Solo la scorsa settimana il Consiglio dei ministri ha dato il via libero al decreto legislativo che adegua la legislazione italiana al Regolamento UE del 2023 sulle batterie esauste, un passo in avanti importanti che con l’Italia si avvicina a un modello più avanzato di economia circolare. Il provvedimento ridisegna infatti l’intero ciclo di vita delle batterie esauste – dalla progettazione all’immissione sul mercato, dalla tracciabilità fino alla raccolta e al riciclo – rafforzando responsabilità del produttore, controlli e obiettivi ambientali.
Il Governo approva il decreto legislativo di adeguamento Regolamento UE batterie (UE) 2023/1542.
Laura Castelli, DG di Erion Energy: “è una svolta importante per il nostro Paese”.
Una mossa che era necessaria e attesa, perché la fotografia attuale della filiera resta critica, come evidenziano i dati di Erion Energy: nel 2025 infatti nel nostro Paese è stato raccolto solo il 31 per cento delle batterie portatili esauste immesse sul mercato. Un valore nettamente inferiore a quello di altri grandi Paesi europei, come Spagna (46 per cento), Francia (50 per cento) e Germania (55 per cento), e lontanissimo dai nuovi target fissati a livello Ue, che chiedono di raggiungere il 73 per cento entro il 2030. Per centrare l’obiettivo, la raccolta pro capite nazionale dovrebbe passare dagli attuali 150 grammi a 360 grammi.
Anche secondo Laura Castelli, direttore generale di Erion Energy, il nuovo decreto può rappresentare un cambio di passo, anzi “una svolta importante per il nostro Paese. Come Erion Energy siamo soddisfatti di aver contribuito in modo concreto ai lavori del Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori (Cdcnpa), mettendo a disposizione esperienza tecnica e competenze per supportare la definizione di un quadro normativo solido e attuabile. Non solo un atto normativo, ma un vero e proprio lavoro di squadra straordinario che ha coinvolto istituzioni, imprese e sistemi collettivi”.
Laura Castelli – Direttore Generale Erion Energy
Il decreto rafforza il principio della responsabilità estesa del produttore, introduce nuovi obblighi di tracciabilità e trasparenza lungo la filiera e punta su progettazione sostenibile, durabilità e riciclabilità. “La norma europea cambia radicalmente il modo in cui le batterie devono essere progettate, immesse sul mercato, utilizzate, tracciate e infine raccolte e riciclate. È un vero e proprio ‘ciclo di vita circolare’, che parte dal design sostenibile e arriva fino alla gestione del rifiuto: più controlli, più trasparenza lungo la filiera, più materiali recuperati e meno inquinamento”, sottolinea Castelli.
Il ruolo dei consorzi Raee come Erion
In questo contesto, il ruolo dei sistemi collettivi diventa centrale. Nel 2025 Erion Energy ha raccolto 6.200 tonnellate di batterie esauste, in crescita dell’8 per cento rispetto al 2024. Il corretto trattamento ha consentito di recuperare quasi 3mila tonnellate di piombo – equivalenti al peso di 285mila nuove batterie al piombo – 1.600 tonnellate di ferro, quasi 400 tonnellate di zinco e circa 40 tonnellate di alluminio. Numeri che dimostrano il valore ambientale ed economico del riciclo, ma che da soli non bastano a colmare il divario con gli obiettivi europei.
Uno dei nodi principali riguarda le batterie contenute nei piccoli elettrodomestici. Oggi, a fronte di un potenziale di recupero di 10 kg per tonnellata di RAEE trattata, se ne intercettano solo 6 kg. “Abbiamo avviato tavoli di lavoro anche con gli impianti di trattamento e con le associazioni di categoria per incrementare la raccolta”, spiega Castelli. “Molte batterie arrivano infatti agli impianti conferite in modo errato, talvolta sciolte e inserite nel raggruppamento R4, altre volte ancora contenute all’interno dei dispositivi perché non rimosse dagli utenti”.
Dal punto di vista dei cittadini
Dal punto di vista dei cittadini, il problema non è tanto la consapevolezza quanto la praticità. Secondo l’indagine “Sostenibilità e Consapevolezza” realizzata da Ipsos Doxa Italia per Erion, il 92 per cento degli intervistati sa che le pile esauste devono essere raccolte separatamente, ma il comportamento resta fragile. La richiesta che emerge con più forza è quella della prossimità: l’84 per cento preferirebbe conferire le batterie nei supermercati, seguiti da altri luoghi della quotidianità come negozi, scuole, parchi, fiere e stazioni. “I cittadini chiedono di poter conferire nei luoghi che già frequentano, senza dover fare un’uscita dedicata solo per gestire correttamente il rifiuto”, evidenzia Erion Energy. Colonnine ben visibili, promemoria semplici – come “porta le pile quando fai la spesa” – e una mappatura pubblica aggiornata dei punti di raccolta attivi sono tra le soluzioni indicate.
Le preferenze variano anche sul piano territoriale: al Sud e nelle Isole cresce l’interesse per punti di raccolta in uffici comunali e postali, mentre nel Nord Est è più forte l’apprezzamento per il modello retail. Il nuovo decreto legislativo fornisce finalmente una cornice chiara e coerente con l’Europa. Ora la sfida è trasformare la norma in comportamenti diffusi e infrastrutture accessibili, perché senza una raccolta capillare e integrata nella vita quotidiana il rischio è che anche i migliori obiettivi restino sulla carta.
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