Kathmandu

Kathmandu è l’atmosfera sacra dei templi e quella sporca delle piazze, è il color del mattone e del legno delle vie centrali e quello del cemento delle recenti e “lussuose”. periferie.

Raggiungere la sua cima a piedi permette di immergersi nella
frenetica attività delle vie cittadine e respirarne a fondo
l’atmosfera.

Come spesso accade, il modo migliore per scoprire una città
è proprio quello di lasciarsi guidare dalla
curiosità. E’ allora assai facile incontrare sul proprio
percorso i giovani scolari in divise colorate e ordinate, nota
stridente accanto ai molti poveri vestiti di cenci, o ancora i
simpatici Lama, con la caratteristica borsa a tracolla, fare
acquisti nella zona tibetana della città.

Così com’è possibile perdersi nell’infinito intrico
di viottoli, cunicoli e corti che trasformano per l’inesperto la
città in un labirinto, e magari arrivare sulle rive di quel
che resta del fiume Vishnumati, nei pressi dell’unico macello della
capitale. Qui l’odore acre e ristagnante del sangue e le zampe
mozzate delle bestie appena macellate rendono ancor più
fiabesca la presenza delle decine di avvoltoi e rapaci, in attesa
di nuove carcasse

Le strade della città si animano molto presto la mattina e
per tutto il giorno la vita scorre in questi luoghi d’incontro,
uffici a cielo aperto dell’economia cittadina nepalese. Agli affari
di casa si lavora nelle primissime ore del mattino, quando l’aria
sembra essere più respirabile e lo smog non esclude la
possibilità, soprattutto in primavera, di qualche bel
panorama.

Infatti, sebbene i 1500 m. di altitudine, l’aria di Kathmandu
raggiunge livelli d’inquinamento insostenibili, principale motivo
di allontanamento dei turisti dalla città. Tuttavia facendo
un piccolo sforzo è possibile addentrarsi in un mondo
estremamente affascinante e controverso.

All’inizio del terzo millennio, Kathmandu e i nepalesi sembrano non
volersi perdere l’appuntamento con il futuro e dispongono ormai di
ogni risorsa necessaria per rendere il soggiorno del forestiero, in
questa loro nobile terra, libero da impedimenti e disagi. Del
resto, come in molti paesi in via di sviluppo, il turista
occidentale è fonte di sussistenza, direttamente o no, per
la maggior parte degli abitanti di Kathmandu.

In definitiva Kathmandu è proprio tutto questo, è
l’atmosfera sacra e sincretica dei templi e quella sporca e
nauseabonda delle piazze, è il color del mattone e del legno
delle vie centrali e quello del cemento delle recenti e “lussuose”
periferie, è il rumore dei clacson e dei moto-risciò
ed è il silenzio della sera; è l’anziana signora con
prole che vende tè all’angolo della strada ed è
l’internet café da cui ora scrivo.

Nanni Fontana

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