Rossella Muroni. Come crescerà Legambiente

La nuova presidente di Legambiente è donna, giovane, ma con un’esperienza invidiabile. Ecco cosa ci ha raccontato nella sua prima intervista dopo l’elezione.

Rossella Muroni, 41 anni, è la nuova presidente di Legambiente, la principale associazione ambientalista in Italia. Lo hanno deciso i 900 delegati durante il decimo congresso nazionale che si è concluso domenica 13 dicembre dopo tre giorni di confronto, a Milano. Il nuovo direttore generale è Stefano Ciafani, Edoardo Zanchini è stato confermato vicepresidente, Nunzio Cirino Groccia è l’amministratore. Una squadra giovane, ma esperta – Muroni era direttore generale – e pronta ad affrontare i prossimi quattro anni di sfide ambientali per completare una rivoluzione pacifica, già in atto, verso un’economia sostenibile e circolare. Nella sua prima intervista da presidente nazionale di Legambiente, ecco cosa il suo racconto.

Donna, giovane. Due caratteristiche che in Italia possono portare a difficoltà e sacrifici. È possibile costruirsi una carriera e una famiglia?

Il problema non è fare sacrifici, ma trovare la forza di cambiare gli schemi e liberarsi dal giudizio altrui. È possibile amare e prendersi cura dei figli e allo stesso tempo credere profondamente nel proprio lavoro. Basta saper interpretare e valorizzare l’essere donna, cambiare il modello dominante significa anche cambiare il linguaggio.

C’è una donna che l’ha ispirata e ha contribuito al suo successo?

La prima cosa da fare, in quanto donne, è smettere di cercare di essere uomo, dobbiamo affermare la nostra differenza. Non c’è un modello in particolare che mi ha ispirato. Certo, potrei direi Rita Levi Montalcini o Samantha Cristoforetti, però loro hanno scelto di dedicare quasi esclusivamente la loro vita alla professione. Penso che anche sotto questo punto di vista le donne non devono lavorare per diventare un’icona, è più importante che facciano squadra per dare, ognuna nel suo campo, il loro contributo per cambiare gli schemi.

Ci può fare un esempio?

Le donne, parlo per esperienza personale, credo siano più capaci di coniugare la quotidianità e il concreto con l’idealità e i valori. Il nostro linguaggio, la narrazione passa attraverso la concretezza. Doverci occupare degli altri quasi per forza, essere il centro della famiglia ci ha dato un metodo e una sensibilità, una centralità che deve per forza scendere a compromessi con una visione di ampio respiro. Abbiamo un ingrediente segreto in più rispetto agli uomini.

Come cambierà Legambiente con lei alla presidenza? Quali saranno le sfide principali del 2016?

Vorrei rendere l’impegno associativo sempre più aperto ai giovani per evitare che debbano abbandonare la loro casa, i luoghi che amano per costruirsi un futuro. Per Legambiente la nuova sfida è creare progetti di green economy a livello locale per tenere insieme l’organizzazione politica con la realizzazione di esperienze dal basso che diano ai ragazzi la possibilità di partecipare in prima persona.

Pensa che Legambiente sia pronta per aprirsi anche alla sfera dei diritti degli animali?

Sì, io e il presidente uscente abbiamo firmato una mozione politica al congresso che si chiama Spazio agli animali perché anche Legambiente deve cambiare e aprirsi a nuovi approcci culturali. Credo sia l’ora di occuparsi degli animali per ciò che sono, esseri viventi e indipendenti dall’uomo, che non hanno meno diritti dell’uomo di vivere bene sulla Terra. Il nostro non sarà un approccio etico o ideologico, io credo che si possa parlare di animali in modo diverso partendo da azioni concrete, come l’esperienza di Green Hill a Montichiari o del gattile Mondo gatto a Milano. Forse è da lì, da gesti concreti che Legambiente deve partire, insieme alla denuncia degli allevamenti intensivi che fanno danni all’ambiente e alla salute della Terra dell’uomo.

Quindi ci possiamo aspettare che gli animali trovino spazio in homepage?

Sì, portare gli animali in homepage è uno dei nostri obiettivi (oltre che un bello slogan).

Cop 21. Che idea si è fatta dell’Accordo di Parigi?

L’accordo c’è, e già questa è una vittoria della società civile che ha chiesto alla politica di non tradire di nuovo le aspettative dell’opinione pubblica. È un accordo che dimostra anche quanto la parola “clima” sia sinonimo di “pace” perché il modello di negoziati che hanno portato a un testo condiviso dalla comunità internazionale può essere usato per risolvere anche altre questioni.

Chi si occuperà di controllare che le promesse vengano rispettate?

L’accordo va presidiato anno dopo anno, passo dopo passo. Legambiente e le altre associazioni si occuperanno di fare le pulci ai politici. Ad esempio, mi sembra un bel segnale che il governo di Matteo Renzi abbia rinunciato a estendere le trivellazioni petrolifere nel mar Adriatico ripristinando il limite delle dodici miglia. Non si può approvare con decreto progetti di questa portata senza rispettare la volontà dei cittadini. Renzi ha riconosciuto che non c’è alcuna prospettiva nelle trivellazioni petrolifere. I combustibili fossili sono un retaggio del Novecento, le energie rinnovabili sono democratiche e distribuite sul territorio.

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