I figli di Leon, il predicatore

Nascono così i Kings Of Leon: un “family affair” che diventa una delle band più apprezzate d’oltreoceano e in cui, forse per la prima volta nella storia del rock.

Stati Uniti del Sud, fine anni 70. Una Oldsmobile viola macina chilometri percorrendo in lungo e in largo il sud degli Stati Uniti. A bordo viaggiano il predicatore Ivan Followill, la moglie Bet-Ann e i tre figli Caleb, Nathan e Michael.

 

 

Il signor Followill ha ereditato dal vecchio padre il soprannome “Leon” insieme a una vita vissuta in nome della spiritualità. Ma per il resto della famiglia non è facile: i ragazzi continuano a spostarsi da una città all’altra, come casa hanno tende da campeggio che montano ogni sera nei pressi della Chiesa in cui il padre si fermerà a predicare.

 

Per loro, l’unico momento piacevole è proprio quando, durante la messa, accompagnano suonando, i sermoni del predicatore Leon.
È il 1997 quando la vita dei tre fratelli cambia.
I coniugi divorziano a causa dei problemi di alcolismo di Followill e i ragazzi, insieme alla madre, finalmente si stabiliscono in una casa vera, a Nashville. Qui si immergono a pieno nella musica che amano, abbracciando uno stile di vita rock ‘n’ roll che prima rifiutavano. Si ricordano di un loro cugino Matthew, che sta nel Mississippi, e che suona la chitarra da quando è piccolo. Vanno a prenderlo dicendo alla madre di lui che starà via per una settimana. Matthew non tornerà più a casa.

 

I quattro Followill si chiudono in garage con i loro strumenti e una corposa dose di marjuana. In poco tempo scrivono e incidono Molly’s Chambers, California Waiting e Wicker Chair, primi brani di Holy Roller Novocaine, EP che la RCA decide di pubblicare. Nascono così i Kings Of Leon (Leon, come il nonno e come l’amato/odiato padre): un “family affair” che diventa una delle band più apprezzate d’oltreoceano e in cui, forse per la prima volta nella storia del rock, i fratelli che la compongono non litigano tra loro.

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