Il Mare come Dio lo ha fatto

150 km a Nord di Jeddah – Saudi Arabia – Luglio 1980.

In questo Paese non sono ammessi i turisti. Entri solo per
lavorare, come noi che siamo qui per costruire un aeroporto. Ogni
Venerdì, giorno festivo musulmano, percorriamo all’alba la
strada che costeggia il Mar Rosso.

A destra il deserto, a sinistra sfila la costa del mare, chilometri
infiniti di barriera corallina, acque limpide, non c’è
nessuno tranne la nostra auto, qualche cammello e il sole come una
fiamma ossidrica.

Scegliamo posti diversi ogni volta, non perché siano poi
tanto diversi uno dall’altro, semplicemente perché qui i
pesci non hanno mai visto l’uomo, e preferiamo non imporre la
nostra presenza più di tanto.

Così ti ritrovi faccia a faccia con pesci curiosi e senza
paura,anche noi siamo curiosi però con un po’ di paura –
ogni tanto.

Il mare come lo ha fatto Dio. Madrepore pesci colori, stiamo in
acqua ore, si esce esausti e senza parole, non ci sono parole per
tutto questo.

Un giorno abbiamo deciso di comprare i fucili.

Sparare è difficile, la mente non vuole, poi prevale la
voglia di preda, di caccia, si fa tutto rapidamente, il sangue
attira gli squali, si ha paura – siamo soli nel bel mezzo
dell’infinito – e allo stesso tempo si grida forte, di gioia
barbara, sputando il boccaglio quando si emerge con una grossa
cernia.

La prima volta che ho visto uno squalo è stato terrore puro.
In immersione, osservando a sinistra lui era lì,
grigio ed enorme in controluce nella foschia azzurra del mare, gli
ho puntato il fucile d’istinto, ma la sua attenzione era rivolta a
qualcosa che non ho visto ed è svanito in un paio di secondi
verso il largo.

Tornando a nuoto sulla barriera trovo Harry, che ride di gusto. Io
no. Poi rido anch’io, come un idiota. Riarmiamo i fucili e si
ricomincia a cacciare.

Non credo che si tratti di coraggio: semplicemente siamo del tutto
fuori di testa per questo mare, che ci seguirà con le sue
immagini per il resto della vita.

Un giorno – alle primissime luci dell’alba, il mare come un
cristallo – eravamo già in caccia.

Mentre sono praticamente immobile in superficie per individuare
qualche preda, dal fondo risale verso di me una cernia tropicale –
blu e marrone – enorme. Quasi si appoggia con il muso alla mia
maschera. Mi guarda quieta. E’ una creatura strepitosamente
bellissima. Gli sparo nello stesso istante in cui mi sento un
verme.

E l’arpione trafigge anche una cernietta cucciola, che non avevo
visto perché era praticamente appoggiata al fianco di quella
che io ho poi immaginato fosse la madre.

Sono tornato in quel mare per anni.

Non ho mai più ucciso un pesce.

Alberto Francaroli

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