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Nel 2024 la città emiliana ha raggiunto il 75,1% di raccolta differenziata e il merito è anche dei suoi cassonetti intelligenti.
La lista ufficiale manca, ma una cosa è sicura: Bologna è dentro. Per la prima volta, le Nazioni Unite hanno selezionato venti città come brillanti esempi di gestione dei rifiuti e di economia circolare, e tra queste c’è anche la città emiliana. Il progetto sarà presentato ufficialmente il 30 marzo 2026, in occasione dell’International day of zero waste, durante gli eventi commemorativi a Nairobi e New York.
Le città a rifiuti zero si impegnano a recuperare tutti i materiali di scarto, deviando i rifiuti dagli inceneritori e promuovendone il riuso e riciclo. Rappresentano una soluzione immediata a due cruciali variabili climatiche: lo spreco alimentare e le emissioni di gas serra. Infatti, un terzo di tutto il cibo prodotto per il consumo umano finisce nelle discariche dove viene decomposto producendo metano, in una misura ottantasette volte più potente della CO2 in 20 anni. Un approccio a rifiuti zero è quindi in grado di ridurre del 10-15 per cento le emissioni globali di gas serra.
Per diventare una comunità a rifiuti zero, le misure sono diverse. Per esempio: la raccolta differenziata porta a porta, il sistema di tariffazione puntuale del “Paga quanto butti” in cui la quota da pagare viene calcolata in base alla quantità di indifferenziato che il singolo individuo produce, o il divieto della plastica monouso nei sacchetti al supermercato come negli eventi pubblici.
Bologna è stata riconosciuta tra le prime venti città a rifiuti zero grazie alla sua nuova strategia sui rifiuti e ai suoi numeri incoraggianti sulla raccolta differenziata che per il 2024 ha raggiunto nella città metropolitana il 75,1 per cento. Ma quello che ha reso la città un caso virtuoso è stata soprattutto un’iniziativa: i cassonetti intelligenti. Nati come progetto pilota nel 2013, diffusi poi nel centro cittadino prima della pandemia, i cassonetti di Bologna, detti “Smarty”, identificano l’utente attraverso una tessera, misurano quello che viene cestinato e avvisano con una notifica gli operatori qualora pieni o guasti. Questo traguardo è però frutto di un progetto ben più ampio che sotto il nome di “Bologna Missione Clima” mira a trasformare la città in un grande polo generativo di energia da fonti rinnovabili attraverso 241 azioni.
In Italia Bologna non è l’unica ad aver adottato una politica a rifiuti zero. L’alleanza Zero waste Italy comprende la più grande rete di comuni a rifiuti zero del mondo, per un totale di 340. In più, per quanto riguarda l’ultimo anno, sono stati due i casi più positivi, come riporta l’ultimo report di Zero Waste Europe. Si tratta di Livorno, dove l’inceneritore locale è stato definitivamente chiuso, e di Calatafimi Segesta, nel trapanese, dove la raccolta differenziata ha raggiunto quasi il 90 per cento. Ma di eccellenze in tema di riciclo l’Italia abbonda. C’è un comune in provincia di Lucca, Capannori, che è diventato nel 2007 una delle primissime comunità certificate a rifiuti zero o la piccola Bitetto, vicino Bari, che ha trasformato il sistema del “Paga quanto butti” in “Conosci cosa butti” educando i suoi cittadini sulla qualità e quantità dei rifiuti prodotti in tempo reale.
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