Seasick Steve e la sua chitarra a tre corde

Steven Gene Wold è orgoglioso del suo nuovo acquisto e forse quelle tre corde sono proprio ciò che rendono così particolare il suono.

Lecco, Mississippi, estate del 1973. Da quando se n’è andato di casa (l’alternativa era ammazzare il patrigno che picchiava quotidianamente sua madre), Steven Gene Wold si ritrova a fare qualsiasi tipo di lavoro. Ma per lui la cosa fondamentale è suonare la chitarra: il resto, gli importa poco.

 

Aveva solo 8 anni quando gli è stata regalata la prima 6 corde da un vecchio amico del padre. E, proprio dal papà, pianista di boogie, Steven ha ereditato talento e passione per la musica. Ma quando stava per compiere 4 anni, il genitore era partito senza più tornare, lasciando la moglie e il piccolo Steve al loro destino.

Oggi, Steven Wold non ha più quella chitarra. Quando può, ne rimedia una per pochi soldi e spesso si ritrova a suonare con strumenti mezzi scassati a volte con solo 5, 4 o addirittura 3 corde. Proprio come quella chitarra rossa che ha comprato stamattina da un uomo di nome Sherman, per 70 dollari: uno strumento apparentemente normale che somiglia a una Fender Coronado o a una Teisco EP-7, a cui Steven ha aggiunto un vecchio pickup della Harmony con un po’ di nastro adesivo. 

 

Steven Gene Wold è orgoglioso del suo nuovo acquisto e forse quelle tre corde sono proprio ciò che rendono così particolare il suono.

 

L’indomani Sherman, vedendolo beatamente suonare davanti al bar in cui lavora, comincia a prenderlo in giro e gli confessa che quel rottame l’aveva pagato soltanto 25 dollari, acquistandolo in un vecchio negozio il giorno prima. In quel momento Wold arrabbiato gli giura che non aggiungerà mai una corda e che girerà il mondo raccontando la storia di come Sherman lo abbia imbrogliato.

 

Oggi, Steven Gene Wold, è diventato Seasick Steve (il nomignolo evidenzia il suo problema con il mar di mare) e ai suoi concerti si diverte ancora raccontare al pubblico l’aneddoto della chitarra rossa con 3 corde che continua a portare con se sul palco e che ormai è diventata il suo marchio di fabbrica.

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