climatico.

La pressione sui risultati della Cop26 è altissima, ed è determinata dalle urgenze della crisi climatica in atto. Come sempre quello che farà la differenza sarà la volontà politica delle Parti e la pressione delle forze interne alla società civile presenti a Glasgow. Nonostante il dato di preoccupante della bassa partecipazione da parte di osservatori e rappresentati di paesi a basso e medio reddito (quelli che stanno subendo le conseguenze più significative dei cambiamenti climatici) che ha influenzato anche la partecipazione femminile a questi negoziati, gruppi come quello della WGC si sono organizzati per assicurare che le loro istanze siamo comunicate e far arrivare forte il messaggio per un rinnovata ambizione eco-femminista in ambito climatico.

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