Libertà sessuale

Ogni qualvolta l’uomo ha cercato di esprimere una nuova etica, una nuova qualità della vita, ha rivendicato sempre una maggiore libertà sessuale.

Non a caso il sesso è stato uno dei protagonisti della rivoluzione socio-culturale del
’68.

Negli anni settanta, la sessualità, finalmente vissuta
pienamente e liberamente, diventa un fatto pubblico, anzi un “atto
politico”. E’ energia di coesione, si accompagna a grandi festival
musicali, all’impegno per l’ecologia – i giovani sono i “figli dei
fiori”- per i diritti umani e per il pacifismo, celebre è la
frase “fate l’amore e non la guerra”.

L’organo sessuale femminile diventa simbolo di ribellione delle
donne al maschilismo imperante. Per la prima volta le canzoni
italiane affermano il sesso come valore umano, senza allusioni o
stupidi doppi sensi; classico il “chi non lavora non fa
l’amore”.

Gli studi sulla sessualità e su come raggiungere il piacere
si diffondono a macchia d’olio.
Il libro Paura di volare di Erica Jong, manifesto della liberazione
sessuale, e la scoperta della pillola contribuiscono a farla vivere
più liberamente. La sessualità entra dirompente
persino nel Parlamento italiano e abbatte il tabù del
divorzio e dell’aborto.

Oggi, invece, il sesso è sempre più condizionato dal
potere del mercato, della tecnologia e della pubblicità.
L’amore etereo, gay o bisessuale permea qualsiasi aspetto della
cultura, della pubblicità e della TV.
Grazie anche a internet e all’enorme industria pornografica il
sesso sta diventando un “prodotto globalizzato”, malgrado l’incubo
dell’Aids. Tutto è permesso, purché sia praticato in
spazi protetti, per privilegiare sempre più, come negli
altri settori, il privato e allo stesso tempo la
superficialità e la teatralità del rapporto.

L’industria farmaceutica crea prodotti per chi del piacere sessuale
ha solo il ricordo e cerca di scoprire i molti segreti della
sessualità della donna, al solo fine di far credere che
basti una pillola per provare piacere.
Il sesso, non è più uno strumento per allargare le
coscienze e offrire possibilità di accesso a una vita
creatrice e creativa, ma diventa una mera ricerca biologica, una
tecnica, una merce da comprare e vendere.

La ricerca scientifica sul piacere e sulla nuova “libertà”
sessuale – tutta farmaceutica – che vorrebbe donare, cade nel
ridicolo se dimentica che nella sessualità entra in gioco
tutto il nostro corpo, tutto il nostro vissuto, oltre,
naturalmente, all’equilibrio e alla tenerezza.

L’ansia del piacere a tutti i costi ci sta portando all’impotenza e
alla frigidità o, comunque, a un costante senso di
inadeguatezza e insoddisfazione. Il risultato è che si parla
molto di sesso, ma se ne fa poco e anche in maniera egoistica,
consumistica e… virtuale: stiamo diventando una società di
guardoni e di esibizionisti. Il Grande Fratello, le Webcam e i
“calendari” ne sono un esempio! L’immaterialità del lavoro e
della nuova economia si è estesa anche al sesso: siamo solo
illusi di essere più liberi di provare più
piacere.

Mentre insoddisfazione e rabbia si celano sotto un’apparenza di
conformismo ingannevole, la depressione è l’unica cosa
concreta che circola… molto liberamente! Forse proprio ridando al
sesso la sua dimensione comunicativa, creativa e, meglio ancora,
affettiva, riusciremo a liberarci da una della cause del malessere
moderno.

Gabriele Bettoschi

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