The Nile Project: la musica del fiume

The Nile Project è il progetto con l’elevata ambizione di ispirare ed educare i popoli alla sostenibilità dell’ecosistema delle terre lungo il Nilo, per mettere fine ai conflitti causati dalla mancanza di risorse.

Mina Girgis è un etnomusicologo di origini egiziane trasferitosi negli Stati Uniti per intraprendere gli studi in Hospitality Administration alla Florida State University, prima, e in etnomusicologia, poi. In effetti i suoi due indirizzi di studio hanno molto in comune così da averlo spinto ad approfondire ed esplorare nuovi modi per agevolare la formazione di ambienti favorevoli all’apprendimento, anche grazie all’uso della musica.

Come lui stesso ha dichiarato alla rivista Wired2014, il lavoro dell’etnomusicologo ha più volte sollevato interrogativi in campo accademico: la definizione di etnomusicologia è, infatti, incerta tra gli studiosi stessi e l’unica cosa su cui tutti tendenziamente concordano è che: “essi seguono le loro orecchie per vivere” e una volta che le loro orecchie li ha portati alla musica: “tornano a casa, scrivono su di essa e insegnano nelle università”.

 

Ma Mina Girgis non ha scelto la classica carriera universitaria. Ha deciso, infatti, di intraprendere un percorso certamente meno teorico, iniziando un progetto che prende il nome di The Nile Project.

 

La storia inizia intorno al 2011, quando un suo amico giapponese fisarmonicista presso la Boston University, lo invita una sera in un locale di San Francisco per vederlo suonare con un gruppo folk etiope. Girgis rimane a dir poco colpito dalla serata e, da buon etnomusicologo, soprattutto dal fatto che non aveva mai sentito quel tipo di musica e non conosceva nulla sulla cultura etiope nonostante l’Etiopia si affacci sullo stesso fiume che passa dalla sua terra di origine e sia piuttosto vicina all’Egitto. In quell’occasione Girgis entra in contatto con Meklit Hadero, cantante etiope-americano che lo porterà ben presto a interessarsi a un’iniziativa molto ambiziosa di educazione e di sviluppo che usa la musica per aiutare a trovare nuovi modi per condividere una risorsa antica: l’acqua.

 

In un’intervista a Npr, network delle radio pubbliche americane, Girgis ha affermato: “A Londra o New York o San Francisco, siamo tutti vicini, amici o colleghi di lavoro e il fatto che in queste città troviamo gente da tutto il mondo ci permette di ascoltare musica diversa: in quei luoghi siamo in grado di crescere. Nel continente africano questo non avviene”. Nella stessa intervista Hadero ha svelato come egli stesso si fosse bloccato nella propria produzione musicale una volta tornato in Africa orientale, avendo trovato troppe barriere culturali. A quel punto a dare il là è stato Girgis: lui affermava, infatti, che in tutta questa dispersione di popoli e cultura, ci fosse un punto di connessione: il Nilo, un organismo fatto di 437 milioni di persone e 11 paesi, alcuni fra i più poveri del mondo.

 

Così è iniziata l’avventura che ha portato musicisti che abitano lungo tutto il fiume a suonare e comporre musica insieme: musicisti che parlano diverse lingue, che usano diversi ritmi, a volte anche diversi sistemi tonali, che suonano molti strumenti: arpe, timpani sudanesi keniani, etiopi violini, pianoforti burundesi, flauti egiziani. Ma tutti accomunati da un unico scopo: risolvere un conflitto mediante l’armonia.

 

Nel gennaio 2013 i musicisti del progetto si sono esibiti in un concerto in Egitto la cui reazione positiva li ha spinti e incoraggiati. Ora The Nile Project ha ambizioni molto elevate: trasformare il conflitto dei paesi lungo il Nilo ispirando ed educando i popoli, tramite una rete internazionale di studenti universitari, a coltivare la sostenibilità del proprio ecosistema, in modo da mettere fine ai conflitti causati dalla mancanza di risorse. Dopo l’Egitto, i musicisti si sono esibiti in cinque altri paesi del bacino del Nilo e si stanno preparando per il lungo tour negli Stati Uniti che li vedrà impegnati fino a maggio 2015.

 

In definitiva The Nile Project: “È un progetto musicale? È un progetto ambientale? È un progetto di dialogo? In realtà, è tutte queste cose”, afferma Girigis. E quello che è iniziato come una goccia nel mare è diventato ora un punto di incontro e di dialogo di culture che non si sarebbero mai incontrate altrimenti.

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