Investimenti sostenibili

Sostenibilità, Morningstar boccia un fondo europeo su tre

I più grandi fondi europei, quando scelgono le aziende in cui investire, non sono ancora abbastanza attenti alla sostenibilità. Lo afferma Morningstar.

I portafogli di investimenti dei più grandi fondi europei sono sostenibili? Sembrerebbe proprio di no. Almeno secondo MorningStar, una delle più celebri società di ricerche finanziarie al mondo. A riportare la notizia è il Financial Times.

Immensi portafogli di investimenti, poca sostenibilità

Morningstar ha assegnato un “voto” alla sostenibilità dei venti più grandi portafogli di investimenti in Europa. Il risultato è eclatante: più di uno su tre risulta “basso” o “sotto la media”. Compresi i più grandi in assoluto, vale a dire lo svedese Aktiefond di AP7, DWS Top Dividende di Deutsche Asset Management (che fa parte del gruppo Detusche Bank) e IP High Income della statunitense Invesco. Jon Hale, che per Morningstar è a capo delle ricerche sulla sostenibilità, ha spiegato al quotidiano finanziario britannico che i fondi che gestiscono immensi capitali tendono a scegliere le società più grandi, indipendentemente dai dubbi di ordine etico. Anzi, quando le azioni crollano, per alcuni fondi è proprio il momento giusto per investire. Anche quando il crollo avviene per uno scandalo come quello del terribile incidente alla Deepwater Horizon nel Golfo del Messico.

Cos’è il rating di sostenibilità di Morningstar

Gli analisti di Morningstar, intenti a misurare e valutare i trend nel mondo degli investimenti, non potevano lasciarsi sfuggire la sempre maggiore attenzione dell’opinione pubblica verso una finanza etica e sostenibile. A marzo di quest’anno, dunque, l’agenzia ha voluto lanciare un vero e proprio rating di sostenibilità. Per calcolarlo si affida ai dati di Sustainalytics, una società che si occupa proprio di ricerca sui temi ESG (ambiente, società e governance). Per ogni fondo, Morningstar ricava da Sustainalytics il rating ESG assegnato a ogni singolo titolo. In seguito ne fa una media, ponderata a seconda del settore di appartenenza delle società interessate e del “peso” di quei titoli all’interno del portafogli. Da qui arriva, alla fine, a calcolare il rating di sostenibilità di ciascun fondo. E a disporli in una sorta di classifica.

Analisti Morningstar
Gli analisti di Morningstar esaminano le performance di ogni titolo in termini di ESG (ambiente, società e governance). Da lì arrivano a una classifica di sostenibilità dei fondi di investimento. Foto © Hero Images

I fondi d’investimento, tra polemiche e passi avanti

Queste sonore bocciature non potevano non suscitare polemiche. Secondo alcuni gestori di fondi, il criterio di Morningstar è troppo draconiano, perché si basa unicamente sulle aziende in cui i fondi investono. E non si chiede, per esempio, se i gestori dei fondi abbiano intrapreso un dialogo con il loro management. Oppure se abbiano stilato una lista nera per escludere aziende poco responsabili in futuro.

Ma il quadro non è troppo nero, almeno a detta di Michael Jantzi, numero uno di Sustainalytics. Interpellato dal Financial Times, spiega che i gestori di fondi si stanno preparando a far fronte alle domande di investitori sempre più attenti e consapevoli. Il gigante BlackRock, ad esempio, ha insediato una nuova unità dedicata agli investimenti responsabili. State Street Global Advisors, che gestisce 2.400 miliardi di dollari, ha lanciato uno specifico portafoglio di investimenti che favorisce le società in cui le donne hanno ruoli al vertice.

Morningstar ricerche finanziarie
Morningstar è la più celebre società al mondo che fornisce ricerche finanziarie indipendenti. Foto © loveguli / Getty Images

Morningstar, quando nasce e cosa fa

Ma cos’è Morningstar e c’è davvero da fidarsi? Tra gli addetti ai lavori, Morningstar è riconosciuta come la più celebre società al mondo che fornisce ricerche finanziarie indipendenti. Nata a metà degli anni Ottanta, è sbarcata in Italia nel 2001. La sua fortuna nasce da un’intuizione: i rendimenti dei fondi devono essere valutati in funzione dei costi e del rischio assunto dai gestori. Da quest’idea, che vista con gli occhi di oggi potrà sembrare fin troppo lineare, nasce una lunga serie di strumenti di valutazione dei fondi, che si sono arricchiti e moltiplicati nel tempo. Ad oggi, Morningstar offre dati su circa 500.000 strumenti di investimento e conta ventisette sedi nel mondo.

Articoli correlati