Chi sono i rastafariani d’Etiopia, gli immigrati spirituali che sono tornati in Africa

Il rastafarianesimo non ha a che vedere solo con la marijuana e i rasta. Andiamo in Etiopia a trovare i rastafariani che se ne sono andati dalla Giamaica per andare a vivere nella terra promessa.

A quattro ore di viaggio a sud di Addis Abeba, la capitale dell’Etiopia, si trova Sciasciamanna, la piccola oasi di pace che i rastafariani provenienti per lo più dai Caraibi e dagli Stati Uniti chiamano casa. Questa non è certo una sorpresa per gli amanti della musica reggae che sanno bene che l’Etiopia è considerata la terra promessa, la terra di Sion, che aspetta di accogliere i discendenti africani rimpatriati da tutto il mondo.

La religione rastafariana è nata dalla concezione filosofica del leader e attivista politico giamaicano Marcus Garvey, figura di spicco del movimento “Back to Africa” (ritorno in Africa), che negli anni Venti del secolo scorso esortava i discendenti degli schiavi africani che vivevano nelle Americhe a ritornare in patria. Fu sempre lui il profeta che predisse l’arrivo di un re nero in Africa che avrebbe fatto di tutto per salvare la gente nera in tutto il mondo. Questo re dei re si rivelò essere l’imperatore etiope Haile Selassie, altrimenti noto come Jah. Prima di essere incoronato il 2 novembre 1930 era conosciuto come Ras Tafari Makonnen, il nome adottato dal movimento rastafariano dopo che la profezia di Marcus Garvey si avverò.

 

Nel 1955, dopo un viaggio nei Caraibi, Haile Selassie rivolse ai discendenti africani un invito a trasferirsi in Etiopia, garantendo un appezzamento di terra a chiunque avesse accolto l’invito. Accettarono in dodici: uno ci andò a piedi, gli altri undici in barca. La maggior parte erano giamaicani che volevano riunirsi ai propri fratelli di sangue in Etiopia, la terra che secondo loro gli era stata sottratta.

 

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Padre Paul, l’ultimo anziano sopravvissuto di Sciasciamanna © Sarine Arslanian

 

Padre Paul era uno di loro. Oggi è l’unico sopravvissuto tra quei dodici uomini. “L’Africa è la culla della civilizzazione”, spiega, “in Giamaica l’ideologia politica ci divide ed è per questo che me ne sono andato. Oltretutto l’Etiopia risveglia l’atmosfera rastafariana: tutto sta nella decisione di rimpatriare”. A Sciasciamanna conduce una vita che lui stesso definisce sacra perché “il rasatafarianesimo dice di separare la propria essenza dalle cose profane”.

 

Oggi Sciasciamanna è una vera e propria oasi rastafariana dove i giamaicani che si sono trasferiti qui seguono uno stile di vita dove la politica e la divisione tra i popoli non esistono. Ma al contrario di ciò che si pensa, professare questa religione non significa solo avere i dreadlock e fumare la ganja, altrimenti detta cannabis, marijuana e in mille altri modi. Vuol dire anche meditare e leggere la Bibbia e quelli che credono in questa religione sono convinti che la ganja contribuisca a far acquisire consapevolezza spirituale. Secondo Padre Paul, “Gesù Cristo era nero e aveva i rasta”.

 

Ras Kawintseb figlia suonano
Ras Kawintseb e sua figlia suonano in giardino © Sarine Arslanian

 

Secondo Ras Kawintseb, che ha vissuto scalzo sin da quando ha messo piede sul suolo etiope, “il rastafarianesimo è un concetto che accresce la consapevolezza, il ricordo della razza umana nel corso dei vari cicli della storia della Terra che sono connessi a percorsi, pianeti e civiltà”. Riguarda la storia nel corso degli anni e di solito le epoche più antiche sono considerate le migliori. Sono gli anni d’oro. “Oggi la razza umana pian piano viene distrutta. La gente sta predendo il contatto con la propria coscienza. Ciò che importa adesso sono gli istinti animali, il corpo e la carne. L’ordine naturale è stato stravolto. Gli esseri umani sono motivati soprattutto dalla sete di potere,” rivela, e afferma inoltre che nonostante i nostri alti ideali, operiamo secondo principi scorretti.

 

I rastafariani credono che la soluzione sia la ricerca della verità e della giustizia. “Come era in principio , così sarà alla fine,” sostiene Ras Kawintseb citando la Bibbia. Quella fine, secondo lui, sta nell’Etiopia.

 

museo rastafariano sciasciamanna
Museo rastafariano a Sciasciamanna © Sarine Arslanian

 

Pieni di speranze nel futuro di coloro che sono stati oppressi per troppo tempo, i rastafariani dell’Etiopia credono che quando il mondo capirà che quelli della Bibbia erano tutti neri allora l’umanità potrà aspirare a un futuro migliore. Intanto, continuano a vivere in pace nell’attuale Giamaica africana.

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