Diritti umani

L’Ungheria vuole affossare il piano-rifugiati dell’Ue. Referendum a ottobre

Il governo ungherese chiederà il parere dei propri cittadini sul piano Ue di ripartizione dei profughi. Eppure Budapest dovrebbe accoglierne meno di 1.300.

Dopo quello sul Brexit, un altro referendum potrebbe scuotere l’Ue. Stavolta gli occhi saranno puntati sull’Ungheria, che non chiederà ai propri cittadini se vogliano o meno uscire dall’Europa, bensì se intendano o meno accettare il  piano di ripartizione dei rifugiati provenienti in gran parte dalla Siria messo a punto da Bruxelles. Una decisione presa nonostante il fatto che alla nazione guidata dal conservatore Viktor Orban sia stato chiesto un impegno davvero esiguo: trovare il modo di accogliere 1.294 richiedenti asilo, su un totale di 160mila bloccati ad oggi in buona parte in Italia e in Grecia.

In Ungheria si vota il 2 ottobre, come in Austria

D’altra parte, è da tempo ormai che il governo di Budapest ha dichiarato l’intenzione di portare il paese alle urne. L’obiettivo di Orban è di poter invocare, in caso di voto contrario alla disciplina comunitaria, un “vincolo democratico” che imponga la non accettazione del piano, e il conseguente respingimento dei rifugiati.

 

Il tema, infatti, rappresenta un autentico cavallo di battaglia per l’esecutivo magiaro. Non a caso, il modo in cui verrà posto il quesito referendario ai cittadini lascia intendere a chiare lettere quale sia l’orientamento governativo: “Volete che l’Unione europea imponga una rilocalizzazione obbligatoria di cittadini non ungheresi in Ungheria, senza l’approvazione del Parlamento ungherese?”. Orban, inoltre, ha già avviato la sua campagna referendaria per il “no”, agitando senza mezzi termini lo spettro di possibili “terroristi infiltrati” tra i rifugiati.

Bambine profughi Serbia Ungheria
Due bambine al confine tra la Serbia e l’Ungheria ©Armend Nimani/Afp/Getty Images

Il referendum si terrà il prossimo 2 ottobre: lo stesso giorno in cui si ripeterà il secondo turno delle presidenziali nella vicina Austria, dopo che la Corte costituzionale della nazione alpina ha deciso di dichiarare non valido il ballottaggio effettuato il 22 maggio scorso, al termine del quale il candidato ecologista Alexander Van der Bellen aveva superato di pochissimo il suo rivale di estrema destra, il leader del partito Fpoe Norbert Hofer.

 

Ad oggi ripartiti solo 2.800 migranti su 160mila

Il rischio è che l’Europa si risvegli, la mattina del 3, con una nazione guidata da un governo eurofobo e populista, e un’altra che rifiuta di farsi carico di un pugno di disperati in fuga dalla guerra e dalla povertà. Da parte sua, la Commissione europea ha ricordato che il programma di rilocalizzazione dei migranti è stato approvato attraverso “un processo decisionale appoggiato da tutti gli stati membri”, e che esso è giuridicamente vincolante e già avviato.

 

La realtà, però, è che il piano procede a piccoli passi: ad oggi, solamente 2.783 richiedenti asilo sono stati già accolti in diciannove paesi dell’Ue (più la Svizzera), secondo le cifre rese note dallo stesso organismo esecutivo di Bruxelles.

 

Immagine di apertura: ©Stephane De SakutinAfp/Getty Images

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