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Marciapiedi più larghi, sorpassi meno azzardati e soprattutto un cambio culturale: il mezzo più pesante sarà più responsabile di quello più leggero.
Basta con numeri che fanno paura: l’unica accelerazione da fare quando si parla di mobilità è quella verso la vision zero, zero vittime sulle strade. Solamente nel gennaio 2026 sono morti 58 tra ciclisti e pedoni, tre in più rispetto allo stesso mese del 2025. E il 70 per cento degli scontri stradali avviene ancora in ambito urbano. Numeri insopportabili, appunto, e che hanno portato alla nascita di una proposta della prima legge organica sulla mobilità attiva, che vede la deputata del Partito Democratico Valentina Ghio, prima firmataria del testo elaborato con la Fiab, la Federazione italiana ambiente e bicicletta. Un intervento che si fa sempre più urgente nella misura in cui, secondo l’ultimo rapporto sulla mobilità di Isfort, oltre il 28 per cento degli spostamenti quotidiani avviene ormai a piedi o in bicicletta. Eppure infrastrutture e sicurezza restano nodi irrisolti.
La proposta di legge parte da uno slittamento semantico: si propone infatti di parlare di scontri anziché di incidenti. Non solamente un dettaglio, ma un cambiamento che implica che ci siano responsabilità da individuare e comportamenti da modificare. E quindi, a proposito di responsabilità, la proposta di legge introduce una gerarchia delle responsabilità: in caso di collisione, il conducente del veicolo più pesante o potente è considerato, fino a prova contraria, il primo responsabile. Un principio già adottato in Gran Bretagna e nei Paesi Bassi, come ha ricordato Massimo Gaspardo Moro del Centro Studi Fiab: “Non significa che c’è uno sgravio di responsabilità per altri utenti. Tutti devono rispettare le norme, si vuole però indurre a una maggiore attenzione chi guida”.
Sempre dal punto di vista culturale, la pubblicità degli autoveicoli dovrà essere accompagnata da messaggi che promuovano la guida sicura e la mobilità attiva, e una quota pari al 5 per cento delle spese pubblicitarie destinate ai veicoli sarà destinata a campagne istituzionali sulla mobilità sostenibile.
Ma nella pdl c’è ampio spazio a molte misure concrete, oltre che culturali. Ecco i principali:
Inoltre viene istituito un Comitato interministeriale per le politiche di mobilità attiva (Cipoma), con il compito di coordinare gli indirizzi strategici, affiancato da una Direzione generale per la Mobilità Attiva presso il Ministero delle Iinfrastrutture e dei Trasporti. Comuni e enti locali dovranno dotarsi di strumenti per valutare in modo continuativo l’efficacia delle politiche adottate. Per finanziare il tutto, viene istituito il Fondo nazionale per la mobilità attiva, con una dotazione iniziale di 300 milioni di euro per il triennio.
Secondo Luigi Menna, presidente di Fiab Italia, la proposta “concentra l’attenzione sulla mobilità ciclistica quotidiana, ritagliando un ruolo importante ai ciclisti che ogni giorno percorrono le strade cittadine, statisticamente più pericolose”. Menna ha sottolineato come “la diminuzione delle collisioni stradali passi obbligatoriamente attraverso la prevenzione, in particolare limitando la velocità degli autoveicoli”. E soprattutto bisogna rendere le città più vivibili e l’obbligo di costruire marciapiedi in maniera diversa la dice lunga sull’importanza che si vuole riconoscere alle persone. Ci sono tutti i presupposti, fondi compresi, per poter ottenere risultati interessanti”.
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