Rimini, tradizione e innovazione sostenibile incastonate tra mare e collina

Rimini, tradizione e innovazione sostenibile incastonate tra mare e collina

Sostenibilità, sport e benessere, gusto, storia e cultura. Le mille sfaccettature di una Rimini che non ti aspetti, città piena di sorprese tra passato e futuro, tra mare e colline.

Parlando con una persona straniera, potrebbe esservi capitato di trovare, nell’elenco delle città italiane più conosciute insieme a Roma, Milano, Venezia o Napoli, anche Rimini. Ed è proprio così: per i turisti stranieri la riviera romagnola è uno dei luoghi più affascinanti del nostro paese, e Rimini ne è la portabandiera. Conosciuta a livello internazionale per il suo mare, le sue spiagge chilometriche, la sua movida e i suoi divertimenti, Rimini incarna sicuramente tutti questi aspetti, ma è anche molto di più.

Rimini è la città che negli ultimi anni si è trasformata, seguendo le coordinate della rigenerazione degli spazi urbani, del risanamento ambientale e della sostenibilità. Rimini è uno dei luoghi simbolo delle ricche tradizioni culinarie ed enogastronomiche, sempre in bilico tra utile innovazione e recupero, rispetto e riappropriazione dei sapori antichi. Rimini, incastonata tra l’acqua e la vegetazione, con il suo centro storico e i borghi antichi dell’entroterra, tra natura, arte e cultura è custode di una storia millenaria.

Le sue mille sfumature sono tutte accomunate da un comune denominatore: l’arte dell’accoglienza e dell’ospitalità per cui i romagnoli sono conosciuti in tutto il mondo. Saper ospitare significa anche avere grande consapevolezza e rispetto del proprio territorio, così da offrire ai visitatori la migliore esperienza possibile.

Cominciamo allora il nostro viaggio alla scoperta di una Rimini attenta al territorio, al proprio mare, alla propria storia, alle proprie tradizioni e alla sostenibilità, ai propri ospiti.

Rimini in riva al mare.
Conosciuta a livello internazionale per il suo mare e le sue spiagge chilometriche, Rimini è certamente tutto questo, ma è anche molto di più © VisitRimini

La vacanza e il viaggio sono anche esperienza e condivisione. Ciò che ci spinge verso un luogo mai visto prima è il fascino della scoperta e, anche se si parte da soli, prima o poi sulla strada è facile incontrare qualcuno con cui condividere le proprie emozioni. Quale modo migliore di vivere un posto sconosciuto se non con chi è del luogo? Sulla scena del turismo internazionale si è consolidata una nuova modalità di viaggio: la vacanza come esperienza locale. Questo innovativo stile di viaggio non si basa più unicamente sull’idea di “vedere” un territorio, ma piuttosto di viverlo attraverso delle esperienze a stretto contatto con le realtà locali, per fare il pieno di emozioni e di scoperte. È esattamente in questa direzione che vanno le proposte di Visitrimini: pacchetti turistici esperienziali fra le eccellenze del territorio come nuovo modo di viaggiare.

1. Rimini è sostenibilità

Poco più di due anni fa, la società di consulenza Ernst & Young ha inserito Rimini tra le prime quindici smart city d’Italia. Un riconoscimento importante per una città che da più di dieci anni scommette su sostenibilità ed eco-compatibilità. La transizione green di Rimini è iniziata da tempo: il passaggio all’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, la salvaguardia e la valorizzazione del mare, l’attenzione verso la mobilità dolce e i trasporti leggeri, ma soprattutto la riqualificazione e lo sviluppo urbano in un’ottica di compatibilità ambientale sono i punti su cui Rimini lavora da anni per proporre un nuovo modello di città sostenibile.

Tanti gli interventi e i progetti messi in atto in questi anni per avvicinarsi sempre di più agli standard di vera smart city a basso impatto ambientale, alcuni dei quali sono diventati simboli indiscussi del nuovo volto di Rimini.

Siamo andati alla scoperta di Rimini insieme a Ilaria Vita, romana di nascita, ma milanese d’adozione, da oltre quindici anni nel mondo della pubblicità e creatrice di Pepite per tutti. Inizialmente nato come blog ispirato al grandissimo amore per Milano, di cui racconta posti, persone e storie, Pepite per tutti diventa in dieci anni una piattaforma di cui fanno parte un magazine e una redazione, una app, un e-commerce e una community attiva attorno alle #pepitetips – consigli e dritte su viaggi, lifestyle, trend e molto altro. Questa volta Ilaria ci ha accompagnati nella scoperta di Rimini, ma lo spirito rimane lo stesso: quello della scoperta di luoghi nascosti e inaspettati.

Il Parco del mare, per un concetto olistico di benessere

Sedici chilometri di costa con aree pedonabili e vista sul mare; percorsi benessere con aree sosta per il tempo libero, lo sport e il gioco; trecento ettari di aree verdi con l’inserimento di vegetazione adriatica tipica delle spiagge autoctone; foreste del mare ispirate a Gianni Rodari e gli alberi-fontana. Ecco a voi il Parco del mare di Rimini, il maestoso progetto di riqualificazione del lungomare di Rimini: un grande parco urbano che ci prende per mano e dolcemente ci accompagna dalla città fino al mare grazie ai sinuosi cordoni dunali, elemento marino per eccellenza. Capace di accogliere residenti e turisti e mitigare gli effetti degli eventi atmosferici sulla costa, il Parco del mare è una piazza continua capace di valorizzare la natura circostante, grazie a interventi innovativi e sostenibili su spazi e mobilità.

Le foreste del mare

Le aree gioco del Parco del mare sono delle intricate foreste dove vivere entusiasmanti avventure! Ispirate alle filastrocche di Gianni Rodari, le Foreste del mare, che sorgeranno nel tratto Tintori, saranno situazioni di gioco immersive dove i bambini potranno sfidarsi in arrampicate, sospesi tra i rami degli alberi a diversi metri da terra e dove, inerpicandosi su una torre di avvistamento, potranno scorgere l’orizzonte e il mare.

Un progetto ambizioso per rispondere alle esigenze di gioco e movimento dei bambini e dei ragazzi, con l’intento di valorizzare l’integrazione nella natura e promuovere l’inclusività, grazie a soluzioni progettuali che le renderanno accessibili a tutti, e la condivisione.

Le favole dove stanno? / Ce n’è una in ogni cosa: / nel legno del tavolino, / nel bicchiere, nella rosa.

Gianni Rodari

Rimini e la tutela delle spiagge

A Rimini l’attenzione per l’ambiente si declina davvero in ogni ambito di azione. Per esempio, dal 2019 un’ordinanza balneare comunale prevede il divieto di utilizzo in spiaggia di oggetti in plastica monouso, come bicchieri o cannucce, favorendo l’uso di alternative in materiali biodegradabili o riutilizzabili e la creazione di piccole “aree ecologiche” per la raccolta differenziata all’interno di bar e ristoranti. Nella stessa ottica si inserisce il divieto di fumo sulla battigia, per garantire il benessere dei non fumatori, ma ridurre anche la presenza di mozziconi presenti a terra e riversati in mare.

Le spiagge di Rimini.
A Rimini dal 2019, un’ordinanza balneare comunale prevede il divieto di utilizzo in spiaggia di materiali plastici monouso, favorendo l’uso di materiali biodegradabili o materiale plastico riutilizzabile e la creazione di piccole “aree ecologiche” per la raccolta differenziata all’interno di bar e ristoranti © VisitRimini

Il processo di trasformazione degli spazi della città in un’ottica di tutela ambientale si allarga anche agli stabilimenti balneari, che propongono un nuovo concetto di benessere in riva al mare, cercando di impattare sempre di meno sull’ambiente circostante. I nuovi progetti di riqualificazione degli stabilimenti, infatti, dovranno prevedere l’utilizzo di materiali sostenibili e di riciclo, l’installazione di pannelli solari fotovoltaici, la presenza di spazi sempre più verdi con riciclo dell’acqua per innaffiare le piante, ma anche l’abbattimento delle barriere architettoniche per rendere gli spazi sempre più accessibili. Attenzione per il mare significa anche promuovere stili di vita sostenibili. Rimini prosegue nel suo obiettivo di diventare spiaggia plastic free.

Il piano di salvaguardia della balneazione ottimizzato

Per Rimini il mare non è solo un prezioso strumento di traino dell’economia, ma anche un custode millenario di identità. Proprio per proteggere il mare a cui Rimini deve tanto, è nato il Piano di salvaguardia della balneazione (Psbo), uno dei progetti più ambiziosi e coraggiosi messi in atto a Rimini nell’ultimo decennio e che renderà le spiagge di Rimini balneabili al cento per cento entro il 2024.

Mare mare

Il rapporto che lega Rimini al mare affonda le proprie radici nel mondo antico. Senza il mare, Rimini non esisterebbe neppure: è grazie alla sua vicinanza che i Romani decisero di instituire qui la prima colonia della pianura Padana. Nel 1843 a Rimini viene ufficialmente inaugurato il primo stabilimento balneare di quella che diventerà in seguito la riviera romagnola e oggi quello di Rimini è forse il mare più controllato d’Europa: le acque di balneazione sono monitorate settimanalmente dalla Struttura oceanografica Daphne dell’Arpa.

Il gigante buono che protegge il mare

Avviato nel 2013 e realizzato da Hera e dal Comune di Rimini, insieme a Romagna acque e Amir, il Psbo rappresenta la più grande opera di risanamento idrico attualmente in corso in Italia che fa di Rimini la prima città costiera ad aver risolto in maniera definitiva il problema degli scarichi in mare. Fra gli interventi principali previsti dal piano, ci sono miglioramenti strutturali a condotte fognarie e a depuratori e la mitigazione del rischio idraulico, con l’obiettivo di ridurre in modo significativo l’inquinamento delle acque scaricate in mare.

Tutto parte da piazzale Kennedy, nel cuore della Marina riminese, da dove ha preso il via il progetto. In questa piazza è stata realizzata, infatti, un’opera dalla doppia funzione: sotto una vasca di accumulo di prima pioggia, sopra uno splendido belvedere sul mare. Grazie a un sistema di vasche grandi quanto venti piscine olimpioniche, situate a quaranta metri di profondità, il Psbo evita il convogliamento delle acque bianche in mare, senza trattamento. Una prima vasca, dalla capacità di 14mila metri cubi, raccoglie le acque di prima pioggia, le più sporche e inquinanti, mentre la seconda, da 25mila metri cubi, è dedicata alla “laminazione”, cioè la limitazione delle acque bianche convogliate a mare.

Una volta raccolta l’acqua nelle vasche, inizia il viaggio dal sottosuolo di piazzale Kennedy verso il cuore del gigante buono di Rimini: il depuratore di Santa Giustina, che trasforma l’acqua della città rendendola trasparente e pulita, pronta per raggiungere il mare. Il depuratore, potenziato con una serie di interventi, è in grado di trattare tutte le acque reflue e bianche grazie alle membrane microfiltranti: una tecnologia di ultrafiltrazione a membrane all’avanguardia che consente di catturare particelle microscopiche come microplastiche, ma anche virus e batteri.

Il depuratore di Santa Giustina è l’impianto con la tecnologia di ultrafiltrazione a membrane più grande d’Europa.

Ing. Alberto Dellavalle

Piazzale Kennedy, cuore del Piano di salvaguardia della balneazione © VisitRimini

Rimini in bici e la mobilità sostenibile

A Rimini c’è sempre stata una certa attenzione ai ciclisti, se non altro perché per i riminesi la bicicletta è da sempre considerata uno dei i mezzi più adatti per muoversi agevolmente in una città dalle distanze limitate e per lo più pianeggiante. Ma negli ultimi anni il comune di Rimini ha promosso un vero e proprio progetto di mobilità lenta e sostenibile e ha progettato il suo sviluppo urbanistico pensando anche alle due ruote. Il territorio si è attrezzato sempre di più per essere bike-friendly, dotandosi di numerose piste ciclabili e servizi dedicati.

La metropolitana di Rimini è su due ruote

Un circuito di centotrenta chilometri di piste ciclabili, esteso lungo tutta l’area urbana di Rimini, e non solo. La Bicipolitana di Rimini è un una rete di percorsi ciclabili e ciclo-pedonali, gerarchizzati, interconnessi e in continuo ampliamento, per vivere ed esplorare agevolmente la città, grazie anche a un sistema di segnaletica di supporto che permette di raggiungere facilmente e senza intoppi la propria destinazione. Gli itinerari della Bicipolitana sono adatti a tutti i livelli di preparazione e difficoltà: chi usa la bicicletta saltuariamente può comodamente visitare il centro città o godersi il lungomare; chi è più allenato può inoltrarsi sui sentieri di collina in sella a una mountain-bike per esplorare l’entroterra; gli amanti degli sport un po’ più estremi possono scegliere di scendere fra i boschi nei percorsi di downhill specializzati. Tanti gli itinerari per tutti i gusti e le esigenze.

Oltre alla rete di percorsi ciclabili, Rimini si è dotata di numerosi servizi dedicati alle due ruote, dal bike sharing ai bike hotel. Il Bike park è senz’altro uno di questi. Posizionata in un luogo strategico appena fuori dalla stazione Fs, la nuova velostazione rende ancora più comodo raggiungere Rimini in treno muovendosi poi in bici durante tutta la vacanza. Qui si può trovare un servizio di deposito e custodia delle due ruote, ma anche una ciclofficina attrezzata con personale qualificato e servizio self e noleggio, sia delle due ruote muscolari che a pedalata assistita. All’interno della struttura sono a disposizione anche ricariche per biciclette elettriche, un negozio accessori e ricambi, un punto informazioni e un piccolo bar.

Le cargo bike fanno parte dell’idea innovativa di mobilità sostenibile a Rimini, per promuovere gli spostamenti giornalieri e il trasporto di merci © Rimini bike park

Sostenibilità ambientale, sharing economy e smart mobility come chiave per migliorare la qualità della vita delle persone: questi i valori che hanno mosso le scelte del Comune di Rimini riguardo al piano della mobilità degli ultimi anni. Impegnato a promuovere un tipo di mobilità lenta, il Comune di Rimini non solo ha incentivato sempre più residenti e turisti all’uso della bicicletta, ma ha anche elaborato un piano sistematico in un’ottica di trasporto intermodale, ossia un sistema che si basa sull’utilizzo combinato di differenti mezzi di trasporto.

A Rimini si può trovare una capillare rete di postazioni pubbliche per la ricarica di veicoli elettrici (sono 84 le colonnine di ricarica già attive) e un servizio di condivisione di scooter e monopattini cento per cento elettrici e nei prossimi mesi partirà anche la sperimentazione di car sharing elettrico. I bus su gomma del Metromare, il sistema di trasporto pubblico che unisce Rimini a Riccione e che disincentiva l’uso dell’auto, sono a basso impatto ambientale e presto saranno completamente elettrici.

Insomma, la grande sfida di Rimini è quella di creare un sistema di mobilità incentrato su un trasporto pubblico con linee prioritarie e integrato a una rete continua di percorsi protetti ciclabili e pedonali, e a una sharing mobility articolata (auto, scooter, bici, monopattini elettrici) e diffusa in ogni quartiere della città.

2. Rimini è sport e benessere

Quella fra Rimini e la vita attiva all’aria aperta è una relazione ormai duratura che si rafforza con il tempo. In città ogni anno si svolge Rimini wellness, la manifestazione più importante di settore; quelli del benessere, della salute e del raggiungimento di uno stile di vita sano e sempre più coerente con le esigenze fisiche e mentali, sono temi che Rimini sta sviluppando a tutto tondo.

Le occasioni per trovare benessere, tranquillità, rifugio dallo stress o per praticare attività fisico-sportive all’aperto sono tante. Che sia direttamente sulla spiaggia, o nelle isole attrezzate dedicate al fitness lungo il Parco del mare, o nella Piazza sull’acqua davanti al Ponte di Tiberio, o ancora sulla terrazza del nuovo piazzale Kennedy, le attività sportive che si possono praticare sono pensate per tutte le esigenze.

Yoga, pilates e attività outdoor: i benefici di praticare sport al mare

Il mare, si sa, migliora la salute e rinfranca lo spirito. E non è solo un modo di dire, visto che ci sono diversi studi scientifici che lo dimostrano e spiegano il perché. È per questo che dedicarsi all’attività sportiva vicino al mare amplifica ancora di più i benefici dell’attività stessa. Le spiagge sono sicuramente il luogo privilegiato dove praticare sport fronte mare: beach volley, beach tennis, basket, ma anche discipline yoga o pilates sono tutte attività offerte sulle spiagge di Rimini.

L’attività fisica praticata sulla sabbia implica maggiore sforzo e resistenza, amplifica le prestazioni e aiuta a sviluppare l’equilibrio.

Un nutrito programma di camminate all’alba direttamente in riva al mare, ma anche lungo i percorsi pedonali del Parco del mare, permettono di godersi la natura circostante nel silenzio del mattino e consentono anche di respirare un’aria particolarmente ricca di sali minerali per via del vicino mare: un aerosol marino ricco di cloruro di sodio e magnesio, calcio, bromuro, silicio, potassio e iodio, elementi benefici e necessari al corretto funzionamento metabolico che migliorano le funzioni respiratorie.

E, alla fine, ci immergiamo direttamente in acqua. Barca a vela, sup, windsurf, canoa, kitesurf, ma anche immersioni alla scoperta della biodiversità marina. L’acqua ci rilassa, ci dona leggerezza e, in combinazione con la luce del sole, stimola anche la produzione di vitamina D. E poi, il richiamo dell’acqua è un qualcosa di ancestrale che ci riporta alle origini.

Gnassi’s point

Il nuovo spot dove surfare a Rimini porta il nome del suo attuale sindaco. Perché? Nei pressi del nuovo piazzale Kennedy, i lavori effettuati nell’ambito del Psbo, condotti dall’attuale giunta e quindi dal sindaco di Rimini Andrea Gnassi, hanno creato una secca: una sorta di beach break che genera delle onde molto apprezzate dai surfisti locali, soprattutto quando il vento soffia di scirocco, e che possono in alcuni casi arrivare anche ai due metri di altezza!

Bike tour e trekking nell’entroterra

L’entroterra di Rimini offre diversi modi per essere vissuto: in giro per rocche e castelli, tour enogastronomici, cantine e fattorie. Qui vi parliamo degli itinerari che si possono fare in sella a una bicicletta o a piedi (magari anche a cavallo), per immergersi appieno nella natura delle colline riminesi.

Da Rimini ai borghi della Valmarecchia in mountain bike

Peculiarità dell’entroterra riminese è la possibilità di essere percorso, dal mare al monte, in sella a una bici, con tanti itinerari da poter scegliere a seconda della propria preparazione, inclinazione e capacità. Si va dal cicloturismo panoramico adatto a tutti a itinerari di difficoltà elevata, per esperti e persone allenate.

Uno degli itinerari più suggestivi e alla portata di tutti è la ciclopedonale sterrata, da percorre in mountain bike, alla scoperta della Valmarecchia. Si parte dal vecchio molo di San Giuliano mare e, attraversando il Ponte di Tiberio, si pedala in pianura, in aperta campagna, su entrambi i lati del fiume Marecchia. Risalendo la statale n°258, strada plurimillenaria, si scorgono gli ulivi e le viti delle colline riminesi, fino a intercettare borghi medievali sospesi nel tempo. Vale la pena raggiungere, per esempio, il paese-fortezza di Verrucchio e la sua rocca Malatestiana o il santuario Madonna di Saiano e, infine, Novafeltria, con il suo museo storico. I più preparati potranno arrivare fino a Pennabilli, alle pendici occidentali del monte Carpegna, addirittura nelle Marche.

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dei percorsi ciclabili
di Rimini

3. Rimini è gusto a km 0

L’Emilia Romagna è una terra ricca di tradizione enogastronomica e di prodotti agroalimentari tipici, tanto da essere la regione italiana a vantare il numero più alto di prodotti riconosciuti con la denominazione Dop (Denominazione di origine protetta) e Igp (Indicazione geografica protetta). Lungo la via Emilia, tra mare, pianura e collina, sono quasi cinquanta le eccellenze italiane riconosciute a livello europeo e più di duecento i prodotti censiti come “tradizionali”.

Tante sono le ricette tipiche regionali che nel tempo sono state elevate a piatti nazionali, rappresentanti della tradizione culinaria italiana all’estero. In Romagna (a Forlimpopoli, in provincia di Forlì-Cesena) è anche nato Pellegrino Artusi (1820-1911), il gastronomo italiano più famoso al mondo. L’Emilia e la Romagna rappresentano le due anime della tradizione culinaria regionale: la cucina emiliana è più saporita e abbondante di condimenti; la cucina romagnola è più semplice e genuina, come da antiche tradizioni contadine e marinare.

Partiamo, allora, alla scoperta dei prodotti che contraddistinguono Rimini e il suo territorio.

L’Emilia Romagna è la regione dove si mangia meglio nel mondo.

Forbes

La strada dei vini e dei sapori, dei colli riminesi

Proprio da Rimini parte la Strada dei sapori dell’entroterra riminese: dall’arco d’Augusto, percorrendo la Marecchiese, ci si dirige verso l’interno, sulle colline alle spalle della città. Questa terra, tra le due valli del Conca e del Marecchia, incastonate fra colline e mare, è la culla di tradizioni enogastronomiche millenarie e prodotti tipici antichi, che vengono preservati dalle aziende vitivinicole ed agricole locali che ancora oggi producono le proprie eccellenze come storia e tradizione tramandano. Ogni azienda offre prodotti diversi dalle caratteristiche peculiari, ma tutte regalano uno spaccato di un unico territorio dalle antiche tradizioni culinarie.

Le colline riminesi

Rimini e i suoi dintorni offrono una miriade di prodotti enogastronomici da scoprire: dai formaggi all’olio, dalla piada al pesce azzurro, dal Sangiovese alla Rebola; i frantoi, le aziende vinicole, le cantine, gli agriturismi, i ristoranti, le botteghe artigiane lungo la Strada dei vini e dei sapori dei colli di Rimini, che dal mare ci accompagna fino in collina, ci raccontano di un territorio ricco di cultura e tradizioni con i loro prodotti a km zero.

La piada, regina di Romagna, tra tradizione e innovazione

La piadina romagnola o piada romagnola è senza dubbio la più classica specialità gastronomica della Romagna. Prodotto Igp, a seconda di dove ci si trova la piada assume caratteristiche differenti: più spessa verso Forlì, Cesena e Ravenna, quella tipica di Rimini è come una sfoglia, tirata sottilissima a mattarello dalle cosiddette arzdore. Non esiste un unico modo di intendere la piada e per conoscerla davvero il suggerimento è quello di assaggiare quante più tipologie e farciture possibili.

La piadina stracchino e rucola, la regina gastronomica di Rimini © barbamauro

Cibo arcaico, semplice e genuino, la piadina ha origini antichissime: dobbiamo tornare indietro al tempo degli Etruschi, nelle zone dell’odierna Romagna, per trovare tracce dell’utilizzo di un sostituto del pane fatto con farina grezza, cereali e di forma circolare. All’epoca romana, sono numerose le testimonianze del suo uso, accompagnato con formaggi, proprio come avviene ancora oggi. 

La piada era la piada: era pane. / Stacciava ella ritmicamente sul tagliere candido

Marino Moretti, poeta

Il termine piada è stato ufficializzato da Giovanni Pascoli, che italianizzò in questo modo la parola romagnola piè, piès (rassodarsi), riferito al procedimento di cottura della piadina. I nomi con cui può essere chiamata sono diversi: piada, ma anche pie, appunto, pjida, pièda, pji, pida. In qualsiasi modo la si voglia chiamare, la piadina è la regina di Romagna a base di farina, acqua, olio d’oliva o strutto e un pizzico di sale. Si lavora a mano con un filo d’acqua e il mattarello per creare dei cerchi sottili da cuocere sul tipico testo, una lastra di terra refrattaria. Una volta cotta, è pronta per essere farcita a piacimento.

Il suo successo in tutto il mondo? Quella di essere un cibo povero, semplice e che necessita di pochissimi ingredienti. L’importante è che siano di prima qualità e a km zero.

Gli ingredienti per una perfetta piada

Olio extravergine d’oliva Dop “Colline di Romagna”
Le varianti per preparare una buona piadina sono tante. L’articolo 2 del disciplinare di produzione dell’indicazione geografica protetta della piadina recita: “La ‘Piada Romagnola’ è un prodotto tipico locale a base di farina di grano tenero tipo “00” o tipo “0” con aggiunta di acqua, grassi, sale, ed alcuni ingredienti opzionali”. Fra gli ingredienti opzionali, troviamo lievito o bicarbonato. Fra i grassi, per una perfetta piadina a base vegetariana, troviamo l’olio extravergine di oliva.

Non è certamente una coincidenza, dal momento che l’entroterra riminese (in particolare le valli del Marecchia, del Marano e del Conca) è ricchissimo di uliveti plurisecolari. La quasi totalità dei frantoi presenti in Emilia-Romagna è racchiusa proprio in questo territorio e qui, ogni anno, viene prodotta circa la metà dell’olio extravergine d’oliva prodotto in tutta la regione Emilia Romagna. Anche in questo caso, la presenza dell’olivo sulle colline riminesi ha origini molto profonde che sembrano risalire agli Etruschi.

Le particolari condizioni micro-climatiche hanno favorito nei secoli la coltura dell’olivo e le pratiche agronomiche più appropriate hanno reso possibile la produzione di un olio pregiato che dall’agosto 2003 è riconosciuto come Dop.

Produrre l’olio a Rimini
Per la sua produzione, le olive vengono raccolte manualmente ed entro due giorni vengono sottoposte alla trasformazione. Prima di iniziare questo processo, le olive possono essere sottoposte a defogliazione e lavaggio con acqua pulita: ogni altro trattamento è vietato. L’estrazione dell’olio deve essere fatta solo mediante processi fisici e meccanici ed è vietato l’uso di qualsiasi prodotto ad azione chimica o biochimica come coadiuvante. L’olio così ottenuto ha un sapore fruttato, forte e deciso, perfetto come ingrediente principale per la ricetta della nostra piadina.

Lo squacquerone
Una volta che la nostra piada è pronta, è possibile farcirla in mille modi diversi, a seconda dei gusti e della fantasia. Un grande classico è la piada rucola e squacquerone, formaggio Dop fresco e cremoso, tipico della zona.

Formaggio vaccino a brevissima maturazione (per mantenere le caratteristiche organolettiche del latte) e dal sapore caratteristico dolce/acido, il suo nome deriva dal dialetto “squacqueron”, che “squacquera”. Infatti, è un formaggio a pasta particolarmente molle e consistenza molto cremosa, con la tendenza a debordare a causa dell’alto contenuto di acqua e della maturazione molto breve. La sua forma tipica è rotonda, adagiata su se stessa.

Anche in questo caso, stiamo parlando di un prodotto con una storia molto antica, la cui produzione era ed è fortemente legata all’ambiente rurale. Un tempo veniva prodotto esclusivamente d’inverno, a causa del rischio di deterioramento alle elevate temperature estive, e veniva anche utilizzato come merce di scambio: in una missiva del 15 febbraio 1800, il vescovo di Cesena, Cardinale Bellisomi, scrive al vicario della sua diocesi Casali per essere informato sugli scquacqueroni richiesti e ancora non pervenuti.

Lo squacquerone dop di Romagna
Oggi la produzione avviene tutto l’anno e il 24 luglio del 2012 lo squacquerone di Romagna ha ricevuto la denominazione d’origine protetta, distinguendosi dallo squacquerone comune. Insieme alla rucola, farcisce le migliori piade.

Rivedo mia madre che torna dalla spesa e che appoggia la sporta sul tavolo, ed estrae religiosamente il formaggio squacquarone, sovrapposto a tutte le altre cose. (…). Fino dai momenti della lontana infanzia, in virtù del formaggio squacquarone, quel momento, io, l’ho sempre qui, dentro di me.

Luigi Pasquini, pittore e scrittore

Il pesce azzurro di Rimini

A Rimini si trova uno dei più importanti mercati ittici dell’Adriatico. Il pesce del Mercato coperto di Rimini proviene, nella quasi totalità, direttamente dal porto di Rimini. Ogni mattina, viene proposto pesce a km 0, pescato di notte e venduto fresco il giorno stesso. La piccola pesca artigianale è oggi uno dei settori di punta della pesca della Romagna. Per la protezione della biodiversità e la gestione sostenibile delle risorse ittiche, la marineria riminese adotta, per esempio, la regolamentazione dei giorni di pesca e delle taglie minime del pescato e l’aumento delle maglie delle reti da pesca, al fine di evitare catture di esemplari di piccole dimensioni.

La principale risorsa alimentare e gastronomica in tema di piatti di pesce del riminese è il pesce azzurro. Tipica di mari dai fondali non profondi e sabbiosi, questa qualità è una delle più ricche di grassi insaturi, in particolare del tipo omega 3; è indicata a chi ha problemi di colesterolo ed, essendo il pesce azzurro ricco di calcio, è consigliato anche per combattere i processi di decalcificazione ossea. La Rustida (grigliata mista di pesce riminese) è la modalità classica per apprezzare questo pesce, ma il modo per gustarlo alla vera maniera romagnola è come farcitura della piada, con l’aggiunta di un po’ di misticanza e cipolla.

Vini doc di Romagna: il Sangiovese e la Rèbola

Sulle colline riminesi da tempi immemori, insieme agli olivi, prospera la vite: nella valle del Conca, sono stati rinvenuti tralci e frutti risalenti addirittura all’età paleolitica e la sua presenza è documentata costantemente a partire dall’epoca degli Etruschi. La coltura della vite fa parte del dna del territorio riminese: il suo ruolo nell’economia e nella vita della gente è sempre stato centrale e lo è ancora oggi. Filari che corrono a perdita d’occhio, da cui provengono uve ad alta qualità enologica grazie al microclima dato dalla vicinanza del mare, che a loro volta producono i vini eccellenti di Romagna, dalle peculiari note aromatiche.

Il Sangiovese

La più diffusa varietà coltivata è il Sangiovese. Oltre a entrare in purezza nel tipico vino rosso doc dal colore intenso e dalle caratteristiche organolettiche avvolgenti, calde e corpose (il primo a essere riconosciuto tra i vini doc di Romagna), il Sangiovese è utilizzato anche come base di uvaggi con il Cabernet Sauvignon e, in misura più limitata, con uve come il Verucchiese e il Marzabino.

La Rèbola

Un’altra produzione eccellente dell’entroterra di Rimini è la Rèbola, nome con cui viene chiamato nel riminese il vitigno Pignoletto. Si tratta di un bianco, inserito nel disciplinare sin dalla costituzione della doc Colli di Rimini. L’origine di questo vitigno è poco nota. Probabilmente è giunto a Rimini via mare, per poi insediarsi e diventare autoctono. Ed infatti, i primi documenti risalenti al 1378 parlano di “Ruibola o Greco” come uno dei vitigni provenienti dall’area ellenica. Il vino che si ottiene è un bianco fruttato e vellutato, molto fresco e gradevole, versatile (si adatta facilmente a ogni tipo di pietanza) e dalle diverse sfumature: da secco, a dolce a passito.

Leggenda vuole che il nome Sangiovese derivi da un frate cappuccino del convento di Santarcangelo. Si narra, infatti, che un ospite a cui i cappuccini avevano offerto il vino di loro produzione, ne avesse chiesto il nome, colpito dalla sua bontà. Fra i cappuccini si creò imbarazzo, dal momento che non avevano ancora dato nessuna denominazione al vino. A quel punto uno di loro rispose Sanguis Jovis (sangue di Giove), dal nome del colle su cui si erge il convento (colle Giove) e al colore del vino, rosso sangue. Con il passare degli anni, ovunque nel mondo quel vino si chiama Sangiovese.

4. Rimini è storia e cultura

L’identità storica e il valore culturale si respira in ogni angolo della città e Rimini si merita di essere conosciuta non solamente per le sue spiagge, ma anche per la sua lunga storia e i suoi tesori architettonici.

I primi insediamenti risalgono al Paleolitico, mentre negli anni si sono insediate diverse popolazioni di cui si trovano ancora tracce. II vero splendore di Rimini, però, arrivò sotto l’Impero romano, prima, e con la casata dei Malatesta, dopo, che proprio nella città romagnola instaurarono una delle corti più prestigiose del Quattrocento europeo.

Fondata dai romani come punto strategico contro l’avanzata dei Galli e avamposto verso la pianura Padana, Rimini è la città che ha visto i fasti del Rinascimento e ospitato negli anni artisti e uomini di pensiero come Giotto, Leonardo da Vinci, Piero della Francesca. Purtroppo, la città ha perso buona parte dei suoi beni architettonici durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale (gli unici monumenti a salvarsi furono, infatti, l’Arco d’Augusto, il Tempio Malatestiano, il Ponte di Tiberio e Castel Sismondo).

Ma i riminesi, grazie a un lungo e attento lavoro di ricostruzione storica e architettonica, restauri impegnativi e coraggiose opere di riqualificazione urbana, hanno fatto nuovamente risplendere i suoi più antichi simboli, ridonandole la sua vera identità. Un esempio? Il teatro Galli, realizzato a metà Ottocento dall’architetto Luigi Poletti, distrutto dai bombardamenti del 1943, ricostruito e finalmente riaperto al pubblico nel 2018, dopo settantacinque anni.

La Rimini romana

Nel 268 a.C., il Senato di Roma scelse Rimini come colonia per la sua posizione strategicamente favorevole: tra il mare, gli Appennini e l’inizio della pianura Padana, su terre fertili e vicino alla costa.

La città di Ariminum (da Ariminus, nome dell’odierno fiume Marecchia, alla foce del quale sorsero i primi insediamenti), fu la prima colonia romana in pianura Padana e, da avamposto militare, divenne presto sede di scambi e crocevia commerciale, ma soprattutto un’urbe ricca e florida di cui, ancora oggi, si possono ammirare importanti testimonianze architettoniche. Ecco 5 tappe da non perdere per scoprire la Rimini romana.

L’Arco di Augusto e l’anfiteatro

È l’Arco onorario più antico conservato nell’Italia settentrionale e segna l’ingresso alla città per chi proviene dalla via Flaminia, che collega Roma a Rimini. Eretto nel 27 a.C., celebra la figura di Ottaviano Augusto. Non lontano da qui, i resti dell’anfiteatro romano risalente al secondo secolo d.C., edificato all’epoca nelle vicinanze dell’antico porto. Costruzione imponente, la sua ampiezza era di poco inferiore a quella del Colosseo e ospitava almeno dodicimila spettatori.

Porta Montanara

Costruzione che risale al primo secolo a.C. e detta anche di Sant’Andrea, l’arco a tutto sesto e in blocchi di arenaria era l’ingresso della città romana per chi proveniva dai colli lungo la via aretina, percorrendo la valle del Marecchia.

Piazza tre martiri (il Foro)

La piazza, ora dedicata ai tre partigiani riminesi uccisi nella seconda guerra mondiale, costituiva il cuore della vita pubblica ed economica di Ariminum e per molto tempo fu dedicata a Giulio Cesare, come testimonia il cippo cinquecentesco posizionato al centro. Anche se Giulio Cesare nel De bello civili afferma di aver tenuto a Ravenna il suo famoso discorso in occasione dello storico passaggio del Rubicone, tradizione vuole che fu proprio in questa piazza che il condottiero, arringando i suoi soldati, pronunciò la sua famosa frase: “Alea iacta est!”, il dado è tratto.

Ponte di Tiberio

Punto di partenza delle vie consolari Emilia e Popilia, lungo settanta metri in pietra d’Istria, il Ponte di Tiberio, che ancora oggi collega la città e il suburbio (borgo San Giuliano), è considerato uno dei ponti romani più belli del mondo, simbolo indiscusso della grandiosità dell’Impero romano a Rimini, ma anche della caparbietà dei riminesi. Iniziato da Augusto nel 14 e completato da Tiberio nel 21 d.C., il ponte è sopravvissuto a una serie di minacce che hanno rischiato di distruggerlo (terremoti, inondazioni, usura e guerre), ed è diventato punto nevralgico nonché simbolo della città.

Oggi il ponte affaccia sul parco 25 Aprile, polmone della città che ospita aree fitness, zone dedicate allo sgambamento e aree gioco per bambini. Il Ponte è attualmente pedonalizzato e, grazie anche alla recente riqualificazione della nuova piazza sull’acqua che si affacciata sull’invaso, l’area è diventata tappa obbligata per momenti di relax, fra lezioni di yoga, pic nic a base di specialità romagnole a km 0 e passeggiate a filo d’acqua.

Domus del chirurgo

Oltre settecento metri quadrati di area archeologica musealizzata aperta al pubblico che raccontano duemila anni di storia: questo è il complesso archeologico individuato e portato alla luce in piazza Ferrari a partire dal 1989. La scoperta più importante del complesso è la domus del chirurgo, residenza della seconda metà del secondo secolo, che oggi prende il nome dalla professione del suo ultimo proprietario. La domus ospitava, infatti, una taberna medica, come testimoniano gli oltre centocinquanta strumenti chirurgici ritrovati ed esposti nel vicino Museo della Città.

Rimini crocevia di strade: tour bike alla scoperta delle antiche vie romane

Rimini era un’importante rotta di comunicazione tra il nord e il centro Italia. Chi da nord doveva raggiungere Roma, doveva per forza passare da qui e dalla città partivano tre delle più importanti vie romane. Ecco 4 itinerari da fare in bicicletta lungo le antiche vie imperiali.

La Rimini della signoria

Dopo i Romani, arriva un’altra dinastia che rende Rimini una delle città più vivaci del Rinascimento italiano: la signoria dei Malatesta. L’ascesa al potere della famiglia iniziò con il capostipite Malatesta II da Verucchio. La politica espansionistica dei Malatesta continuò con i discendenti, ma è con Sigismondo Pandolfo Malatesta, Signore di Rimini e dell’omonima Signoria a partire dal 1431, che la città conobbe il periodo di suo massimo splendore.

Grande patrono delle arti, Sigismondo portò a Rimini alcuni tra gli artisti e i letterati più autorevoli della penisola e a lui si deve la costruzione di due tra i principali monumenti della città: il Tempio Malatestiano e Castel Sismondo. Destino vuole che, verso la fine dei suoi anni, inizi anche il declino dei Malatesta. Con la nomina a papa di Pio II Piccolomini e la sua alleanza con Federico da Montefeltro, storico nemico dei Malatesta, la famiglia inizia a perdere tutti i suoi domini e, nel 1500, dopo trecento anni di potere, perde definitivamente anche Rimini.

Tempio Malatestiano 
Uno dei monumenti più suggestivi non solo della città di Rimini, ma dell’interno Quattrocento italiano. Progettato da Leon Battista Alberti intorno al 1450, alla sua realizzazione hanno lavorato alcuni fra i più grandi artisti dell’epoca. Al suo interno conserva il crocifisso di Giotto e gli affreschi di Piero della Francesca, mentre il rivestimento marmoreo delle sei cappelle laterali è opera di Matteo de’ Pasti e Agostino di Duccio.

Castel Sismondo o Rocca Malatestiana
Castello-fortezza di Sigismondo Pandolfo Malatesta, le sue mura di cinta sul fossato sono state da poco riqualificate. Castel Sismondo porta la firma, tra gli altri, di Filippo Brunelleschi e rappresenta il contributo del Rinascimento sull’architettura civile della città.

Il canto quinto dell’Inferno è uno dei più celebri della Divina Commedia di Dante Alighieri. I suoi protagonisti sono Paolo e Francesca, amanti posti da Dante nel girone dei lussuriosi. Francesca da Polenta, figlia di Guido da Polenta, signore di Ravenna, viene costretta a sposarsi con l’inganno con Gianciotto Malatesta, figlio di Malatesta II da Verucchio e futuro signore di Rimini. Francesca, però, si innamora di Paolo Malatesta, suo cognato e fratello di Gianciotto.
Anche se altre località si contendono lo scenario della tragedia, tradizione vuole che l’amore tra Paolo e Francesca sbocci e si consumi presso il castello di Gradara, roccaforte che domina il mare a pochi chilometri da Rimini, e che qui si sia anche consumato il tragico epilogo della loro uccisione per mano del marito tradito. Non è un caso se Francesca, pur di origini ravennate, sia conosciuta in tutto il mondo come Francesca da Rimini.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Dante Alighieri

La Rimini di Federico Fellini

Rimini è la città di Federico Fellini. Il maestro del cinema che ha reso l’Italia famosa in tutto il mondo nasce qui nel 1920. Al cinema Fulgor di Rimini avviene la sua iniziazione alla settimana arte, prima di trasferirsi a Roma nel 1939 e intraprendere la sua straordinaria carriera di regista. La città deve molto all’illustre artista, che nei suoi film ha fatto di Rimini la città della memoria, immortalando, ricostruendo e portando nell’immaginario collettivo di tutti alcuni dei luoghi simbolo della città.

Rimini, grazie a Fellini Rimini, è conosciuta nel mondo come la città della memoria, la città del ricordo. Noi viviamo Amarcord e, anche se non siamo nati a Rimini, anche se non siamo vissuti a Rimini, quei paesaggi li riconosciamo come i nostri paesaggi.

Marco Leonetti, responsabile unità organizzativa cineteca Rimini

Luoghi felliniani

Anche dopo il suo trasferimento a Roma, Rimini rimane fonte di ispirazione costante per l’arte di Federico Fellini tant’è che, nonostante la città non sia mai stata reale location per i suoi film, lui l’ha sempre ricercata e ricreata oniricamente negli studi romani di Cinecittà. Partiamo, allora, alla volta di quei luoghi.

Il Grand hotel di Rimini.

Grand Hotel

Il Grand Hotel di Rimini è stato uno dei luoghi più amati da Federico Fellini, tanto che quando tornava nella sua città natale, il regista l’aveva eletto a sua seconda casa, soggiornando nella suite 316, rimasta intatta. L’hotel è il simbolo della Belle epoque, dello sfarzo e dei sogni del giovane Fellini. Una delle sale dell’hotel è dedicata al poeta e scrittore Tonino Guerra, insieme al quale Fellini scrisse la sceneggiatura di Amarcord (1973).

Cinema Fulgor

È il cinema dove Fellini vede il suo primo film, Maciste all’inferno, sulle ginocchia del padre, come dirà in Roma (1972) ed è qui che Titta, il protagonista di Amarcord, tenta di sedurre Gradisca. Nel 2018 è stato restaurato con l’allestimento scenografico interno curato dal tre volte premio Oscar Dante Ferretti. Oggi, al suo interno, sorge la Casa del cinema, dove è possibile visionare non-stop i film del maestro. L’edificio fa parte del progetto del Museo diffuso dedicato al regista.

Gli interni del cinema Fulgor.

Piazza Cavour nel centro di Rimini.

Piazza Cavour

La piazza ritrovo dei Vitelloni nel celebre film del 1953 o quella dove vengono girate alcune delle scene più iconiche di Amarcord (come le pallate di neve a Gradisca e quella del pavone) non è altro che piazza Cavour di Rimini, interamente ricostruita a Cinecittà.

La Palata

Il molo di Rimini: meta invernale dei Vitelloni che si ritrovano davanti al Grand Hotel (nonostante Fellini avesse girato il film a Ostia) e luogo delle bravate in moto di Scureza in Amarcord. Dal molo partono anche le imbarcazioni che vanno a incontrare il mitico transatlantico Rex.

Il molo di Rimini, anche detto la palata.

Le mitiche spiagge di Rimini.

Le spiagge

Il mare e le spiagge di Rimini sono a tratti il simbolo del sogno, come quando si scorge l’orizzonte per vedere il transatlantico Rex arrivare con le sue mille luci, a tratti il simbolo della trasgressione, come in Otto e mezzo (1963) o La città delle donne (1980), dove, attraverso le tavole sconnesse delle cabine, si possono spiare le giovani donne in déshabillé.

Rimini è un pastrocchio, confuso, pauroso, tenero, con questo grande respiro, questo vuoto aperto del mare.

Federico Fellini

Il museo internazionale Federico Fellini

Il nuovo museo dedicato a Federico Fellini è un museo diffuso. Progetto innovativo e sperimentale, copre un’area urbana che si snoda per gran parte del centro storico, pensata come grande set cinematografico a cielo aperto e con tre principali punti di interesse: Castel Sismondo, dove grazie a installazioni multimediali e interattive vengono ricreati i set felliniani, come la celebre scena della Fontana di Trevi o le altalene dello Sceicco bianco; il cinema Fulgor Casa del cinema e il CircAmarcord Piazza dei sogni, area all’aperto che diventerà un set cinematografico, con allestimenti e installazioni d’ispirazione felliniana.

Con la Rimini a metà strada fra sogno e realtà di Federico Fellini, terminiamo il nostro viaggio alla volta di una città che ha fatto della riscoperta della propria identità storica e culturale e delle tradizioni il punto di partenza per ripensare il proprio futuro: sostenibile, mosso da logiche di sviluppo rispettose del territorio che negli anni le ha tanto offerto; in grado di riprogettare il sistema di trasporto urbano così da incentivare un tipo di mobilità lenta, integrandolo anche nell’offerta turistica; rispettoso dei prodotti della terra e delle sue genti. Questa è la Rimini che ci aspetta.