Dalla parte del futuro

Breve guida per orientarsi nel panorama degli investimenti responsabili

Cos’è un investimento responsabile? Come può il risparmiatore orientarsi in un panorama sempre più articolato? Ecco una breve guida.

La finanza ha bisogno di validi alleati per promuovere soluzioni in grado di preservare le risorse disponibili sul pianeta. Quali compagni migliori degli Obiettivi di sviluppo sostenibile promossi dalle Nazioni Unite? Strumenti utili e concreti nell’indirizzare sia le realtà imprenditoriali intenzionate a crescere nel rispetto della società e del territorio, sia i risparmiatori che vogliono puntare su investimenti responsabili.

Cosa sono gli investimenti responsabili

“Sebbene affrontare la sfida dei cambiamenti climatici sia principalmente responsabilità delle autorità pubbliche, tutti gli attori, compresi gli operatori finanziari e gli investitori finali, hanno un ruolo da svolgere. La domanda è: come possiamo noi, in quanto risparmiatori e investitori, contribuire a finanziare economie sostenibili?”. Sono le parole di Jean-Jacques Barbéris, membro del Comitato esecutivo e head of the Institutional and Corporate Clients Division & Esg di Amundi, primo asset manager europeo fra i primi 10 operatori a livello mondiale.

La risposta sta negli investimenti responsabili, cioè quelli che selezionano le società che si distinguono per le loro politiche ambientali, sociali e di governance (Esg), adottando diverse strategie. Gli operatori finanziari oggi offrono una moltitudine di prodotti di questo tipo, prodotti che attirano l’attenzione di una platea di risparmiatori sempre più ampia. Chiarire i loro dubbi, con informazioni attendibili e chiare, è una precisa responsabilità in termini di trasparenza.

Rischio greenwashing e falsi miti

La sempre maggiore propensione verso la sostenibilità è senza dubbio una buona notizia, ma porta con sé un effetto collaterale: diventa necessario guardarsi bene da enti, istituzioni e aziende che adottano strategie di comunicazione e marketing volte a presentare sotto una luce favorevole attività che, in realtà, di sostenibile hanno ben poco. Soggetti che, in una parola, fanno greenwashing (neologismo comparso anche nell’enciclopedia Treccani).

Poi ci sono i falsi miti ancora in circolazione, come la credenza che gli investimenti responsabili rendano meno di quelli tradizionali o che siano solo una moda. Insomma, la confusione è ancora parecchia e talvolta può essere difficile premiare chi cerca davvero di stare un passo avanti in termini di sostenibilità, anche perché si tratta di un settore su cui gli stessi consulenti si stanno ancora formando. Esistono però parecchi strumenti concreti che possono aiutarci.

Commissione Ue, tassonomia europea della finanza verde
La Commissione Ue ha messo a punto la tassonomia europea sulla finanza verde © Sean Gallup/Getty Images

Il regolamento europeo sugli investimenti responsabili

In vigore dallo scorso 10 marzo, la prima fase della Sustainable finance disclosure regulation (Sfdr) permette di identificare chiaramente le gestioni che fanno della sostenibilità l’obiettivo del fondo o che contribuiscono a un obiettivo ambientale o sociale. Il regolamento europeo sugli investimenti Esg, in armonia con la tassonomia europea sulla finanza verde, usa medesimi requisiti per prodotti pensionistici o di consulenza finanziaria e include le realtà che stanno lavorando per conformarsi ai valori più alti di sostenibilità. Per favorire un accesso semplice e continuo agli investitori, l’Unione europea ha voluto un punto di accesso unico, la piattaforma European single access point (Esap).

Il rating di sostenibilità di Morningstar

C’è poi il sustainability rating di Morningstar, società americana di servizi finanziari che si occupa anche di ricerca e gestione degli investimenti. Il rating di sostenibilità, introdotto nel 2016 e affinato lo scorso anno, permette di valutare il profilo di fondi d’investimento ed Etf (exchange traded funds a gestione passiva). Il fattore di calcolo è l’Esg risk rating calcolato da Sustainalytics, partner di Morningstar.

In pratica, a ciascun soggetto è assegnato un punteggio da 0 a 100 che fa capire con chiarezza quanto il suo valore economico potrebbe essere a rischio per questioni legate all’ambiente, alla sfera sociale o al governo d’impresa. A tale punteggio si associano da uno a cinque globi che indicano valori crescenti di sostenibilità. Dati che vengono monitorati costantemente e aggiornati ogni mese. Oggi il sustainability rating è assegnato a oltre 50mila fondi a livello globale.

Le etichette Esg labels

Le Esg labels sono le etichette dei fondi finanziari ritenuti sostenibili. Sono assegnate seguendo due criteri: l’inclusione di azioni e obbligazioni che fanno capo ad aziende virtuose e l’esclusione di settori e titoli meno etici e responsabili. Alcune etichette tengono conto dell’intero spettro dei fattori Esg, altre solo di quello ambientale; in quest’ultimo caso si tratta per lo più di fondi tematici ambientali o climatici. In Francia il ministro della Transizione ecologica promuove la label Greenfin e quello dell’Economia l’etichetta Isr. In Belgio c’è la Towards Sustainability, promossa dalla federazione finanziaria Febelfin e rilasciato dal Forum Ethibel, e in Lussemburgo la LuxFlag, che fa capo all’associazione internazionale indipendente Luxembourg finance labelling agency.

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