La capra “Ciavenesca”

Le Alpi lombarde si rivelano sempre pi

Dopo il riconoscimento ufficiale delle razze-popolazione Orobica,
Frisa Valtellinese, Bionda dell’Adamello, Verzaschese e Lariana,
anche la popolazione di capre autoctone della Valchiavenna sta
uscendo dall’anonimato.

Allevata in una delle aree delle Alpi dove l’allevamento caprino
è più radicato, sia in termini numerici che di
cultura tradizionale, la Ciavenàsca è legata ad un
prodotto che sta diventanto leggendario: il Violino di capra di
Chiavenna, ottenuto (quello vero!) da questa particolare razza di
capre autoctone che utilizzano d’estate i pascoli più
elevati.

La Ciavenàsca si distingue dalle “cugine” dell’Alto Lario
per la taglia più elevata (superiore a 75 cm al garrese) e
la struttura più robusta. Sempre a pelo corto, provvista
spesso di lunghe corna arcuate e rivolte all’indietro la capra
Ciavenàsca si presenta con pigmentazioni del pelo e
pezzature di vario tipo. Tra le varietà legate ai colori del
mantello si notano la “parüscia”, la “müscia”, la
“farèe” e così via.

Oltre al Violino di capra (Viulìn de càvra de
Ciavéna) ottenuto nell’osservanza della tradizione locale
non con la coscia (come inteso dagli imitatori) ma con la spalla
(è chiamato, infatti, anche spaléta de càrna
séca) un prodotto tipico della capra Ciavenàsca
è anche il Mascarpìn prodotto ottenuto dal siero di
latte (caprino o misto) con aggiunta di latte intero di capra e
conservato in vari modi (affumicato, pepato).

Il lancio dei “prodotti di paese della Valchiavenna”, una
iniziativa promossa dalla Comunità Montana al fine di
conservare e valorizzare i giacimenti gastronomici valligiani,
consentirà alla Ciavenàsca di essere riconosciuta
come emblema e risorsa preziosa della Valle.

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