I fumi dei mega-incendi uccidono centomila persone ogni anno

Uno studio dell’Organizzazione meteorologica mondiale ha valutato l’impatto sanitario dei fumi dei mega-incendi, alimentati dalla crisi climatica.

I mega-incendi che a causa dei cambiamenti climatici stanno moltiplicando la loro frequenza e intensità in tutto il mondo sono responsabili di un impatto catastrofico in termini sanitari. Secondo l’ultimo Bollettino sulla qualità dell’aria e del clima dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) e di Global atmosphere watch, i fumi generati dai roghi sono stati responsabili di 100mila morti supplementari all’anno, in media, a livello globale, nel periodo compreso tra il 2010 e il 2018.

Un cocktail tossico nei fumi dei mega-incendi

Monossido di carbonio, acido cianidrico, ossidi di azoto: ciò che si sprigiona dalle fiamme è un cocktail tossico che in molti casi può risultare letale. A ciò si aggiungono le polveri sottili, capaci di penetrare nei polmoni e, nel caso delle particelle più piccole, anche nel sangue, contaminando così anche altri organi.

Per non parlare di altre sostanze cancerogene che possono essere presenti nei fumi (poiché a bruciare non sono necessariamente soltanto tronchi d’alberi e vegetazione): dagli idrocarburi policiclici aromatici alle diossine, dai metalli pesanti ai pesticidi. “Le gravi ripercussioni sulla salute derivanti dai fumi degli incendi forestali si spiegano proprio con la composizione chimica unica, la tossicità elevata e la grande capacità di provocare uno stress ossidativo nell’organismo, rispetto ad altre fonti d’inquinamento atmosferico”, indica il rapporto.

“La mortalità da polveri sottili è probabilmente sottostimata”

L’analisi si ferma inoltre a otto anni fa: è probabile che i dati nel frattempo sia perfino peggiorati, tenendo conto della pressione esercitata dai cambiamenti climatici, con il moltiplicarsi delle ondate di caldo estremo e di siccità. Una situazione che colpisce in particolare le persone più vulnerabili: anziani, neonati e soprattutto persone già affette da patologie respiratorie o cardiache.

Il mega-incendio che sta colpendo il dipartimento della Gironde, in Francia
Il mega-incendio che ha colpito ad agosto il dipartimento della Gironde, in Francia © Maximilien Lamy/Afp/Getty Images

Le attuali valutazioni dei rischi legati alla qualità dell’aria spesso non riescono a cogliere adeguatamente la maggiore tossicità del fumo degli incendi boschivi. “Uno studio epidemiologico – si legge nel rapporto – ha dimostrato che i modelli di rischio convenzionali basati sulle concentrazioni totali di PM2,5 (le polveri sottili più pericolose, ndr) potrebbero sottostimare la mortalità attribuibile agli incendi boschivi fino al 93 per cento, evidenziando la necessità di tenere conto, in tali modelli, della maggiore tossicità delle particelle derivanti dagli incendi”.

Più di 600mila ettari divorati in Europa nei primi otto mesi del 2026

Al livello geografico, sul periodo oggetto di analisi, l’Omm ha rilevato un aumento della mortalità soprattutto in Africa subsahariana e in Europa dell’Est. Nelle due regioni l’aumento dei decessi legati all’esposizione ai fumi è stato infatti rispettivamente del 28 e del 24 per cento, come indicato anche da uno studio pubblicato da Nature nel 2025 e citato dallo stesso organismo delle Nazioni Unite. D’altra parte, come illustrato di recente dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nei soli primi otto mesi dell’anno in corso sono più di 600mila gli ettari divorati dagli incendi nell’Unione europea. Un dato nettamente superiore rispetto alla media degli ultimi vent’anni, che non supera i 280mila ettari.

“Le condizioni di siccità estrema espongono numerose regioni europee, comprese anche le isole britanniche e la Scandinavia meridionale, a un rischio accresciuto di incendi”, osserva l’Oms. Secondo la quale “nel prossimo futuro il pericolo potrebbe essere ulteriormente accentuato a causa della progressione di El Niño, fenomeno climatico naturale ciclico, che potrebbe aumentare l’impatto sulle temperature e sulle precipitazioni”. È d’altra parte noto che “la maggior parte degli incendi in Europa è causata, intenzionalmente o meno, da attività umane. Ma la loro intensità e capacità di propagazione è fortemente influenzata dal riscaldamento globale”.

Un’immagine satellitare di un incendio divampato in Siberia nel 2020 © Copernicus Sentinel

La superficie colpita da incendi potrebbe triplicare di qui al 2100 in Europa

Temperature più alte e aria stagnante, avverte infine il rapporto dell’Omm, aumentano anche la concentrazione di ozono, altro agente nocivo per la salute. “L’inquinamento da ozono troposferico – si legge nel documento – incide sulla salute umana, sull’agricoltura e sugli ecosistemi e rappresenta un problema crescente. L’aumento delle temperature, le condizioni atmosferiche di ristagno e l’intensa radiazione solare ne favoriscono la formazione, come dimostrato da recenti studi condotti durante le ondate di caldo nel sud-est degli Stati Uniti, in Europa e in Cina. Questa maggiore esposizione potrebbe causare decine di migliaia di decessi prematuri in più”.

Ad alimentare le preoccupazioni è poi un altro studio, pubblicato dal Postdam Institue for Climate Impact Research, secondo il quale la superficie bruciata ogni anno in Europa potrebbe triplicare di qui al 2100, nel caso in cui il riscaldamento atmosferico continuasse ad incidere maggiormente proprio sul Vecchio Continente, come accaduto finora. Nello scenario nefasto di un aumento della temperatura media a 3,6 gradi centigradi, ad essere in pericolo non sarebbe soltanto l’Europa mediterranea ma anche paesi come Germania, Belgio, Regno Unito, Irlanda e Svezia.

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