L’abbandono degli allevamenti intensivi è il cambiamento necessario per il benessere di animali e persone. Essere Animali continua a combattere per questa causa.
In Italia, secondo Banca dati nazionale dell’anagrafe zootecnica, gli allevamenti sono quasi 400mila e quelli con più animali, vale a dire quelli di tipo intensivo, si trovano per la maggior parte in quattro regioni: Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. In particolare, la Lombardia detiene due primati: è la regione con il maggior numero di bovini (parliamo di 1,5 milioni di animali e quindicimila aziende) e di maiali (oltre quattro milioni, circa la metà del totale nazionale). Non sono da meno le altre regioni e in particolare il Veneto è la regione con il maggior numero di polli e galline, circa 39 milioni, seguito da Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte.
Oltre ad essere la zona d’Italia dove si concentrano più allevamenti, la pianura Padana è anche l’area più inquinata d’Europa — non a caso. Tra le città maggiormente impattate dall’inquinamento atmosferico ci sono Milano, Torino, Asti, Modena, Padova e Venezia, con livelli di PM10, PM2,5 e diossido d’azoto ben oltre i limiti di legge e, non sorprende, un alto tasso di morti premature dovute proprio alla qualità dell’aria che si respira. In Europa, l’Italia registra il primato di decessi annui dovuti al PM2,5: 52mila persone, pari a un quinto di tutte quelle registrate nel continente europeo.
Le emissioni legate agli allevamenti intensivi
Di fronte a questi dati, nel suo recente report, Legambiente propone diversi ambiti d’azione, tra cui: il passaggio dalle Ztl (zone a traffico limitato) alle Zez (Zone a zero emissioni), il potenziamento del trasporto pubblico, la realizzazione di percorsi ciclabili. In aggiunta a queste iniziative molto utili e auspicabili, Essere Animali crede sia di fondamentale importanza il progressivo abbandonodei sistemi intensivi di allevamento, luoghi crudeli per gli animali, altamente impattanti per l’ambiente e pericolosi per la salute pubblica. L’allevamento intensivo, infatti, emette due terzi delle emissioni nazionali di ammoniaca ed è la seconda causa di formazione del particolato fine in Italia.
Nonostante questo, gli allevamenti intensivi italiani ricevono ogni anno milioni di euro in sussidi Pac, i finanziamenti della Politica agricola comune europea. Una doppia beffa, se pensiamo al costo ingente di cui già la sanità pubblica deve farsi carico per prendersi cura di chi si ammala proprio a causa delle emissioni che provengono da quegli stessi allevamenti. Se vogliamo combattere l’inquinamento atmosferico e risparmiare la vita di migliaia di persone ogni anno, non possiamo continuare a elargire finanziamenti per un’industria che non solo fa male a noi, ma danneggia l’ambiente e causa la sofferenza di milioni e milioni di esseri senzienti, costretti a una vita insopportabile.
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