Gli studenti hanno vinto le elezioni in Serbia

Come una pensilina crollata a Novi Sad ha terminato l’era del presidente Vučić e creato un movimento politico.

2,2 milioni di voti. Tanti se consideriamo che erano chiamati alle urne 6,45 milioni di cittadini e cittadine. È il risultato ottenuto dalla Lista degli Studenti alle elezioni in Serbia il 25 ottobre. Parliamo del 52 per cento del totale dei votanti. Le prime proiezioni aggiungono che gli studenti avranno tra i 135 e i 140 seggi sui 250 disponibili, mentre lo schieramento del presidente uscente, Aleksandar Vučić in carica da 14 anni, si dovrebbe fermare a 105.

Sul piano giudiziario, i procuratori serbi hanno incriminato 13 persone, tra cui un ex ministro dei Trasporti, per il crollo fatale © AP Photo

La nascita del movimento studentesco

Il 1° novembre 2024 crolla la pensilina in cemento della stazione ferroviaria principale di Novi Sad, città a nord del paese e seconda per popolazione solo a Belgrado. Il crollo non è da poco: muoiono sedici persone e una persona resta gravemente ferita. La stazione, costruita nel 1964, era stata ristrutturata tra il 2021 e la metà del 2024 con il sostegno di un consorzio di aziende statali cinesi, nell’ambito del progetto della ferrovia ad alta velocità Belgrado-Budapest. Agli occhi dei serbi, il crollo diventa simbolo della corruzione e della negligenza delle istituzioni. Ecco che, prima a Novi Sad, poi nel resto del paese, divampano le proteste.

Nel frattempo, nei plenum universitari cresce un sentire comune. È così che gli studenti iniziano a mobilitarsi e occupano le università, organizzando assemblee e dando vita a manifestazioni e marce in tutto il Paese. La forza indiscussa del movimento è la trasversalità. Nel giro di poco tempo, infatti, raccoglie il sentimento antigovernativo, acceso dal crollo della pensilina, e abbraccia diverse fette della popolazione. Medici, avvocati, docenti, professionisti, artisti e atleti si ritrovano dentro un movimento politico e strutturato che prende il nome di Studentska lista, cioè Lista studentesca, che arriva a comprendere duecentocinquanta candidati.

Dal 2024, il movimento sceglie una strategia per evitare la censura del presidente Vučić. La de-personalizzazione ne è l’esempio. Il movimento rimane senza un leader, e quindi senza un bersaglio a cui attribuire responsabilità o colpe. Anche se c’è un nome che spicca: quello di Ilija Srdanović, cardiologo e professore universitario a Novi Sad, capolista del movimento. Questo però non vuol dire che sarà lui a guidare il futuro governo.

Ilija Srdanovic è stato il più votato nella Lista degli Studenti © Andrej Ivanov/Getty Images

Quali sono gli obiettivi degli studenti

Il programma, presentato come “piano degli studenti” in una serie di comizi in tutto il paese, si articola in undici punti. Sicuramente, tra i grandi temi coinvolti c’è la lotta alla corruzione e l’obiettivo di riportare trasparenza. Gli obiettivi concreti si traducono nell’indipendenza della magistratura, nella confisca dei beni acquisiti illegalmente, nella depoliticizzazione del settore pubblico, nella trasparenza negli appalti, e nella libertà dei media. Ma l’impegno riguarda anche il sociale e l’imprenditoria. Gli altri punti del programma sono il sostegno a imprenditori e agricoltori nazionali, sanità più accessibile anche nelle aree rurali, la riduzione della durata massima dei contratti a tempo determinato da 24 a 12 mesi, alloggi a prezzi accessibili e libri di testo gratuiti.

Ma lo sforzo del movimento non si esaurisce qui, visto che tra i candidati della Lista degli Studenti figura anche Zlatko Kokanović, noto attivista delle proteste di Jadar contro l’estrazione di litio. Il progetto della miniera di Jadar è stato per anni un terreno di scontro tra interessi industriali europei e comunità locali. Una volta operativa, la miniera potrebbe coprire fino al 90 per cento dell’attuale domanda di litio dell’Unione europea per le batterie dei veicoli elettrici, e nel giugno 2025 la Commissione europea ha formalmente designato Jadar come “progetto strategico” nell’ambito del Critical Raw Materials Act. Agricoltori e ambientalisti della fertile valle di Jadar hanno bloccato strade e raccolto più di 60mila firme di protesta, denunciando rischi di contaminazione delle falde, degrado del suolo e spostamento delle comunità.

Intanto, la formazione del governo è il passaggio più delicato. Vučić, che a fine settembre si era dimesso da presidente per ricandidarsi come primo ministro (avendo raggiunto il limite dei mandati) ha ammesso la sconfitta. Ora per la Serbia comincia una fase inedita: un ritrovato senso collettivo, un movimento nato in piazza e un equilibrio da restaurare.

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