Perché, anche secondo la scienza, si deve porre fine all’allevamento di animali da pellicce

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha pubblicato il suo atteso parere scientifico sul benessere di visoni, volpi, cani procione e cincillà allevati per la produzione di pellicce.

Il 30 luglio 2025 l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha pubblicato, senza tanto clamore, il suo atteso parere scientifico sul benessere di visoni, volpi, cani procione e cincillà allevati per la produzione di pellicce.

Il parere era stato richiesto dalla Commissione europea per agevolare il processo decisionale avviato in seguito all’Iniziativa dei cittadini europei Fur Free Europe (Per un’Europa senza pellicce), che aveva ottenuto ampio consenso.

L’intento della Commissione era valutare se fosse possibile prevenire o ridurre in modo significativo i problemi di benessere animale connessi all’allevamento destinato alla produzione di pellicce.

Da decenni, infatti, vi sono forti preoccupazioni riguardo alle condizioni di estrema sofferenza in cui vivono gli animali allevati a tale scopo, e riguardo al vergognoso fallimento dell’industria nell’alleviare le loro sofferenze in modo significativo.

animali pellicce
Animali di un allevamento per pellicce in Finlandia © Humane Society International

Il punto cruciale è che l’allevamento di animali per la produzione di pellicce si basa interamente su sistemi intensivi. Gli animali- appartenenti a specie che hanno bisogni etologici complessi – vengono confinati in piccole gabbie metalliche, stipati fianco a fianco ai loro simili, per tutta la durata delle loro brevi e miserabili vite. Le file di gabbie limitano talmente i movimenti degli animali da impedire loro di esprimere i propri comportamenti naturali, come la ricerca di cibo, l’esplorazione o la socializzazione. Questi animali spesso sviluppano stereotipie evidenti: camminare avanti e indietro, girare in tondo, mordersi il pelo o la coda — segni inequivocabili di uno stato mentale compromesso.

Già ventiquattro anni fa, il Comitato scientifico della Commissione europea per la salute e il benessere degli animali aveva lanciato l’allarme riguardo al fallimento sistemico dell’industria nel garantire la tutela del benessere delle specie allevate per produrre pellicce.

Lo storico rapporto del Comitato raccomandava di impegnarsi nella progettazione di sistemi di allevamento capaci di soddisfare i bisogni etologici degli animali, riconoscendo che i problemi di benessere animale connessi all’allevamento destinato alla produzione di pellicce non potevano essere risolti attraverso semplici miglioramenti graduali o mediante schemi di certificazione del benessere.

La posizione dell’Europa sugli allevamenti di pellicce

Insieme alla crescente opposizione da parte dell’opinione pubblica, quelle conclusioni spinsero diversi Paesi europei a entrare in azione per eliminare progressivamente l’industria. Regno Unito e Austria furono i primi: i loro divieti nazionali entrarono in vigore rispettivamente nel 2003 e nel 2005. Ad oggi, 17 Stati membri dell’Ue hanno già scelto di vietare l’allevamento di animali per la produzione di pellicce.

https://x.com/humaneworldeu/status/1760263162840985717

A quasi un quarto di secolo di distanza, l’industria – fortemente ridimensionata dalle misure legislative adottate – non è riuscita a riprogettare in modo efficace i sistemi intensivi di allevamento in gabbia già criticati nel rapporto del 2001.

Pur proclamando il suo impegno nei confronti del benessere animale, il settore si è limitato a introdurre uno schema di certificazione volontario, basato sugli stessi metodi di allevamento disumani. Per i sei milioni di animali costretti in piccole gabbie spoglie negli allevamenti europei, tutto ciò non rappresenta un reale miglioramento: è come mettere un cerotto su una gamba rotta.

Non deve sorprendere che il recente parere dell’Efsa costituisca una grave accusa nei confronti dell’intera industria. Il panel di esperti dell’agenzia internazionale ha concluso che confinare visoni, volpi, cani, procione e cincillà in piccole e spoglie gabbie metalliche risulta incompatibile con un adeguato livello di benessere animale.

L’Efsa sottolinea chiaramente che i sistemi di confinamento in gabbia attualmente utilizzati dovrebbero essere sostituiti da recinti –  soluzioni che oggi non vengono impiegate nella produzione di pellicce a scopo commerciale – per riuscire a garantire agli animali lo spazio e gli stimoli necessari a soddisfare i loro bisogni etologici di base.

Come agirà la Commissione europea di fronte alle conclusioni dell’Efsa?

Non è un segreto che la Commissione stia considerando diverse strategie normative riguardo alla produzione di pellicce. La prima consisterebbe in un divieto totale dell’allevamento di visoni, volpi, cani procione e cincillà, con un periodo di transizione. L’alternativa sarebbe introdurre una legislazione per stabilire “standard armonizzati più rigorosi e specifici, in modo da rispondere meglio ai bisogni di benessere degli animali allevati per produrre pellicce”.

Alla luce della forte opposizione da parte dell’opinione pubblica, delle conclusioni incontrovertibili dell’Efsa e dei noti impatti ambientali, sulla biodiversità e sulla salute pubblica dell’industria delle pellicce, sarebbe assurdo che la Commissione si perdesse in complicate discussioni su nuovi requisiti di benessere specifici per ogni specie.

A differenza di altri settori della zootecnia, come quello avicolo o suinicolo, in cui sono stati introdotti sistemi di allevamento più rispettosi del benessere animale, l’industria delle pellicce non ha mai scelto – né ritenuto economicamente sostenibile – di utilizzare sistemi alternativi per l’allevamento a scopi commerciali di visoni, volpi, cani procione o cincillà.

Alcuni Paesi, come Germania e Svizzera, hanno messo fine alla produzione di pellicce stabilendo standard di benessere così elevati (spazi più ampi, presenza d’acqua per il nuoto dei visoni, ecc.) da renderla un’attività economicamente insostenibile.

Questo però non è quello che chiedono gli oltre 1,5 milioni di firmatari dell’Iniziativa dei cittadini europei Fur Free Europe, né quello che sosterrebbero molti altri milioni di cittadini e cittadine dell’Ue. La popolazione vuole accelerare la fine di un’industria ormai in declino.

È questo il nocciolo della questione: introdurre standard di benessere animale più elevati, comunque irrealizzabili nella pratica o economicamente insostenibili, conferirebbe una legittimità apparente alla pratica di allevare e uccidere animali unicamente per la loro pelliccia. Implicherebbe che allevare e sopprimere animali, come visoni e volpi, per fornire alla frivola industria della moda un prodotto di lusso – per il quale esistono già numerose alternative calde, belle e rispettose degli animali, adottate da innumerevoli marchi e stilisti – sia accettabile. Non lo è.

Le conclusioni dell’Efsa forniscono alla Commissione europea un mandato morale e scientifico per agire. Sarebbe insensato che i decisori politici si dilungassero su quanti metri quadrati o quali arricchimenti ambientali servano davvero a un visone, o finanziassero nuove ricerche su sistemi di allevamento alternativi, quando la soluzione più chiara ed etica è già sul tavolo: vietare l’allevamento destinato alla produzione di pellicce in tutta l’Ue.

Il destino dell’industria della pellicceria è scritto da tempo. Ora spetta alla Commissione europea relegare definitivamente questa pratica crudele e superflua ai libri di storia.

 

L’articolo è stato tradotto da Humane World for Animals Italia. L’articolo originale è stato pubblicato su Euractiv “Science Leaves no Doubt: The Commission Must Close the Door on Fur Farming | Euractiv

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