I mega-incendi che stanno colpendo la Francia e la Spagna hanno stupito sia per la loro ampiezza che per la loro violenza. Numerosi vigili del fuoco hanno parlato di situazioni inedite, di fiamme in grado di propagarsi a velocità straordinaria, in alcuni casi di incapacità di fronteggiare il fronte del fuoco. Per quale motivo, dunque, si tratta di roghi così pericolosi e difficili da domare?
Gli incendi di sesta generazione: i più violenti e incontrollabili
Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, commentando alla stampa gli eventi degli ultimi giorni, ha spiegato: “Ciò che viviamo non è una successione di eventi isolati. È l’espressione più dolorosa dell’emergenza climatica, che rende gli incendi di sesta generazione più feroci, le ondate di caldo più frequenti e il nostro territorio più vulnerabile”. È proprio la presenza di tale tipo di roghi, alimentati ed esacerbati dal riscaldamento globale, a preoccupare gli esperti.
Extreme heat, strong winds and low humidity are fueling record-breaking wildfires across Spain and France, burning vast areas of land and forcing hundreds of thousands of people to evacuate or remain indoors. Expert warns that climate change could make highly unpredictable… pic.twitter.com/zyatKEvIQg
Quelli definiti di “sesta generazione” costituiscono infatti la categoria più estrema e più incontrollabile nella classificazione degli incendi. “Molti degli incendi registrati nell’estate 2021 nel settore orientale del Mediterraneo e in particolare in Turchia – spiega Vittorio Leone, dell’Accademia italiana di Scienze forestali nello studio intitolato “Incendi di nuova generazione e necessità di modificare il paradigma dell’estinzione” – avevano valori molto elevati di Fire radiative power, rilevati dal satellite Sentinel-3A”. Tale valore “misura in megawatt (MW) l’energia emessa globalmente da un incendio”.
Combustibile, propagazione, intensità: le caratteristiche degli incendi estremi
L’esperto precisa che, nel corso di quell’anno, alcuni roghi avevano registrato valori talmente elevati di Fire radiative power da poter essere classificati come “incendi di sesta generazione: fenomeni piroconvettivi, o tempeste di fuoco, caratterizzati da continuità del combustibile, alta velocità di propagazione, estrema intensità, che si verificano con azione simultanea in zone di interfaccia, e con un’area percorsa tale da rientrare nella categoria dei megafires (per l’Unione europea la soglia è di almeno 500 ettari)”.
Sixth-generation wildfires multiply: why they are more dangerous and how to fight them https://t.co/UrvbGtGHDL
Secondo la classificazione per “generazioni”, gli incendi dalla prima a alla terza categoria rappresentano roghi a basso sviluppo energetico, gestibili dai vigili del fuoco attraverso l’uso di mezzi terrestri. Quelli di quarta e quinta generazione comportano invece un aumento importante sia dell’estensione che della capacità di propagazione e sono spesso legati a ondate di caldo estreme e prolungate. Necessitano perciò di mezzi supplementari, in particolare aerei.
La capacità di generare propri “sistemi meteorologici” locali
Quelli di sesta generazione, appunto, presentano un’intensità energetica ancora maggiore, velocità di propagazione fino a migliaia di ettari l’ora e, in alcuni casi, sono in grado di generare propri “sistemi meteorologici” a livello locale. Con la creazione di nubi dense e alte, dette pirocumulonembi, che possono a loro volta provocare temporali con fulmini che alimentano ulteriormente gli incendi e venti di direzione variabile che rendono incontrollabili le fiamme.
Oltre a quella per “generazioni”, Leone cita però altri parametri quantitativi possibili, secondo i quali si può parlare di “incendi estremi (Extreme wildfire event o Ewe): eventi piroconvettivi con intensità (espressa in kilowatt per metro di fronte) maggiore o uguale a 10mila, velocità propagazione maggiore o uguale a 3 chilometri orari, distanza di insorgenza di fuochi secondari per fenomeni di spotting superiore a un chilometro”.
Al di là delle classificazioni, in ogni caso, l’esperto sottolinea che “la caratterizzazione di molti incendi come di sesta generazione è particolarmente preoccupante, poiché si stima che fenomeni di tale tipo, seppur numericamente in bassa percentuale (10 per cento del totale) siano capaci di provocare il 90 per cento dei danni complessivi, secondo un’analisi della Banca Mondiale del 2020”. Ciò in quanto “eccedono la capacità di controllo, internazionalmente indicata dal valore massimo di intensità affrontabile sul fronte di un incendio pari a 10mila kW per metro di fronte”.
La soluzione (complessa e delicata) le linee tagliafuoco
E tenendo conto del fatto che gli incendi di sesta generazione saranno sempre più frequenti a causa della crisi climatica, “è lecito chiedersi se il dispositivo di difesa contro gli incendi nello spazio rurale, di cui dispone la maggior parte dei paesi, consenta di sentirsi al sicuro dagli incendi in genere e un particolare da quelli estremi. La risposta è purtroppo negativa”.
Occorre dunque ripensare anche i metodi di intervento. Spesso la sola soluzione per contrastare incendi di tali dimensioni passa per le cosiddette “linee tagliafuoco”: strisce nelle quali la vegetazione viene eliminata o radendola al suolo, oppure bruciandola in anticipo. Si tratta in ogni caso di operazioni complesse e delicate, che necessitano grande cautela e l’intervento di professionisti.