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Scompare Umberto Eco. Addio a un grande semiologo, un grande osservatore, un grande romanziere

Il suo lascito è sterminato, dalla Fenomenologia di Mike Bongiorno all’estetica di San Tommaso, da Il nome della rosa a Numero zero. Umberto Eco, il professore più famoso d’Italia, un grande osservatore dell’Italia, della sua lingua e dei suoi vizi, non solo linguistici, è morto a 84 anni.

Addio, Umberto Eco. L’Italia e il mondo perdono un’altra grande mente, uno dei più importanti scrittori e semiologi contemporanei. La conferma della scomparsa dell’autore de Il nome della Rosa e de Il pendolo di Focault è stata data dalla famiglia alla Repubblica. La morte è avvenuta alle 22:30 di ieri sera, nella sua abitazione.

Nato ad Alessandria il 5 gennaio del 1932, Umberto Eco era un semiologo, professore e scrittore. È stato per anni suo il corso di laurea in Scienze della comunicazione all’Università di Bologna. Nel 1988 aveva fondato il Dipartimento della Comunicazione dell’Università di San Marino. Dal 2008 era professore emerito e presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’Università di Bologna.

Da semiologo e saggista ha svolto indagini in molteplici direzioni, sulla storia dell’estetica, sulle poetiche d’avanguardia, sulle comunicazioni di massa, a partire da Il problema estetico in San Tommaso (1956), Sviluppo dell’estetica medievale (1959), Opera aperta (1962), Apocalittici e integrati (1964), La definizione dell’arte (1968), Le forme del contenuto (1971).

Impossibile elencare opere, meriti, premi. Focalizziamoci qui solo su quattro pietre miliari della sua lunghissima e prolifica vita culturale.

Umberto Eco, Diario minimo, 1963

Eco ha, fra i suoi numerosi meriti, quello di avere dimostrato i limiti degli assiomi tradizionali, soprattutto quelli critico-letterari. Ci ha dimostrato che il "minore" può essere, da certi punti di vista "il maggiore", il "buono" il "cattivo", e viceversa.
Eco ha, fra i suoi numerosi meriti, quello di avere dimostrato i limiti degli assiomi tradizionali, soprattutto quelli critico-letterari. Ci ha dimostrato che il “minore” può essere, da certi punti di vista “il maggiore”, il “buono” il “cattivo”, il “volgare” il “raffinato” e viceversa.

È una raccolta di brevi saggi pubblicata da Umberto Eco nel 1963, da Arnoldo Mondadori Editore. Contiene piccoli saggi capaci, un po’ per virtuosismo ginnico, un po’ per gioco, un po’ per provocazione, di condurci a un approfondimento di pensiero su alcune nozioni che pigramente si pensavano acclarate. S’iscrivono in questi esercizi d’irriverenza intellettuale L’Elogio di Franti, Fenomenologia di Mike Bongiorno, l’analisi dei Promessi sposi come fosse l’ultima opera di Joyce e tutti gli altri capitoli del libro. A questa raccolta nel 1992 farà seguito Il secondo diario minimo.

Umberto Eco, Il nome della rosa, 1980

Il successo planetario del semiologo arrivò con il suo primo romanzo, Il nome della rosa, uscito nel 1980, un volumone di 618 pagine.
Il successo planetario del semiologo arrivò con il suo primo romanzo, Il nome della rosa, uscito nel 1980, un volumone di 618 pagine.

Romanzo storico di ambientazione medievale, pubblicato nel 1980 presso Bompiani, è la prima opera narrativa dell’insigne semiologo. Ripartita in sette giornate, suddivise a loro volta secondo le ore canoniche, ha ottenuto uno straordinario successo di vendita ed è stato tradotto in molte lingue. La vicenda, che Eco immagina di aver tratto da un antico manoscritto, si svolge nell’ultima settimana del novembre 1327 ed è narrata in prima persona dal novizio benedettino Adso, che accompagna il francescano Guglielmo da Baskerville, teologo imperiale, organizzatore dell’incontro diplomatico tra i rappresentanti della curia avignonese e i francescani filoimperiali. Nell’abazia benedettina sede dell’incontro però alcuni monaci muoiono misteriosamente e Guglielmo è incaricato di scoprire il colpevole, tra trascorsi ereticali di alcuni monaci e insane passioni di altri. Ne è stato tratto anche un film nel 1986 diretto da Jean-Jacques Annaud.

Umberto Eco, La bustina di Minerva, 1985

Umberto Eco in una delle sue foto più celebri, all'epoca de Il nome della rosa.
Umberto Eco in una delle sue foto più celebri, all’epoca de Il pendolo di Foucault.

È una sapidissima rubrica iniziata sull’ultima pagina dell’Espresso nel marzo del 1985 e continuata con regolarità settimanale sino al marzo 1998, quando è diventata quindicinale. Qui spaziava da riflessioni sul mondo contemporaneo, alla società italiana, alla stampa, al destino del libro nell’era di Internet, sino ad alcune caute previsioni sul terzo Millennio e a una serie di “divertimenti” o raccontini. La raccolta dà il senso alla rubrica che, come vuole il titolo, intendeva raccogliere quegli appunti occasionali e spesso extravaganti che talora si annotano nella parte interna di quelle bustine di fiammiferi che si chiamano appunto “minerva”. Gli scritti sono anche stati selezionati e raccolti in un libro pubblicato da Bompiani e online è ripresa fino a gennaio 2016, sul sito dell’Espresso.

 La nave di Teseo, 2015

Umberto Eco tra i grandi autori dell'editore La nave di Teseo © La nave di Teseo/Twitter
Umberto Eco tra i grandi autori dell’editore La nave di Teseo © La nave di Teseo/Twitter

Una vita in Bompiani, poi. L’ultimo suo libro, pubblicato nel 2015, è stato Numero Zero, uscito per Bompiani. Un libro ambientato nel 1992 che parla di una immaginaria redazione di un giornale, con forti riferimenti alla storia politica, giornalistica, giudiziaria e complottistica italiana, da Tangentopoli a Gladio, passando per la P2 e il terrorismo rosso. È anche l’ultimo pubblicato col suo storico editore che, passato sotto il controllo di Segrate, abbandonò. Era lo scorso 24 novembre quando decise insieme a Sandro Veronesi, Hanif Kureishi, Tahar Ben Jelloun di seguire Elisabetta Sgarbi in una nuova avventura, la nuova casa editrice La nave di Teseo.

E proprio da quest’ultimo vascello arriva il saluto a Umberto Eco: “La nave di Teseo saluta il suo capitano. Grazie Umberto”.

Il libro inedito è in uscita proprio presso La nave di Teseo: Pape Satàn Aleppe. Doveva uscire con Bompiani a fine 2015. Esiste già la scheda dedicata per i venditori e le librerie, che riporta dichiarazioni di Eco. “Dal 1985 pubblico sull’Espresso ‘La Bustina di Minerva’ – scriveva -. Ne sono state raccolte molte in ‘Il Secondo Diario Minimo’ e poi ‘La bustina di Minerva’. Dal 2000 a oggi ne rimanevano moltissime, ho scelto quelle che potevano riferirsi al fenomeno della ‘società liquida’ e dei suoi sintomi: crollo delle ideologie, delle memorie, delle comunità in cui identificarsi, enfasi dell’apparire etc. ‘Cronache di una società liquida’ è il sottotitolo ma, data la varietà dei temi non unificabili sotto una sola espressione slogan, il titolo sarà ‘Pape Satán Aleppe’, citazione evidentemente dantesca che non vuole dire niente e dunque abbastanza ‘liquida’ per caratterizzare la confusione dei nostri tempi”.

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