“Un mostro”, “l’apocalisse”, “qualcosa di mai visto”. La stampa francese fatica a trovare le parole per descrivere ciò che da mercoledì scorso sta accadendo nel dipartimento della Gironde, nella regione Nuova Aquitania, nella porzione sud-occidentale del territorio transalpino. Uno dei peggiori incendi della storia della Francia, di proporzioni gigantesche e tuttora incontrollabile, è divampato nel comune di Saumos, alimentato da condizioni meteorologiche estremamente favorevoli: settimane di caldo estremo, mancanza totale di precipitazioni, suoli aridi e vegetazione secca.
🔴 Un incendie exceptionnel que la France n’a jamais connu.
Objectifs pour les forces de secours : préserver les vies humaines, protéger les biens et notamment les sites sensibles.
Le directeur du service d’incendie et de secours de Gironde décrit la stratégie actuellement… pic.twitter.com/QqNdroMMmR
— Préfète de la Nouvelle-Aquitaine et de la Gironde (@PrefAquitaine33) July 26, 2026
In fumo 42mila ettari, 220mila evacuati, 240 case distrutte, 2.500 pompieri sul posto
Il “carburante” perfetto per generare una situazione esplosiva alla prima scintilla. I venti sostenuti dei giorni scorsi hanno poi completato l’opera. Il risultato, illustrato dalle cifre diffuse dalle autorità francesi, è catastrofico: sono già 42mila gli ettari di foresta e vegetazione distrutti. Sul posto sono stati inviati 2.500 pompieri, 1.500 militari e 1.200 tra agenti di polizia e gendarmi, assieme a centinaia di mezzi terrestri e aerei. I vigili del fuoco feriti sono già 84, mentre le abitazioni distrutte sono ormai 240 (170 situate si un solo comune, quello di Porge).
Al contempo, è stata imposta l’evacuazione a 220mila abitanti della zona: come l’intera città di Padova. Inoltre, benché le autorità abbiano precisato che la questione, per ora, “non è all’ordine del giorno”, si è ipotizzata perfino l’evacuazione di una grande città come Bordeaux, poiché le fiamme sono giunte ormai a soli 15 chilometri dal centro abitato, nel quale vivono 267mila persone.
Segnalati temporali causati da pirocumulonembi che auto-alimentano gli incendi
L’incendio è talmente imponente da avere generato anche dei pirocumulonembi: nuvole provocate dal fumo e dalle temperature estreme delle fiamme, che diventano talmente grandi e dense da causare autentici temporali. “Abbiamo registrato più episodi di tale fenomeno incredibile, inedito e sconosciuto per noi – ha dichiarato la prefetta del dipartimento della Gironde, Sophie Brocas-. Si tratta di qualcosa di imprevedibile, che provoca fulmini e conseguentemente nuovi inneschi, nonché ulteriore vento che alimenta l’incendio. Il tutto in un dipartimento che ospita una delle più importanti foreste d’Europa, il che significa combustibile e profusione”.
Quelli che sono stati ribattezzati “temporali di fuoco” rendono ancor più imprevedibile l’evoluzione dei roghi e complicato il lavoro dei pompieri. “È un miracolo che non ci siano stati morti”, ha osservato Jean-Baptiste Filippi, ricercatore del Laboratorio di scienze ambientali dell’università Corse-Pasquale-Paoli, parlando al quotidiano Le Monde.
A rare “fire cloud” has formed in Bordeaux as wildfires continue to ravage France forcing British tourists to flee.
“Ciò a cui assistiamo è estremamente eccezionale: una nuvola così enorme e alta al di sopra di un incendio è rarissima”, ha aggiunto. Ad esempio, il mega-incendio che colpì Pedrogao, in Portogallo, nel 2017, provocando la morte di sessanta persone, produsse due pirocumulonembi. In questo caso se ne sono registrati già otto.
Impossibile inviare troppi rinforzi poiché anche nelle regioni settentrionali il rischio incendi è alto
Nell’impossibilità di circoscrivere l’incendio, la popolazione civile è accorsa in aiuto in numerosi comuni. Centinaia di agricoltori con trattori e altri mezzi stanno seguendo gli ordini dei vigili del fuoco nei numerosi “fronti” del rogo. Mentre migliaia di cittadini raggiungono, ove possibile, il personale per portare acqua e cibo.
In mancanza di tempo per riposare, i pompieri riposano nei camion o a terra, appoggiati ai pneumatici, per poche ore prima di riprendere il lavoro. “Cerchiamo di dormire almeno tre o quattro ore per riprenderci. Ma gli organismi cominciano a patire. Alcuni colleghi cominciano a faticare”, ha riferito uno di loro parlando all’emittente France Info. Un altro, ancora più esplicitamente, ha spiegato: “Siamo stanchi ma soprattutto impotenti. Totalmente impotenti. Servirebbero altri uomini, facciamo ciò che possiamo ma è davvero complicato”.
A differenza degli altri anni, però, è difficile anche spostare troppi vigili del fuoco e mezzi sul posto. Il portavoce della Federazione nazionale dei pompieri, Eric Brocardi, ha ammesso infatti “difficoltà operative”. “Oggi il personale presente nelle regioni settentrionali non può essere totalmente mobilitato come in altri casi, poiché anche lì il rischio di incendi è alto”, ha aggiunto. Prima di evocare la necessità di un ragionamento più strutturale: “Il timore che abbiamo è che a settembre ci saremo dimenticati di tutto”.
Sono settimane, d’altra parte, che la Francia combatte contro decine di incendi. Dall’inizio dell’anno sono 115mila gli ettari bruciati dalle fiamme, e il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha parlato di 30-40 roghi che divampano ogni giorno a livello nazionale.
Nelle aree colpite dal mega-incendio della Gironde, in particolare, anche l’aria è diventata ormai irrespirabile. L’osservatorio regionale Atmo ha diramato l’allerta rossa in sei dipartimenti, poiché le polveri sottili PM10 hanno superato ovunque i livelli massimi. Tanto che la prefetta Brocas, in piena stagione di vacanze ha invitato i turisti a “scegliere altre mete” e ad evitare l’area.
Firefighters are battling enormous wildfires tearing through forests in France and Spain, as authorities warn of a new heatwave set to engulf the scorched French wine-growing region around the city of Bordeaux.
A preoccupare ulteriormente c’è il fatto che le previsioni meteorologiche indicano l’arrivo di una nuova ondata di caldo estremo – la quarta dallo scorso mese di maggio in Francia – che colpirà proprio il Sud-Ovest della nazione europea a partire da martedì. Sono attese temperature massime ancora una volta attorno a 40 gradi centigradi e venti un po’ meno sostenuti dei giorni scorsi ma particolarmente secchi: ancora una volta quanto di peggio possano aspettarsi di pompieri che lottano contro le fiamme.
Tre mega-incendi rischiano di fondersi nei pressi di Madrid, in Spagna. Sanchez: “Serve un patto nazionale per il clima”
Altri tre mega-incendi stanno colpendo la regione di Madrid, in Spagna. Sono più di 90mila le persone evacuate e 45mila gli ettari sono stati distrutti a ovest della capitale. Almeno due, ma forse tutti i roghi, rischiano ora di fondersi in un solo immenso incendio, secondo le autorità locali, il che lo renderebbe ancor più difficile da domare.
🚒 En este momento, 50 medios terrestres y 12 aéreos, con más de 400 profesionales, están trabajando en el dispositivo por el incendio que afecta a la @ComunidadMadrid.
— 112 Comunidad de Madrid (@112cmadrid) July 25, 2026
Anche nella nazione iberica, d’altra parte, si sono moltiplicate le ondate di caldo estremo negli ultimi mesi. L’Agenzia meteorologica iberica ha precisato nella serata di domenica 26 luglio che i primi sette mesi dell’anno sono stati “i più caldi di tutte le serie storiche”. Una conseguenza diretta del riscaldamento globale in atto. Non a caso, il primo ministro Pedro Sánchezha richiamato nuovamente la necessità di “un grande patto nazionale di fronte all’emergenza climatica”, per tentare di rendere la battaglia contro la crescita della temperatura media sulla superficie delle terre emerse e degli oceani una battaglia comune per tutti gli schieramenti politici.
Incendi anche in Scozia, Marocco, Algeria e Tunisia
Se Francia e Spagna rappresentano finora la prima linea degli incendi in Europa, anche altre nazioni stanno combattendo con le fiamme, benché fronteggiando episodi decisamente meno gravi. Un grave rogo è divampato in Scozia, nel cuore del celebre parco nazionale di Cairngorms. Sabato 25 luglio, il primo ministro John Swinney ha presieduto un’unità di crisi, al termine della quale ha parlato di una situazione “complessa e difficile”.
Police declare 'major incident' over Cairngorms wildfire
— BBC Scotland News (@BBCScotlandNews) July 25, 2026
Circa 650 abitanti di Nethy Bridge, villaggio situato nel parco, sono state evacuate per due giorni, prima di poter tornare nelle loro case nella giornata di domenica. Più di 500 pompieri sono stati inviati sul posto, assieme ad alcuni elicotteri, per cercare di domare l’incendio, divampato ormai quasi due settimane fa a ovest di Aberdeen. Complessivamente, sono almeno 600 gli ettari andati in fumo.
Ben più estesi gli incendi che hanno colpito l’Algeria e la Tunisia. Nel primo caso sono 17mila gli ettari bruciati a partire dallo scorso 8 luglio, data di inizio di un’ondata di caldo estremo che ha portato temperature di quasi 50 gradi in alcune località. Le autorità hanno registrato almeno 1.850 inneschi. Il bilancio parla di almeno sei morti.
Smoke and flames from a wildfire in the Bordj Okhriss area of northern Algeria's Bouira province rose as firefighters and volunteers worked to contain the blaze pic.twitter.com/WHm6bt0Jru
Tra il 20 e il 22 luglio, circa 900 roghi sono divampati anche in Tunisia, in gran parte ormai domati. Ciò nonostante, secondo le informazioni fornite dalla Protezione civile, due importanti incendi sono ancora in atto, mentre il totale di vegetazione distrutta dal 1 maggio al 23 luglio ha raggiunto i 4.400 ettari. Altri 1.850 sono andati in fumo in Marocco, sul cui territorio sono stati registrati 310 incendi.
In Italia divampati roghi in Puglia, Molise, Basilicata e Calabria. Un pompiere morto in Sicilia
Anche in Italia sono divampati alcuni incendi. Uno di questi, attualmente in corso, riguarda il comune di Peschici, nel parco nazionale del Gargano. A causa delle temperature elevate e dei venti sostenuti, le fiamme hanno attecchito facilmente e si sono propagate su alcuni ettari: una colonna di fumo è tuttora visibile anche a molti chilometri di distanza. A partire da domenica 26 luglio sono stati evacuati alcuni campeggi, chiuse strade e interrotti collegamenti ferroviari. Anche alcune spiagge sono inaccessibili e alcuni turisti sono stati posti in salvo via mare.
Secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa, le fiamme ”si sono dapprima propagate in una località rurale, Pile Fraballe, dove sono andati in fumo ettari di macchia mediterranea e pini d’Aleppo, per poi scendere a valle verso la costa, da Difesa di Manaccora fino a baia Zaiana”.
Anche sulla costa del Molise si segnalano incendi: uno si è sviluppato nella zona di Campomarino e ha raggiunto il porto e alcune infrastrutture turistiche. Centinaia di persone sono rimaste bloccate alla stazione di Termoli poiché la ferrovia Pescara-Foggia è stata temporaneamente chiusa. Fiamme segnalate anche nell’area di Cirò Marina, in provincia di Crotone (Calabria): già cento ettari sono stati bruciati. Quasi sessanta persone sono state infine evacuate nel territorio di Maratea, in Basilicata. Il tutto dopo quelli che hanno colpito la Sicilia e sono costati la vita a un vigile del fuoco, colto da un malore.